"Non lasciare indietro nessuno"/2.
Il nodo del biennio.

da Tuttoscuola del 26/6/2006

 

Che significato concreto darà il ministro Fioroni al suo impegno a "non lasciare indietro nessuno"? Fino a che età? Attraverso quali percorsi? Con quale grado di personalizzazione? Con o senza l’apporto del "sistema di istruzione e formazione" che la Costituzione del 2001 (non la riforma Moratti) affida alle Regioni? Dalla risposta a questi quesiti dipenderà la portata effettiva dell’impegno assunto dal nuovo ministro.
L’espressione, come mostrano i precedenti, da Bush a De Mauro, si presta a più interpretazioni, e probabilmente, se interrogato in proposito, persino Giuseppe Bertagna, ispiratore della legge n. 53/2003, sosterrebbe che anche il suo modello di riforma (diritto/dovere fino a 18 anni, doppio canale, personalizzazione) era finalizzato allo stesso risultato.

Il nodo – un nodo storico, mai sciolto dal 1962, data d’avvio della scuola media unica, a oggi – è quello del biennio 14-16 anni. Il ministro ha dichiarato di volersi attenere agli impegni assunti dall’Unione in sede programmatica, che sono i seguenti: "elevare l’obbligo di istruzione gratuita fino a 16 anni - primo biennio della scuola superiore - con valenza orientativa rispetto ai percorsi successivi; utilizzazione di metodologie didattiche rispettose delle diverse forme di intelligenza e dei diversi stili di apprendimento; superamento, in tal modo, della canalizzazione precoce prevista dalla legge Moratti; durata quinquennale di tutti i percorsi del secondo ciclo di istruzione".
Considerati questi vincoli programmatici, si può ipotizzare che la soluzione del problema sarà cercata all’incrocio tra innalzamento dell’obbligo all’interno del sistema scolastico, compresi gli istituti professionali di Stato, che avranno un ruolo decisivo in materia, e utilizzazione piena e mirata dell’autonomia delle scuole. Ma la quota di autonomia del 20% non basterà se non sarà fatto uno sforzo particolare per rendere i percorsi di apprendimento più flessibili e personalizzati, e per dare più forti motivazioni agli allievi. E magari anche agli insegnanti, soprattutto a quelli che si troveranno in prima linea nella battaglia per "non lasciare indietro nessuno".