Se il dibattito sulla scuola è debole . . .

da Tuttoscuola, 16/2/2007

 

Nelle occasioni d’incontri pubblici che si stanno intensificando in questi ultimi giorni, dopo la decretazione d’urgenza del Governo, un punto che accomuna sia opposizione che maggioranza è il rilievo critico che viene fatto alla sottrazione dei temi della scuola al dibattito politico allargato in Parlamento, con le Regioni e con le organizzazioni sociali, con gli operatori della scuola.

I contenuti del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, e del disegno di legge ad esso collegato concernente le norme generali in materia di istruzione tecnico-professionale e di organi collegiali delle istituzioni scolastiche investono, infatti, aspetti assai rilevanti dell’assetto del sistema dell’istruzione secondaria superiore. Sarebbe insensato intervenire su aspetti ordinamentali, organizzativi e curricolari dell’area tecnico-professionale al di fuori della prospettiva dell’attuazione dell’obbligo d’istruzione e della costruzione del biennio.

La prospettiva poi che il dibattito decisivo di conversione in legge del decreto legge in Parlamento avvenga non nelle Commissioni Istruzione e Cultura di Camera e Senato ma in quella delle Attività Produttive, aumenta la preoccupazione che, come avvenuto con l‘approvazione della legge finanziaria per l’anno 2007, la necessità per il Governo di pervenire, nel più breve tempo, all’approvazione dell’intero pacchetto di misure urgenti per liberalizzazioni non lascerà spazio per gli approfondimenti e per sciogliere le perplessità che si registrano da più parti sui contenuti del decreto.

Bisogna essere consapevoli fino in fondo che, per il successo del processo riformatore, ognuno è chiamato a fare la sua parte: il Governo decidendo, la maggioranza privilegiando il confronto delle idee e delle opinioni e l’opposizione cercando di migliorare la legge con modifiche o integrazioni.

In Parlamento, luogo massimo del processo decisionale e legislativo, va cercata un’intesa di fondo che vada oltre la semplice convenienza politica, perché la scuola è della società e dell’intero Paese, è una necessità di tutti.