Concorso riservato per dirigenti scolastici: imminente il bando per 1.458 posti.

 di Giuseppe Guzzo La Tecnica della Scuola del 7/9/2006

 

È ormai imminente il bando del corso concorso riservato e da tempo atteso per il reclutamento e la formazione di 1.458 dirigenti scolastici. 

 

Il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha comunicato che finalmente è giunta la prescritta autorizzazione da parte del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa Schioppa, per l’attivazione dell’iter del corso concorso di cui alla legge n. 43/2005.

La notizia del Ministro Fioroni, ovviamente, è stata accolta con viva soddisfazione da quanti da anni hanno investito in sviluppo di competenze e in arricchimento professionale culturale nella prospettiva del passaggio dalla professione docente a quella dirigente.

L’emanazione del bando, come è noto, è stata più volte sollecitata dalle organizzazioni sindacali e da quelle della categoria, tra cui l’Associazione Nazionale dei Presidi, quest’ultima impegnata in prima persona in difesa della valorizzazione del ruolo e dei compiti dei dirigenti scolastici nella nuova scuola che faticosamente si sta costruendo in questi ultimi anni secondo le prospettive dell’autonomia.

Per discutere delle modalità applicative del provvedimento recentemente adottato dal ministero dell’economia, le organizzazioni sindacali e quelle delle categorie sono state convocate presso a Roma, il Mpi per l’11 settembre p.v.

Se si superanno le non poche difficoltà e sarà confermata la volontà dell’amministrazione centrale di risolvere i problemi della dirigenza scolastica, all’interno della nuova linea politica inaugurata dal Ministro Fioroni fin dal primo momento dell’insediamento, il corso concorso potrà essere bandito nel più breve tempo possibile a tutto vantaggio delle istituzioni scolastiche che nella stabilità dei dirigenti scolastici potranno trovare quella continuità di comportamenti alla base della qualità dell’offerta formativa.

Si tratta, ovviamente, da parte dell’amministrazione centrale e delle organizzazioni professionali e sindacali, di evitare di impelagarsi in inutili diatribe intorno ai vari punti del bando evitando di cadere nell’errore di emanare disposizioni che, ancora una volta, potrebbero prestarsi ad interpretazioni ambigue e dannose per il normale procedere dell’iter e per la stessa qualità del corso concorso.

Si tratterà, in brevissima sintesi, di evitare i tanti errori compiuti nei precedenti e omologhi concorsi, sia l’ordinario che quello riservato.

Errori che, come è fin troppo noto, tante volte sono stati evidenziati dalla nostra stessa rivista.

Si tratterà allora, innanzitutto, di snellire l’iter dei concorsi fino ad oggi svolti, di non impelagarsi nelle maglie della pachidermicità burocratica che a nulla è servita se non a fare scadere la qualità di tutta l’operazione concorsuale.

Il bando non può replicare lo schema dei concorsi già svolti che troppe lacune hanno evidenziato in più di una circostanza.

A parte quanto non potrà essere modificato perché regolamentato per legge, occorrerà intervenire in quegli aspetti modificabili a livello amministrativo.

Occorrerà, soprattutto, che a livello centrale venga creato un apposito ufficio, quasi un centro di regia, che sovrintenda al corso concorso e coordini le attività di tutti gli uffici scolastici regionali i quali, nonostante la loro autonomia, devono trovare uniformità di comportamenti su l’intero territorio nazionale.

Occorreranno, questa volta, disposizioni chiare, e che non si prestino ad interpretazioni ambigue, innanzitutto per quanto attiene alla valutazione dei titoli di cultura e professionali.

È, infatti, paradossale che ogni ufficio scolastico regionale possa applicare, come è stato fatto nei precedenti concorsi, certamente legittimamente, tabelle di valutazione difformi con la conseguenza che l’ammissione o la non ammissione di un candidato alla successiva fase dipenda dal trovarsi in una anziché in un’altra regione.

Criteri uniformi dovranno, questa volta, essere dettati dall’amministrazione centrale anche in ordine ai tempi dell’espletamento dell’iter per evitare che in alcune regioni si siano già svolte le prove scritte e in altre si debbano ancora nominare le commissioni.
Uno dei punti dolenti, come è fin troppo noto, è stata la scelta dei presidenti e dei membri delle varie commissioni regionali.

L’autonomia degli uffici scolastici regionali non può identificarsi con la capacità di nominare presidenti e componenti provenienti da ambienti lontanissimi dalla mondo scolastico con conseguenti riflessi, poi, anche sulla scelta delle prove scritte e orali.

Pur nel rispetto delle norme che regolamentano la composizione delle commissioni per i concorsi dirigenziali, non può essere trascurato, e ignorato, il fatto che il dirigente scolastico per un verso è dirigente come tutti gli altri dirigenti dell’amministrazione statale, ma per altro verso la sua è sicuramente una dirigenza molto specifica.

È appunto a questa specificità che deve fare riferimento l’iter complessivo del corso concorso che sta per essere bandito.

È questa specificità che reclama che le commissioni nominate abbiano chiara l’idea di scuola e quella di colui che vi è a capo.

L’augurio è che nella riunione che si terrà l’11 settembre tra l’amministrazione centrale e le organizzazioni sindacali e professionali si soffermi sui punti deboli dei concorsi fino ad oggi banditi e valuti come superare tante incertezze.

Non siamo noi a chiederlo, ma quanti dovrebbero essere impegnati ad evitare il contenzioso in corso e soprattutto i concorrenti che hanno diritto ad un corso concorso sereno sotto tutti gli aspetti.