Il Parlamento chiede nuove risorse
per i bilanci delle scuole.
Subito.

da TuttoscuolaNews N. 289, 23 aprile 2007

 


Bergamo, Cremona, Modena, Brescia, Como sono alcune delle tante province da cui provengono veri e propri bollettini di guerra per i debiti contratti dalle scuole statali e un help disperato per far fronte alle emergenze finanziarie attuali.

Questa volta a farsi carico della drammatica situazione sono stati diversi parlamentari, di maggioranza e opposizione, che hanno posto interrogazioni al ministro Padoa-Schioppa e al collega Fioroni, documentando la pesante situazione debitoria di centinaia di scuole e chiedendo interventi straordinari di finanziamento (un decreto legge?) per coprire le migliaia di euro di debito contratti in questi ultimi anni e per fronteggiare dignitosamente le gestioni quotidiane attuali (supplenze, tassa rifiuti, ecc.). A fine marzo era stata votata alla Camera una risoluzione che impegnava il Governo ad "assumere provvedimenti per finanziare i debiti pregressi già evidenziati dal monitoraggio effettuato, al 31 dicembre 2006 dal Ministero della Pubblica Istruzione" e a "definire un piano di erogazione programmata delle risorse necessarie relative agli esercizi precedenti, in modo da consentire agli Istituti l'accertamento formale dei relativi residui attivi, la regolarizzazione dei bilanci, l'accesso ad anticipazioni di cassa da parte degli istituti di credito".

Risoluzione, a quanto sembra, caduta nel vuoto, mentre nei giorni scorsi a Roma l'incontro dell'Amministrazione scolastica (erano presenti anche due direttori generali del ministero) con tutti i dirigenti scolastici ha messo a nudo una realtà che sembra senza via di uscita e che richiede provvedimenti straordinari che non siano i ventilati ricorsi agli autofinanziamenti dei genitori.

Mentre docenti, dirigenti scolastici e famiglie restano in attesa di nuovi fondi eventualmente tratti dal "tesoretto" di cui tanto si parla, Vincenzo Alessandro, segretario regionale Cisl-Lazio, lancia la proposta di "trasferire le risorse eccedenti da una regione all'altra". Per esempio dalla Campania, aggiunge Alessandro, "dove non si riescono a spendere tutti i fondi assegnati".