Gli atenei in rivolta contro i tagli previsti dal dl Bersani. Anche Mussi protesta.

Università a rischio collasso.

Ridotte del 10% (200 mln) le spese di gestione

di Benedetta P. Pacelli, da Italia Oggi del 28/7/2006

 

Il sistema universitario italiano non reggerà a lungo. Soprattutto a fronte dei tagli alle risorse presenti nella finanziaria 2007. È un coro di protesta unanime quello che si leva ormai da giorni da tutti i rettori delle università italiane e non solo. Ad essere d'accordo con loro è anche il titolare del dicastero dell'università e della ricerca Fabio Mussi che minaccia addirittura le dimissioni se non si rimedierà all'errore con il decreto Visco Bersani. Che prevede il taglio del 10% delle spese di gestione degli atenei e degli enti pubblici di ricerca. Perché togliere i soldi alle università, è, a parere del ministro, un grave errore. "Siamo pronti a stringere la cinghia", ha dichiarato Mussi, "ma non nella finanziaria 2007". O meglio, "lo si potrebbe anche fare nel qual caso ci vorrà un altro ministro". Insomma Mussi non ci sta e insieme a lui a puntare i piedi è Guido Trombetti, rettore dell'Ateneo federiciano e neo presidente della Conferenza italiana dei rettori. "Difficile immaginare un inizio peggiore della politica del governo Prodi verso l'università e gli enti di ricerca. Evidentemente a nulla è valso l'impegno del ministro Fabio Mussi; contano i fatti: e i fatti sono quanto mai eloquenti". Secondo Trombetti quindi se è vero che in molti riconoscono che il sistema universitario italiano è vicino allo stremo, è altrettanto vero che l'attuale governo non sta facendo nulla in questo senso. Anzi. Il maxiemendamento governativo al decreto-legge cosiddetto Bersani-Visco mantiene le università e gli enti di ricerca tra i soggetti obbligati alla riduzione forzosa delle spese intermedie. Quindi entro il prossimo autunno i 75 atenei italiani dovranno restituire il 10% del fondo per il funzionamento ordinario del 2006, secondo il calcolo della Crui misurabili in non meno di 200 milioni di euro. E la protesta arriva anche dall'opposizione e nello specifico da Alleanza Nazionale che non si presenta in Commissione istruzione del Senato, dove proseguiva l'audizione del ministro Mussi. "Siamo indignati da questo provvedimento" spiega Giuseppe Valditara, responsabile università e scuola di An e "riteniamo poco giustificata l'indignazione di Mussi che avrebbe dovuto appoggiare gli emendamenti che miravano a ridimensionare i tagli. Tagli che colpiscono anche introiti propri come le tasse degli studenti e i proventi della ricerca. E per gli anni 2007-2008-2009 i tagli vengono addirittura raddoppiati".

Per il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione è comunque troppo facile ironizzare sulle dimissioni minacciate da Mussi. "L'Unione ha sempre messo in croce il governo Berlusconi per i tagli da noi fatti a suo tempo ed ecco, adesso che governano loro devono fare i conti con la scarsezza delle risorse e i tagli tocca a loro di farli". La solidarietà dell'ex ministro dei beni culturali va ai rettori che "si vedono sottratte risorse sulle quali avevano fatto sicuro affidamento", ma va anche al ministro Mussi. "L'università non è in grado di sopportare tagli ulteriori. Governare significa stabilire priorità e chi capisce il ruolo della cultura nella vita nazionale e la funzione strategica della ricerca scientifica per la competitività della nostra economia non può dubitare del fatto che, anche in tempi di vacche magre, bisogna avere il coraggio di continuare ad investire nell'università e nella cultura".