Tagli alla scuola: crescono i timori.

da TuttoscuolaNews N. 257, 4 settembre 2006

 

Come da programma, sembra che la prossima Finanziaria non porterà fiori per la scuola. "La scuola ha già dato", ha ripetuto in questi mesi più volte il ministro Fioroni; "ci opporremo in tutti i modi ai tagli di posti" hanno minacciato i sindacati della scuola, ma potrebbe essere proprio la scuola - il settore statale con il maggior numero di addetti - a sopportare maggiormente il peso degli interventi finanziari per la manovra del Governo da 30 miliardi di euro.

L'eventuale contrazione del numero di posti non inciderebbe sulla situazione del personale di ruolo attualmente in servizio (fatta salva qualche mobilità d'ufficio per perdita di cattedra), ma graverebbe pesantemente sul personale precario, che avrebbe meno posti a disposizione sia per le promesse immissioni in ruolo sia per le nomine annue.

La politica dei tagli operati sugli organici della scuola negli ultimi 15 anni dai diversi Governi di centro-sinistra o di centro-destra ha fatto ricorso sostanzialmente a due meccanismi di riduzione: l'innalzamento del rapporto medio di alunni per classe oppure la riduzione percentuale del numero di posti (o del personale di ruolo e non di ruolo in servizio).

Attualmente il numero medio di alunni per classe vede la scuola dell'infanzia con il rapporto più alto (22,9 bambini per sezione, ma era 23,4 dieci anni fa); questo settore, da anni in espansione, non è quasi mai stato toccato da riduzione di organico.

Nella scuola primaria il rapporto è di 18,6 alunni/classe (era 17,4 un decennio fa); l'innalzamento di un punto, per ipotesi, del rapporto porterebbe alla chiusura di oltre 7 mila classi e alla riduzione di quasi 13 mila posti. Nella scuola secondaria di I grado il rapporto è di 20,9 alunni/classe (era 20,1); l'innalzamento di un punto del rapporto porterebbe alla chiusura di circa 3.500 classi e alla riduzione di 7.800 posti. Nel secondo grado il rapporto attuale è mediamente di 22 studenti/classe (era 21,7); l'innalzamento di un punto porterebbe alla chiusura di 5.100 classi e alla riduzione di 10.100 posti docente. Poi c'è tutta l'area degli Ata.