Prime mosse del governo:

rimodulare la Moratti, con juicio.

da TuttoscuolaNews  N. 247, 29 maggio 2006

 

"I Ministri competenti, infine, provvederanno alla rimodulazione dei tempi di attuazione del 2° ciclo della Riforma della scuola e alla correzione dei Decreti sulle nuove classi di laurea e sulla programmazione triennale 2007-2009".

Così si conclude la breve nota inviata da Vannino Chiti, ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme, ai Presidenti del Senato Franco Marini, e della Camera Fausto Bertinotti, per informarli delle prossime mosse del Governo ai fini della predisposizione del calendario dei lavori parlamentari.

Per quanto riguarda l'istruzione, per la verità (a differenza di quanto previsto per altri settori, dalla politica estera alla giustizia), non si accenna a provvedimenti legislativi: con l'elegante formula della "rimodulazione dei tempi" si fa capire che il "ministro competente" Fioroni si limiterà per il momento ad operare attraverso lo strumento dei decreti ministeriali.

In sostanza sarà bloccato il decreto 775/2006 sulla sperimentazione del secondo ciclo a partire dal 1° settembre 2006 e sarà rivisto profondamente il decreto legislativo n. 226, una volta che il Governo abbia definito le scelte da farsi, previa una ampia consultazione del mondo della scuola e non solo.

Anche l'estensione formale del diritto-dovere ai primi tre anni degli istituti di istruzione secondaria superiore a partire dall'anno scolastico 2006/2007, prevista dall'art. 28 del decreto 226, sarà bloccata.

Per il momento, dunque, non è in calendario l'abrogazione della intera legge n. 53/2003, che richiederebbe un difficile passaggio parlamentare. È indispensabile procedere ad una rilettura della legge delega n. 53/2003 che all'articolo 2 ha previsto un "unico sistema educativo di istruzione e formazione" ed un altrettanto unico "secondo ciclo di istruzione e di formazione", articolato al proprio interno come prevede la stessa norma, in due sottosistemi "dell'istruzione liceale" e "dell'istruzione e formazione professionale". Forse è su questo che bisogna ragionare per dare attuazione all'elevazione dell'obbligo scolastico a 16 anni prevista dal programma dell'Unione.