Il Corriere della Sera di domenica scorsa ha dato spazio
ad una ampia intervista del cardinale Scola, . . .

Giù le mani dalla scuola statale.

Corrado Mauceri, da il Manifesto del  18/7/2006

 

Il Corriere della Sera di domenica scorsa ha dato spazio ad una ampia intervista del cardinale Scola, patriarca di Venezia. Quest'ultimo, invadendo una sfera propria dello Stato ed ignorando il dettato costituzionale, ha affermato: «La scuola di Stato è superata, affidiamola alla società civile». Una tale sortita non stupisce; stupi- scono però alcune prese di posizione poco chiare. A tal proposito si deve anzitutto ricordare che con il No nel referendum costituzionale, la grande maggioranza dei cittadini italiani si è pronunciata contro il tentativo di «regionalizzare» la scuola, riaffermando il ruolo istituzionale della scuola non solo pubblica, ma statale. La scuola statale quindi non si tocca. Nè è necessaria alcuna riflessione; la Costituzione è chiara, l'articolo 33 afferma: «L'arte e l'insegnamento sono libere e libero ne è l'insegna- mento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi». Quindi è chiaro che tutti hanno piena libertà di istituire scuole e di svolgere l'insegnamento (è la cosiddetta «libertà di scuola»); ma è pure chiaro che lo Stato non solo ha il potere, ma ha soprattutto il dovere di istituire scuole statali «per tutti gli ordini e gradi». La Costituzione difatti assegna alla scuola un ruolo fonda- mentale per la democrazia del nostro paese; la scuola ha il compito di realizzare attraverso l'accesso al sapere garantito a tutti, senza alcuna discriminazione, l'acquisizione del sapere e quindi il pieno diritto di cittadinanza. Per questa sua funzione «costituzionale», come l'ha definita Calamandrei, la Repubblica deve istituire scuole «statali» e non può delegare tale funzione istituzionale ad altri soggetti; nel contempo però la Repubblica deve anche garantire che nelle scuole statali sia garantita la piena libertà d'insegnamento ed il pluralismo culturale; la Costituzione quindi impone alla Repubblica di istituite scuole statali, ma nel contempo preclude una forma di istruzione dogmatica e condizionata dal governo in carica; la scuola statale deve essere la scuola del confronto e del pluralismo. Al contrario la libertà di istituire scuole, riconosciuta a tutti, consente il diritto di istituire scuole (ma «senza oneri per lo Stato») anche con specifico orientamento culturale e/o confes sionale. Sono le cosiddette «scuole di appartenenza» (come le scuole cattoliche); tali scuole però non solo non possono sostituire le scuole statali, ma in una società pluralista e multietnica rischiano di realizzare una formazione culturale ghettizzata delle nuove generazioni; oggi quindi è ancor più necessaria una scuola statale di tutti e per tutti, che sappia garantire una formazione culturale libera e pluralista. Questi principi afferma la Costituzione; purtroppo tali principi non sono stati rispettati dai governanti in modo coerente; non c'è quindi da stupirsi (anche se è grave) che un cardinale riproponga la privatizzazione del sistema scolastico. Il recente referendum ha però riaffermato l'attualità dei valori costituzionali; da ora in poi sui principi costituzionali non si deve più transigere.

 

«Per la scuola della Repubblica» Corrado Mauceri Comitato di Firenze