SPECIALE FINANZA SCOLASTICA/
Istituti indebitati per centinaia di milioni verso i comuni.

Scuole seppellite dal peso dei rifiuti.

Il finanziamento per pagare la Tarsu è arrivato solo nel 2002

 da Italia Oggi del 3/4/2007

 

La dotazione finanziaria delle istituzioni scolastiche, accreditata con procedure da quest'anno più rapide, non è cresciuta; negli anni, anzi, è consistentemente diminuita e oneri aggiuntivi, come la tassa rifiuti solidi urbani (Tarsu) hanno contribuito a ridurla, in tutto od in parte a seconda dei comuni, compromettendo le pur prioritarie attività di formazione, istruzione e orientamento.

I sindacati scuola, aderenti alle tre Confederazioni Cgil, Cisl e Uil, hanno indirizzato una preoccupata lettera al ministro della pubblica istruzione per segnalare la difficile situazione finanziaria delle scuole, prospettando in materia di Tarsu l'esigenza di un accordo con la conferenza stato-regioni, che sgravi le scuole da questo onere. I tre segretari generali denunciano che spesso la tassa assorbe, con evidente effetto distorsivo, l'intera dotazione finanziaria destinata al funzionamento. Con il risultato che la Tarsu non viene pagata e che i comuni potrebbero però tentare, come in alcuni casi sta avvenendo, la strada giudiziale per ottenere il pagamento di quanto dovuto.

Un problema finanziario che negli ultimi anni si è riproposto senza soluzione di continuità ai vari ministeri dell'economia che si sono susseguiti.

 

Cronistoria

Fin dal 1970, il ministero dell'interno aveva riconosciuto che il sistema in vigore obbligava le scuole al pagamento della tassa, con l'eccezione delle scuole materne statali, esentate ai sensi della legge istitutiva (la n. 444 del 1968), e di molte altre scuole, che i rispettivi comuni esoneravano dal pagamento della tassa o a cui riconoscevano contributi per un importo corrispondente. La legge 11 gennaio 1996, n. 23, è sembrata invertire la rotta, anche grazie ad un parere espresso il 28 ottobre 1998 dalla presidenza del consiglio dei ministri, inteso a includere la Tarsu nella locuzione 'spese varie di ufficio', utilizzata dalla legge per individuare gli oneri a carico degli enti locali in materia di istruzione.

La Corte di cassazione, invece, ha accolto i ricorsi presentati da alcuni comuni: per spese varie d'ufficio si devono intendere quelle destinate a rendere effettiva la destinazione di determinati locali a sedi scolastiche non già quelle derivanti dall'espletamento dell'attività scolastica, che devono rimanere a carico delle scuole; soprattutto non possono essere ampliati gli oneri dei comuni, tassativamente elencati dalla l. n. 23/1996, tra i quali non compare la Tarsu.

 

L'accordo

Amministrazioni statali ed enti locali hanno quindi convenuto il 6 settembre 2001, in sede di conferenza stato-città, che la competenza passiva al pagamento della tassa spettava al ministero della pubblica istruzione e quantificato il relativo impegno, a decorrere dall'esercizio finanziario 1999, in 75 miliardi di lire annue (ora circa 39 milioni di euro), da destinare alle scuole per il successivo trasferimento alle rispettive amministrazioni locali. La storia, però non è finita lì. A parte la procedura barocca di trasferimento dei fondi, le scuole hanno ricevuto nella sua interezza l'importo corrispondente alla tassa solo relativamente al primo esercizio dopo l'accordo, il 2002. In seguito le erogazioni sono state sempre inferiori all'importo concordato di 39 milioni: nel 2003 sono state di 34 milioni; nel 2004 di 12; nel 2005 di 29; nel 2006 di 11. Non solo, ma non sono stati neppure assegnati i fondi necessari a liquidare il debito pregresso, relativo agli anni 1999-2001, per complessivi 116 milioni. Le istituzioni scolastiche per pagare la tassa hanno dovuto integrare le assegnazioni con risorse proprie, distogliendole dal funzionamento didattico. Ecco perché i tre segretari generali chiedono un finanziamento straordinario di 600 milioni di euro (186 solo di Tarsu), per ripianare i debiti accumulati dalle scuole. E il ministro della pubblica istruzione, Beppe Fioroni, ha chiesto al collega dell'economia, Tommaso Padoa-Schioppa, di trasferire dalle scuole al tesoro il pagamento delle supplenze per la maternità. Costano circa 400 milioni di euro l'anno, potrebbero servire a coprire a questo punto la Tarsu.