La Commissione europea: il corso triennale non ha alcun valore oltre il confine.
E per il biennio magistrale necessaria una prova d’ingresso.

Architetti con laurea breve: «Esclusi dalla Ue».

Ballio: «Possono lavorare solo in Italia».
Gli studenti: assurdo, è un titolo da stracciare

di Annachiara Sacchi, Il Corriere della Sera del 7 Maggio 2006

 

Architetto junior? Spiacenti, può lavorare solo in Italia. Lo dice la Commissione europea: servono almeno quattro anni di studi per esercitare la professione nei Paesi Ue. E dunque il corso di laurea triennale, il famoso 3 del «3?2», non ha alcun valore fuori dai confini italiani. «Si sapeva fin da prima della riforma», minimizza il rettore del Politecnico, Giulio Ballio. Ma la notizia si diffonde velocemente. E getta nel panico migliaia di studenti. Soprattutto quelli che l’anno prossimo dovranno affrontare il test di ingresso per iscriversi al biennio di laurea magistrale: «Chi non lo passasse - dicono - rimarrebbe architetto junior, con la quasi certezza di non avere un titolo riconosciuto fuori dall’Italia».

Il documento, redatto in aprile a Bruxelles, non lascia alcun dubbio: «Molte confusioni sono nate dal fatto che in almeno uno Stato membro la qualifica triennale di "junior architects" permette di esercitare la professione... Ma il percorso di studi deve essere al minimo della durata di quattro anni».

Pochi fogli che sollevano un mare di polemiche. Soprattutto alla luce di una recente decisione del senato accademico: dal prossimo anno, per iscriversi al biennio magistrale sarà necessaria una prova d’ingresso. Che vuol dire: 700 posti per oltre 1.300 aspiranti. «E quindi - sospira una matricola - la metà dei laureati triennali si ritroverà esclusa e con un titolo del tutto inutile».

Giulio Ballio, a capo del Politecnico, cerca di fare chiarezza: «Non è vero che la laurea triennale non serve: consente infatti di iscriversi all’albo nazionale e di sviluppare certe competenze. Del resto, abbiamo sempre saputo che per avere un titolo europeo occorre un percorso almeno quadriennale, il documento della Ue è soltanto una conferma». Quanto poi ai timori dei ragazzi, Ballio aggiunge: «Li capisco, ma la selezione per il biennio può essere un incentivo a impegnarsi negli studi».

La pensa allo stesso modo Piercarlo Palermo, preside di Architettura: «Le preoccupazioni sono legittime, ma sul valore del titolo triennale noi siamo sempre stati chiari».

Il malumore, però, sale. Anche fra gli insegnanti. «Questa riforma - commenta un docente a contratto - è stata fatta per assecondare un modello europeo che ora ci boccia. E questo, fino a pochi giorni fa, non lo sapeva nessuno».

Di selezioni, titoli e numero chiuso si parlerà mercoledì, quando i rappresentanti degli studenti incontreranno il rettore. «A questo punto - dicono -, speriamo che vengano rivisti i criteri d’ingresso al corso biennale. Altrimenti sarà battaglia».