Siamo sempre gli ultimi della classe.

Il rapporto Ocse sulla scuola boccia l’Italia.
Dopo lingua e matematica, allarme in scienze

Raffaello Masci, La Stampa del 4/12/2007

 

ROMA
Dopo averci comunicato in precedenti ricerche che siamo un popolo di ignoranti che non conoscono neppure l’italiano (2000), e che siamo digiuni di matematica (2003), l’indagine Pisa 2006 che sarà presentata stamattina a Parigi, sancirà «anche» il fallimento nelle scienze. Il dato non ci coglie di sorpresa, perché era nell’aria, ma ci fa un certo effetto, anche perché nella classifica dei 57 paesi su cui l’indagine si è stesa, veniamo dopo l’Estonia, la Slovacchia, Macao, Taipei, la Croazia, la Polonia.
 

Il campione

L’indagine Pisa (Programme for International Student Assessment) si svolge su un campione di quindicenni in tutti e 30 i Paesi dell’Ocse più un certo numero di altri paesi, e verifica con i test le loro conoscenze in: lingua nazionale, matematica e scienze. Ciascuna delle tre ricerche finora realizzate, ha poi fatto un «focus» specifico su una di queste materie. Quella che verrà illustrata oggi sarà sulle scienze e ci vede al 36° posto. In quella sull’italiano eravamo terzultimi in classifica sugli, allora, 28 paesi Ocse, in matematica eravamo penultimi. Meglio di noi stanno tutti i Paesi del G7 e gran parte di quelli comunitari, eccetto Grecia, Portogallo, Bulgaria e Romania. Per quanto riguarda la misurazione, alla media Ocse viene dato il punteggio di 500, rispetto al quale si vede chi sta a cavallo e galleggia (Francia, Svezia e Danimarca, per esempio), chi sta sotto (noi ma anche altri 31 Paesi tra cui gli Usa) e chi svetta (venti Paesi in tutto, tra cui la Finlandia che è la prima). Possibile che i quindicenni di mezzo mondo sviluppato sappiano fisica, chimica e biologia così meglio dei nostri? In realtà la ricerca Pisa non misura il «profitto», in senso stretto, ma la facoltà di «problem solving»: di tradurre cioè le conoscenze in soluzioni di fronte a dei problemi. Quando lo studente italiano si trova di fronte alla prova di lingua per esempio, spiega un tecnico Pisa, riesce a rispondere a domande «chiuse» ma non a quelle «aperte». Se legge la favola di Cappuccetto Rosso - per dire - e si trova di fronte alla domanda se il protagonista avesse una nonna, un nonno o solo una zia, sa dove mettere la crocetta giusta. Ma se gli si chiede di scrivere da chi fosse costituita la famiglia di Cappucetto Rosso lascia lo spazio vuoto. C’è, in sostanza, una incapacità di tradurre le cose apprese in risposte concrete a domande poste dall’esperienza.
 

La soluzione

Si può fare qualche cosa per sbloccare questa situazione? «In questi anni c'è chi si è dato da fare e chi no - dice Giuseppe Ferrari, direttore della Zanichelli, una delle maggiori case editrici scolastiche - In Germania la pubblicazione di Pisa 2003 è stata vissuta come un problema nazionale e ha determinato una mobilitazione da parte della scuola e delle famiglie. Tant’è che la Germania è risalita al 13° posto dal 18° che aveva: l’Italia ha perso 9 posizioni». In quanto editore, Zanichelli ha anche varato un progetto che prevede, all’interno dei libri di testo, delle prove di valutazione analoghe a quelle di Pisa, e una serie di esercizi di problem solving che vanno verso la direzione auspicata dall’Ocse. Ma la questione principale è quella di avvicinare i ragazzi alle scienze associando l’esperienza e il laboratorio allo studio. «Noi - spiega Nicola Vittorio, presidente dei presidi delle facoltà scientifiche - ci siamo posti questo problema già dal 2003 e abbiamo varato il progetto per le lauree scientifiche, che comincia proprio da un lavoro di orientamento sui ragazzi di 15 anni. Che cosa li frena ad avvicinarsi alle scienze? Secondo noi l’”accademia”: l’apprendimento solo come una teoria libresca. La lezione frontale è importante ma non può bastare. Lo studio delle scienze va fatto in laboratorio e cominciando dall’esperienza. I ragazzi devono essere attori e non recipienti. Non è possibile che a 8 anni chiedano il piccolo chimico a Babbo Natale e a 18 preghino perché chimica non esca alla maturità». Questa svolta, conferma Vittorio, non può che passare attraverso gli insegnanti e la loro formazione. «La scuola non può diventare il posto in cui la passione per le scienze viene soffocata».

Il ministero un gesto l’ha fatto: 34 milioni per tenere aperte le scuole al pomeriggio, di cui 15 solo per i laboratori. Poi c’è un comitato presieduto dall’ex ministro Luigi Berlinguer per la promozione delle discipline scientifiche. Ora si tratta di mettere mano alla formazione che, finora, è stata solo un adempimento burocratico. Fioroni lo ha detto, con una frase ad effetto, in Commissione: «Credo che dobbiamo rivedere per gli insegnanti il sistema dei master e dei corsi di aggiornamento. Perché in questo campo si è verificata una situazione simile a quella che Lutero condannava a proposito delle indulgenze: è certo il lucro di chi vende le indulgenze ma non è affatto certa l'acquisizione del posto in Paradiso».
 

La rilevazione

COME FUNZIONA IL TEST PISA

La ricerca
Pisa è un'indagine internazionale con periodicità triennale che valuta conoscenze e capacità dei quindicenni dei 30 Paesi Ocse più altri Paesi sviluppati (l’ultima indagine è stata fatta su 43 nazioni). Non valuta tanto le competenze in senso stretto quanto la capacità di applicarle ai problemi reali.

Le materie
Ogni volta si valutano i tre ambiti della lettura, della matematica e delle scienze (oltre ad alcune competenze trasversali), ma se ne approfondisce uno a rotazione (la lettura 2000, la matematica 2003, scienze 2006) in modo da avere un quadro dettagliato dei risultati degli studenti in ciascun ambito di competenza ogni nove anni.
 

Gli strumenti
La rilevazione avviene attraverso prove scritte strutturate che durano due ore per ciascuno studente. Le prove sono costituite da domande a scelta multipla, domande aperte a risposta univoca e domande aperte a risposta articolata.