60 domande a 753 docenti, inserite in un questionario per una tesi di laurea, delineano lo stato di forte insoddisfazione degli insegnanti nel nostro Paese

Prof sull'orlo di una crisi di nervi

"La nostra soddisfazione cala a picco".

Salvo Intravaia, la Repubblica del 26/1/2006

 

PALERMO - Insegnanti, popolo di insoddisfatti. È quello che emerge da una ricerca condotta all'università di Palermo. La protagonista è Francesca Di Martino, neodottoressa in Psicologia, che come ultimo lavoro ha presentato la tesi dal titolo "La soddisfazione lavorativa nel quadro del mutamento del sistema scuola". Alla scuola berlusconiana delle "tre I" (Inglese, Informatica e Impresa) secondo i docenti - che sono quelli che la scuola la fanno - pare ne manchi una quarta: quella dell'Insoddisfazione, ovviamente dei docenti.

Secondo quanto rilevato dalla ex studentessa dell'ateneo palermitano - attraverso un questionario appositamente "costruito" e somministrato a 753 docenti - maestre e prof sarebbero scontenti, frustrati, in conflitto col sistema e frastornati. In un sola parola: insoddisfatti. Nell'ultima fatica di Francesca Di Martino ci sono anche coloro che si ritengono abbastanza contenti dell'andazzo dalla scuola italiana negli ultimi anni: non tutto è nero, insomma.

Ma secondo la Di Martino e il suo relatore, il ricercatore dell'università del capoluogo siciliano Francesco Pace, la percentuale di chi mostra un evidente malessere "è troppo alta". Soprattutto se confrontata con le altre categorie di lavoratori. E se ad affermarlo sono loro, che di mestiere fanno (o faranno) gli psicologi, c'è da credergli. Basta andare a leggere le conclusioni del volume per capire come stanno le cose.

"Nella globalità del campione preso in esame abbiamo potuto osservare/rilevare come il quadro di soddisfazione lavorativa generale dei docenti, nella ricerca effettuata, sia in effetti 'negativo' e lasci 'spazi irrisolti' in diversi ambiti che afferiscono al 'sistema scuola', soprattutto nei settori finanziario, organizzativo e gestionale". Lo scopo del lavoro, secondo il titolo della tesi, è quello di misurare "la soddisfazione lavorativa" dei docenti "nel quadro del mutamento del sistema scuola... anche in relazione ai cambiamenti che hanno caratterizzato l'ultimo quinquennio, dall'autonomia scolastica alla riforma Moratti".


Il test. Per saggiare quanto sono contenti gli insegnanti del proprio lavoro è stato predisposto un test di 60 domande (item). In realtà si tratta di affermazioni, cui gli "intervistati" potevano rispondere in cinque modi diversi: "assolutamente d'accordo", "abbastanza d'accordo", "né d'accordo né in disaccordo", "abbastanza in disaccordo" e "assolutamente in disaccordo". Gli oltre 750 docenti rappresentano tutto il mondo scolastico: tutti gli ordini di scuola, dalla materna al superiore, e tutte le tipologie di insegnanti (di ruolo, supplenti e di sostegno). Cinque le aree scandagliate: il coinvolgimento (da parte dei superiori e non solo), il conflitto organizzativo (corrispondenza fra compiti assegnati e competenze/interessi individuali), la soddisfazione (grado di autonomia, flessibilità e pressione lavorativa), la coesione (livello di amicalità e collaborazione con i colleghi) e il riconoscimento (del lavoro fatto anche da parte dei superiori).

In parecchi casi, le risposte sono sorprendenti e devono far riflettere anche i più convinti assertori della Riforma. "I docenti si sentono soprattutto sovraccaricati di attività extra - come la compilazione del portfolio, tante riunioni e altro - decise da altri. Non si sentono, inoltre abbastanza gratificati dai superiori", sostiene Francesco Pace. "Sentono il peso di un rapporto con il dirigente scolastico sempre più verticistico e, paradossalmente, nella scuola dell'autonomia si sentono tutto calato dall'alto". Dalle riforme degli ultimi anni alle decisioni del preside, che spesso non comprendono né condividono.


