Con “cultura, scuola, persona”
verso le nuove indicazioni nazionali.

di G.G.  La Tecnica della Scuola del 3/4/2007.

Martedì, 3 aprile, a Roma, nella Biblioteca Nazionale Centrale di Viale Castro Pretorio, nel corso di un apposito seminario è stato presentato il documento: “Cultura Scuola Persona. Verso le indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione”, un documento di otto cartelle.

Presentando il documento il ministro della P.I. Giuseppe Fioroni ha precisato che non si tratta di “Nuove indicazioni nazionali, ma della cornice culturale entro cui rileggere e ripensare all’esperienza del fare scuola” tanto che l’odierno seminario “non è un punto di arrivo, ma di partenza per far nascere una discussione approfondita all’interno del mondo della scuola” con l’obiettivo di “dare senso alla frammentazione del sapere”. Il documento si pone allora, sempre secondo il ministro, come una vera e propria sfida talché “Una scuola che intende educare istruendo non può ridurre tutto il percorso della conoscenza alla semplice acquisizione di competenze. Compito della scuola, ha sottolineato il Ministro, è educare istruendo le nuove generazioni e questo è impossibile senza accettare la sfida della trasmissione di un senso dentro la trasmissione delle competenze”.

All’elaborazione dell’importante documento hanno contribuito un gruppo di esperti che si sono avvalsi del coordinamento di Edgar Morin, filosofo francese, teorico della società complessa, uno tra i più grandi intellettuali dei nostri tempi, autore di pregevoli testi sui compiti e sui ruoli della cultura e della scuola di oggi.

Per Edgar Morin “cultura, scuola e persona sono inscindibili e per questo è giusto definire con questi tre termini il documento culturale che fungerà di base alle prossime Indicazioni Nazionali. Per lui “la scuola deve insegnare a vivere nel senso che deve dare gli strumenti per superare le difficoltà dei problemi fondamentali dell’esistenza”. Occorre, allora sempre secondo Morin, evitare in primo luogo le iper-specializzazioni che impediscono il dialogo culturale tra i vari saperi”.

“In una stella, ha chiarito Morin, possiamo analizzare le particelle, possiamo conoscere delle cose estremamente interessanti sul suo essere fisico ma, senza la soggettività umana che si esprime nella letteratura e nell’arte, rimarrebbe sterile. È necessario, allora, utilizzare i saperi per limitare la dispersione della conoscenza. Questo è un problema da affrontare nei primi anni di scuola e deve proseguire lungo tutto il percorso degli studi”.

Il documento pur nella sua sinteticità, denota una tale ricchezza di contenuti da essere condivisibile in ogni sua articolazione. Sinteticamente: riassume quelle che sono le più grandi idee, ed ormai acquisite dalla maggior parte della comunità civile e su cui è difficile non concordare. Non bisogna, tuttavia lasciarsi illudere dalle prime valutazioni, positive o negative che siano. Un documento di tale portata ed elaborato da esponenti di sicuro prestigio, ha bisogno di essere letto molto attentamente e tra le righe. Non basterà, in altre parole, una lettura…letterale. Occorrerà, viceversa, che ogni passo sia messo in relazione alle intenzioni e alle finalità sottese e che con esso si vogliono raggiungere. Dovrà essere declinato nella prassi scolastica. Occorrerà vedere, allora, di che cosa saranno riempite le idee, oggi presentate con la solennità, del momento e come saranno, e potranno, essere declinate nella scuola reale, quella scuola fatta di alunni in carne ed ossa, con li loro problemi ed i loro disagi esistenziali, di docenti che debbono trovare il gusto e la gioia di tornare ad insegnare dopo il tempo perso in questi ultimi decenni


Il documento, dopo aver sottolineato le contraddizioni della società di oggi, richiama il nuovo ruolo e le nuove funzioni della scuola chiamata a confrontarsi con le stimolazioni dell’extrascuola e a leggere la realtà secondo nuovi parametri di approccio anche per ovviare a tutte le nuove forme di analfabetismo ancora emergenti nonostante sia stato debellato quello propriamente strumentale.

Dopo aver richiamato il nuovo rapporto con il mondo del lavoro afferma che “In tale scenario, alla scuola spettano alcune finalità specifiche. La scuola deve offrire occasioni di apprendimento dei saperi e dei linguaggi culturali di base, deve far sì che gli studenti acquisiscano gli strumenti di pensiero necessari per apprendere a selezionare le informazioni, deve promuovere negli studenti la capacità di elaborare metodi e categorie che siano in grado di fare da bussola negli itinerari personali, deve favorire l’autonomia di pensiero degli studenti, orientando la propria didattica alla costruzione di saperi a partire da concreti bisogni formativi”.

Da qui l’ineludibile richiamo alla centralità della persona nel processo di formazione e di istruzione per la costruzione di una nuova cittadinanza per la costruzione della unicità e singolarità della identità culturale di ogni studente anche attraverso il rapporto con tutti gli altri.

Fine della scuola, così come delineato, è sicuramente il raggiungimento di una nuovo umanesimo da intendere quale fattore di formazione dell’uomo e del cittadino “come capacità di cogliere gli aspetti essenziali dei problemi, la capacità di comprendere le implicazioni, per la costruzione umana, degli inediti sviluppi delle scienze e delle tecnologie, la capacità di valutare i limiti e le possibilità delle conoscenze, la capacità di vivere ed agire in un mondo incerto”.

All’elaborazione dell’importante documento hanno contribuito: Mauro Ceruti, Edoardo Boncinelli, Francesco Paolo Casavola, Anna Maria Chiavacci Leonardi (Docente Universitaria e Studiosa di Studi Danteschi), Roberta De Monticelli, Ezio Raimondi, Giovanni Maria Vian.