Un incontro, con i ministri Fioroni e Mussi, sull'istruzione e l'università in vista della Finanziaria. Tante idee, tra cui l'assunzione dei precari e la riforma degli enti di ricerca

Gli Stati Generali della scuola.

Andrea Scarchilli, da Aprile On Line.info del 28/9/2006

 

Nel giorno delle tensioni, della notizia, smentita dal ministro dell’Economia, del piano del governo di ridurre gli insegnanti nella prossima legge Finanziaria, l’Ulivo si è confrontato sulla scuola. All’incontro organizzato da Ds e Margherita erano presenti, tra studenti, onorevoli e rappresentanti degli enti locali, anche i due ministri interessati: il responsabile dell’Istruzione Giuseppe Fioroni (Margherita) e quello dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi (sinistra Ds).

E’ stata l’occasione, insomma, per rispondere alle voci e discutere di scuola, settore nevralgico per eccellenza, vero indicatore della crescita, o almeno dell’intenzione di crescere, del sistema Paese. Una percentuale su tutti: lo Stato destina alla scuola in senso lato – incluse università e ricerca – circa il quaranta per cento delle risorse. Ma l’Italia ha da migliorare, e molto, negli investimenti in assoluto e, soprattutto, nella loro “ottimizzazione”. La sostanza dell’incontro di ieri l’ha sintetizzata bene il ministro Mussi: “I soldi, pochi o tanti che siano, vanno spesi bene”. E le ricette individuate sono state molte. Con, specialmente da Mussi, qualche anticipazione sulle proposte che saranno presentate per l’imminente legge Finanziaria.

Il ministro dell’Università è consapevole che le elezioni il centrosinistra le ha vinte proprio per gli impegni nel settore dell’istruzione e della ricerca, “è lì che si è giocata la partita decisiva”. Come è consapevole di far parte di un governo nato sotto l’impegno della ristrutturazione dei conti. “L’Europa è anche questo – ha detto Mussi – ma se non c’è un investimento nella conoscenza non c’è l’Europa ma mezza Europa”.
Mussi è stato chiaro: “L’ho detto ovunque: il 2007 sarà ancora un anno di relativa penuria”. Le proposte per la Finanziaria saranno: una norma contro la proliferazione degli atenei; un piano straordinario per immettere in ruolo i giovani ricercatori, in modo da rinforzare la cosiddetta “terza fascia docente”; un riordino degli enti di ricerca per chiarire ruoli di ognuno e liberarli dal comando politico, con l’idea di formare una commissione di “saggi” che dovrebbero presentare, per la guida degli enti, rose di nomi da cui il ministro sceglierebbe; la costituzione di un’ agenzia di valutazione, dai cui giudizi si deciderebbe a quali atenei, e in che misura, destinare i finanziamenti.

Il ministro punta, dicendosi “ottimista” (sorrisi in sala), sulla Finanziaria dell’anno prossimo. Qui dovrebbero arrivare gli investimenti, che permetterebbero di incrementare il fondo per il diritto allo studio (i dati Ocse dicono che l’Italia, in questo senso, è ancora indietro: gli studenti meno abbienti da noi sono più penalizzati che negli altri Paesi del mondo industrializzato) e quello per la ricerca, rimpinguare la l’alta formazione artistica e musicale, che nell’ultimo anno ha subito tagli nell’ordine del 35 per cento e riformare la “governance” dell’intero sistema universitario.

Il tutto per una cifra complessiva di 900 milioni di euro. L’alternativa, ha concluso Mussi, “è quella di continuare a mangiarsi il futuro”. L’Italia, del resto, è ben sotto gli standard: investiamo nell’università lo 0,88 del Pil contro l’1,2 della media Ocse, abbiamo un tasso di laureati che è la metà di quello europeo.

Fioroni si è soffermato sulla necessità di conferire più autonomia ai singoli istituti, dar loro più potere nella gestione dei fondi in modo da velocizzare la burocrazia e venir incontro alle esigenze, diverse a seconda del contesto e del territorio, delle strutture. Poi: potenziare l’edilizia scolastica, con la stesura di un patto a tre tra stato, regione e comune interessato sugli interventi da fare. La spesa sarebbe tripartita e concessa la proroga definitiva, da decidere se quadri o quinquennale. In questo modo si cancellerebbero i casi di strutture che attendono, di proroga in proroga, di essere rifatte da decenni. Il ministro dell’Istruzione ha lanciato poi l’idea di un’agenzia nazionale della scuola al posto delle ventuno regionali, ha sottolineato l’esigenza di assumere a tempo indeterminato coloro che, da precari, hanno tenuto per anni in piedi il sistema e studiare un nuovo sistema di reclutamento, con la pubblicazione di concorsi e la stesura di graduatorie certe, in modo da combattere il fenomeno per il futuro. E’ arrivata poi la proposta di anticipare la possibilità di iscrizione alla scuola materna per la fascia d’età compresa tra i due e i tre anni e valorizzare gli istituti anche attraverso l’insegnamento agli adulti.