Lettera aperta dal C.I.P._A.N. del 27/6/2006
Caro on. Giuseppe Fioroni, considerato il programma elettorale, spiegare a Lei, ministro del governo dell’Unione, che cos’è il precariato tout court, ci sembra superfluo. Ma che cosa questo rappresenti nella scuola, forse potrebbe tornarle utile. Sappiamo che il 29 giugno ne parlerà in Commissione alla Camera dove, due settimane prima, siamo stati invitati per un’audizione nella quale abbiamo esposto le ragioni della nostra categoria. Precari lo siamo in tanti. Da tanto. Per questo ci chiamano storici. Siamo quelli che, da oltre vent’anni, servono lo stato quando allo stato serve, lì dove occorre, per il tempo e gli insegnamenti disponibili. Quando ci va di lusso mettiamo insieme 18 ore, da ottobre a giugno, altrimenti pochi giorni e quattro denari all’anno. Lo facciamo per passione e per punti: è vero. Ma, la scuola – ne sia certo - la conosciamo di dentro e di fuori. Siamo quelli che, a settembre inoltrato, ancora attendono la nomina. E, per questo, entriamo in servizio quando è troppo tardi per partecipare alla fase progettuale. La beffa, poi, è che ne usciamo troppo presto per verificare l’esito della nostra attività didattica. L’assunzione in ritardo ci preclude la conoscenza preventiva degli alunni mediante i test d’ingresso e ci esclude dalla stesura dei progetti didattici collegiali, costringendoci alla estemporaneità, alla “navigazione a vista”. Il sistematico ricorso, nella scuola italiana, ai “panchinari della cattedra” impedisce la costituzione di una vera squadra e la realizzazione di organici percorsi multidisciplinari. E non è tutto. I docenti precari, ed i loro alunni, sono costretti ad utilizzare libri di testo scelti, l’anno precedente, da un altro insegnante precario, occupato poi in chissà quale altro istituto. La precarietà nega la continuità didattica e l’attuazione di percorsi formativi di lungo respiro. Priva i giovani “di punti fermi” culturali, metodologici e - perché no - affettivi, essenziali nei processi di crescita. E’ questa incertezza a minare la qualità, proprio dove ce n’è più bisogno (nelle scuole di frontiera, dove la percentuale di precari è prevalente), costringendo chi è già povero culturalmente e socialmente ad accontentarsi del meno e del peggio. Al di là dell’affinità fonetica, la qualità è incompatibile con la precarietà. Per questo, da docenti prima ancora che precari, Le sottoponiamo le seguenti priorità:
Questo occorre perché si valorizzi la scuola pubblica, quella dell’equità, della solidarietà e della qualità, perché si mantenga fede al programma elettorale e si realizzi quell’attesa inversione di tendenza rispetto al quinquennio precedente. In tale prospettiva appaiono preoccupanti le dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’economia. Anche per questo ci appelliamo a Lei, confidiamo nella Sua capacità di anteporre gli interessi dell’istruzione pubblica di qualità a quelli esclusivi del bilancio, l’autonomia gestionale del Suo dicastero rispetto a quello dell’economia. Perché la scuola smetta di essere considerata solo oneroso capitolo di spesa e diventi un settore nel quale investire per davvero. Noi non crediamo si possa affrontare la competitività disinvestendo in ricerca, formazione ed istruzione, riducendo le risorse umane ed il tempo scuola. Così come riteniamo intollerabile che il nostro Paese non abbia rispetto per i maestri dei propri figli, non mantenga gli impegni assunti e non dia credito neanche alle sue stesse capacità di selezionare il personale docente, tant’è che rinnega o sovverte periodicamente le norme che impone a chi partecipa ai suoi concorsi, provocando ribaltoni, scavalcamenti e sovvertimenti delle posizioni in graduatoria. Da Lei e dalla nuova maggioranza ci aspettiamo un reale cambio di passo rispetto alla politica del vorrei ma non posso di quanti, ad ogni elezione, riscoprono il valore della scuola di tutti e per tutti, riconoscendo il diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro dei propri insegnanti salvo poi licenziarli il 30 di giugno di ogni anno, bloccando il tour over e falcidiando tempo, classi e cattedre. Nella speranza di averLe fornito un utile contributo, Le auguriamo buon lavoro.
C.I.P._A.N. (Comitati Insegnanti Precari _ Associazione Nazionale) |