Veneto, richiesta di un sindaco leghista a Fioroni.
E Zaia, vicepresidente della Regione: ammissioni solo dopo test

"In classe un tetto ai bimbi stranieri
non devono superare il 30% del totale".

A Chiarano, in provincia di Treviso Il sì del consiglio comunale

Filippo Tosatto, la Repubblica del 20/12/2007

 

TREVISO - Dopo l'altolà all'iscrizione degli stranieri all'anagrafe, lanciato dal sindaco Bitonci di Cittadella, arriva il «tetto» al numero degli studenti immigrati, che non dovrà superare il 30% del totale: è la richiesta avanzata dal Comune di Chiarano (Treviso) al ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni. Il Consiglio comunale, dominato dal Carroccio, ha approvato infatti una mozione in questo senso, tra le proteste dell'opposizione di centrosinistra, che ha abbandonato l'aula al momento del voto. «La questione è semplice - afferma il sindaco Giampaolo Vallardi - in alcune classi elementari del paese gli extracomunitari superano ormai il 50 percento. Tanti, troppi, perché, se si supera un livello massimo di integrazione, alla fine saranno loro che "integrano" noi. Il razzismo non c'entra per niente, non vogliamo che i nostri ragazzi subiscano un danno, ecco tutto».

Il sindaco leghista traccia uno scenario a tinte fosche del piccolo centro, che conta 3.500 abitanti e vanta la primogenitura delle ronde padane in Veneto: «In una classe della frazione di Fossalta Maggiore i ragazzi extracomunitari sono 7 su 14 e alcuni di loro non conoscono una parola di italiano. Come si fa, in queste condizioni, a svolgere un programma didattico che dovrebbe partire dalle radici, dalla cultura e dall'identità veneta, se la metà degli alunni non sa neanche di cosa si parla?». A sentire Vallardi, l'affluenza multietnica alla scuola dell'obbligo sta provocando seri problemi: «I genitori sono preoccupati, i docenti lamentano gravi difficoltà. Occorre un limite, anche a tutela dei ragazzi stranieri: "paracadutarli» in una classe, spesso nell'impossibilità di comunicare con i compagni e con gli insegnanti, equivale a condannarli all'emarginazione. Quando poi sono in percentuale massiccia, come avviene a Chiarano, impediscono ai professori di portare avanti il programma, penalizzando così i nostri figli».

Alla richiesta di Vallardi si è associato immediatamente il collega "padano» Firmino Vettori, sindaco del vicino Gorgo al Monticano. E il vicepresidente leghista della Regione Veneto, Luca Zaia, ha offerto una sponda istituzionale alla sortita trevigiana: «Propongo che l'ammissione in classe degli alunni stranieri sia vincolata al superamento di una prova d'esame. Chi non dimostrasse sufficiente padronanza della lingua italiana, dovrà seguire corsi di recupero e solo allora potrò essere inserito nelle classi frequentate da bambini italiani».

Ma sui temi dell'immigrazione e dei diritti civili, Zaia è stato spesso in disaccordo con il governatore azzurro Giancarlo Galan (schierato su posizioni più liberali). Ma» questa il vicepresidente non ci sta a passare per gendarme della razza Piave: «Questa è una battaglia di civiltà nei confronti di tutti i bambini. È un'ipocrisia fingere che l'integrazione coincida con la semplice coesistenza in classe: per non sentirsi estranei tra estranei, e per apprendere le nozioni, i piccoli immigrati devono conoscere la loro lingua d'adozione. Viceversa, resteranno ai margini e ritarderanno la crescita dei loro compagni italiani».