Intesa ministero dell'istruzione e dell'economia
per soccorrere le scuole stremate dai tagli.

Sbloccati 41 milioni salva bilanci.

Fondi anche dalla riforma Moratti per pagare Tarsu e Pof.

da ItaliaOggi del 4/4/2006

 

Il tesoro in soccorso dell'istruzione. Il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, potrebbe lasciare il dicastero di via XX Settembre con un pensierino di fine governo indirizzato a viale Trastevere. Si tratta di circa 41 milioni di euro, da attingere ai capitoli di spesa già esistenti, probabilmente anche quelli destinati inizialmente a coprire la riforma della scuola prevista dalla legge n. 53/2003. Non tanti, ma quanti bastano a mettere una pezza alla falla che sta risucchiando i bilanci delle scuole italiane.
Lo sblocco dei finanziamenti è stato comunicato dai vertici del ministero dell'istruzione ai rappresentanti sindacali, nel corso di un incontro sollecitato da Cgil, Cisl e Uil scuola. Trattative in corso tra istruzione ed economia anche per il funzionamento dello stesso dicastero di viale Trastevere, che, come le altre amministrazioni centrali, a seguito della legge finanziaria 2006 ha subito un pesante taglio per tutte le voci di bilancio.


Per il funzionamento amministrativo e il finanziamento del Piano dell'offerta formativa (Pof), alle scuole in rosso dovrebbero essere ripartiti 30 milioni di euro. Altri 11 milioni, invece, andranno a coprire il debito contratto dalle scuole nei confronti dei comuni per la Tarsu, la tassa dei rifiuti solidi urbani.

Ulteriori fondi destinati al funzionamento degli istituti scolastici dovrebbero arrivare con la prossima direttiva annuale di applicazione della legge n. 440/97, ossia per l'autonomia scolastica. L'importo del finanziamento non è stato precisato. Resta poi ancora da coprire il buco degli esami di stato (si veda ItaliaOggi del 14 marzo scorso): mancano all'appello circa 50 milioni di euro per pagare i commissari d'esame, degli esami passati degli ultimi due anni e di quelli del prossimo giugno.

Soddisfatti, ma non troppo, per la riapertura dei cordoni della borsa, i sindacati. ´Non si conoscono ancora i criteri di ripartizione tra i vari uffici scolastici regionali e i tempi di accreditamento delle risorse', dice Enrico Panini, segretario della Cgil scuola e università, che parla di un taglio ai bilanci delle istituzioni scolastiche che sfiora il 60%. ´Sempre meglio di niente, ma c'è una situazione di emergenza che richiede una revisione complessiva dei sistemi di finanziamento alle scuole', commenta il segretario della Cisl scuola, Francesco Scrima. Per il leader della Uil scuola, Massimo Di Menna, la capacità di sussistenza degli istituti è ormai agli sgoccioli. ´Le scuole non sono nelle condizioni di pagare neanche gli aumenti retributivi ai supplenti temporanei, così come invece stabilito dal rinnovo del contratto di lavoro, formalmente perché non è stato inviato il pacchetto informatico aggiornato. E si aspetta da due mesi', spiega Di Menna.

Dovrebbe avere a breve un chiarimento anche l'esclusione delle scuole dal blocco dei fondi per la contrattazione d'istituto. Il comma 189 dell'articolo 1 della legge n. 266/2005 ha previsto che i finanziamenti per la contrattazione delle amministrazioni non superino l'importo del 2004. Una norma studiata da Tremonti per imbrigliare gli uffici spendaccioni. E che il tesoro aveva ventilato applicabile anche alle scuole. Il ministero dell'istruzione ha invece sostenuto che le scuole non sono equiparabili ad amministrazioni statali. E che dunque il tetto di spesa per loro non vale. Precisazione importante, che consentirebbe di utilizzare anche le eccedenze rispetto al 2004.

Sugli istituti pende intanto la spada di Damocle dei controlli dei revisori. I consigli d'istituto dovranno approvare il bilancio consuntivo 2005 entro il prossimo 30 aprile. Subito dopo scatteranno i controlli dei revisori dei conti. ´Occorre chiarire che i controlli non devono entrare nel merito della spesa, devono tenere conto dell'autonomia scolastica e del ruolo dei dirigenti', hanno detto Cgil, Cisl e Uil. Che hanno chiesto una modifica del regolamento di contabilità. Anche in questo caso, la parola decisiva spetterà al ministero dell'economia.