Si calcola che uno studente su due costruisca
la propria carriera scolastica sull’impunità del debito

Fioroni: stop all’impunità del debito,
niente maturità per chi non recupera.

A. Ser. Il Messaggero del 13/9/2006

 

ROMA - «Chi non salda il debito formativo non potrà fare l’esame di maturità», lo dice il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, che nel ddl di riforma degli esami di Stato inserisce una norma per obbligare gli alunni e le scuole a non chiudere gli occhi sulle lacune, che nei casi più disperati diventano voragini. Si calcola che uno studente su due costruisca la propria carriera scolastica sull’impunità del debito. Risulta che 4 studenti su 10 abbiano accumulato troppi debiti (percentuale media). Agli istituti professionali la situazione è più grave: è in panne 1 studente su 2. La stima complessiva è di un milione di ragazzi con debiti da saldare. «Che pochi saldano, trascinando le lacune di anno in anno, fino alla maturità», dicono alla Gilda.

Si è di fatto instaurata una sorta di «impunità» che ha abituato gli studenti a pensare che, se per tanto tempo è andata così, anche all’esame finale, quello di maturità, nessuno presenterà il conto. Hanno ragione. La «sanatoria» generalizzata, che ha reso lassista l’intero sistema educativo, arriva puntuale.

Che cosa è accaduto? Perché ai “recidivi” nessuno ha chiesto di onorare il debito? Perché il complesso sistema crediti-debiti si è svuotato di contenuto? Che cosa ha impedito il recupero dei più deboli, istituto di grande civiltà, recupero tanto sbandierato negli Anni ’90? Di chi è la colpa se migliaia di studenti “scalano” le classi fino al quinto anno, senza che nessuno dica, ragazzi, se non cambiate rotta al secondo anno di insufficienze nella stessa materia vi toccherà ripetere l’anno (lo prevede la legge)?

Ora si grida al «fallimento» dei debiti-crediti, all’origine nati da nobili intendimenti. Era necessario cancellare il vergognoso rito estivo delle ripetizioni a pagamento, degli esami-farsa autunnali, che di certo non servivano a rimettere in riga chi non sapeva la matematica o il latino.

«Il sistema è fallito perchè è mancata la verifica - sostiene Giorgio Rembado, presidente dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi - Chi ha insufficienze si trascina di anno in anno, fino alla maturità, senza che nessuno lo fermi». Rembado ammette che l’altro nodo è quello del «mancato recupero, a causa delle risorse insufficienti». «Eravamo stati felici - aggiunge il leader dei presidi - quando, aboliti gli esami di riparazione, si parlò di recupero “in itinere”, attività da svolgere all’interno della scuola. Però non ci sono stati i mezzi adeguati, non ci sono stati i soldi per mettere in piedi l’organizzazione necessaria». Massimo Di Menna, segretario nazionale della Uil, fa un’analisi altrettanto spietata: «Qualche soldo è arrivato alle scuole, ma nel fondo generale, da utilizzare anche per il recupero. E’ stato un errore, gli istituti non ce l’hanno fatta a finanziare veri e propri corsi. Eppoi, ai professori erano stati promessi dei soldi per queste attività aggiuntive da fare fuori dell’orario di servizio. Invece, è arrivato a mala pena qualche spicciolo. Per il resto tutto è stato affidato alla buona volontà dei singoli».

Insomma, il solito discorso della coperta troppo corta che vanifica i migliori propositi. Intanto, nessuno ha il coraggio di bloccare gli impreparati e, in assenza di interventi, chi ha lacune confida nelle statistiche del “tutti promossi”.

Ma negli istituti qual è la situazione? Sulle bacheche di fine anno le “crocette rosse” rendono amare le vacanze per migliaia di studenti. Almeno un milione di ragazzi ha debiti sul groppone. Già, perché dietro alle crocette ci sono insufficienze, a volte gravi, che i professori segnalano con il voto, da quando, nel ’95, fu mandato in soffitta l’esame di riparazione. «Gli alunni che non raggiungono la sufficienza in uno o più materie (la legge non indica quante) sono promossi con l’obbligo di colmare il debito nel corso dell’anno». E’ questa la norma, caduta nel dimenticatoio, che ora il ministro Fioroni è deciso a rilanciare.