Le risposte. Basta scorrere velocemente come hanno risposto gli insegnanti alle 60 "domande" per capire che sono abbastanza frastornati. La percentuale di coloro che non sa cosa rispondere è sempre molto alta. Solo a titolo di esempio, di fronte ad affermazioni del tipo "Mi sento realizzato nel mio lavoro" o "Il lavoro che faccio è vario e interessante", più di un terzo dei docenti resta perplesso (dichiara di non essere né d'accordo né in disaccordo). Un intervistato su tre sostiene di "ricevere riscontri dal dirigente scolastico solo quando le prestazioni lavorative sono insoddisfacenti". Quasi metà degli docenti che hanno preso posizione (hanno, cioè risposto di essere d'accordo o meno) "dichiara che i propri dirigenti non conoscono i problemi lavorativi degli insegnanti". Un docente su due (il 53 per cento) sostiene che nella scuola "capacità, intelligenza e bravura non sono tenute in considerazione quanto dovrebbero". Tre docenti su 4 (il 72,4 per cento) pensa che "il proprio lavoro non ha il giusto riconoscimento". Metà sostiene che "questo lavoro sfinisce emotivamente" e 6 su 10 sostengono di "avere troppe cose da fare e troppo poco tempo per farle". Uno su due lamenta che nel "lavoro ci sono continui cambiamenti e innovazioni" e uno su tre è d'accordo sul fatto che "cambiamenti che lo toccano vengono presi senza che venga coinvolto". Più del 75 per cento si sente sottopagato e 3 docenti su 10, "se potessero, non rifarebbero lo stesso lavoro".

Come in tutti gli studi campionari ci possono essere scostamenti (più o meno piccoli) rispetto a ricerche condotte sull'intera popolazione. Ma quella raccolta da Francesca Di Martino è certamente una "voce" da ascoltare considerato che a maestre e prof (826 mila docenti, in tutto) è affidata la formazione di 7 milioni e 700 mila alunni italiani.


Le prime riflessioni. Ecco le impressioni da parte di alcuni insegnanti interpellati da noi.
"Se potessi cambierei lavoro, prima riuscivamo a dedicarci di più ai bambini. Negli ultimi anni (col portfolio, le schede di verifica, le riunioni pomeridiane aggiuntive, le unità di apprendimento e le altre novità) siamo sommersi di lavoro - dice Carola Perricone, insegnante di scuola materna, al circolo Cavallari di Palermo -. Abbiamo pochissime gratificazioni sia dal punto di vista professionale sia da quello economico".
Salvatore D'Agostino, preside del liceo scientifico Galilei di Palermo, racconta: "Oggi un'insegnante che sta per andare in pensione mi ha fatto vedere la striscia dello stipendio: 1.550 euro. Evidentemente c'è un problema economico. Ma per una scuola i docenti sono importantissimi. Occorre gratificarli e a prestare loro le dovute attenzioni, chiedendo loro anche consigli. La leadership occorre guadagnarsela".
"Mi piace insegnare - spiega Salvatore I., precario storico -. Il feeling che si instaura con i ragazzi è meraviglioso. Cambiare scuola ogni anno e aspettare in continuazione (l'immissione in ruolo, la supplenza o il telegramma della scuola) è la cosa più snervante che ti fa vivere precariamente tutto. Dopo 12 anni di precariato non è facile conservare molto ottimismo".

Duro il commento del sindacato. "Quando in un settore, come quello della scuola - che ha fatto della professionalità uno punti forti - la quasi tutto viene imposto dall'alto, non mi meraviglia che il livello di soddisfazione non può che calare a picco. Se poi si pretende di operare anche risparmi attraverso consistenti tagli alle risorse, la frittata è servita", dichiara Gaetano Ruvolo, segretario provinciale della Flc Cgil di Palermo.