Il premier lancia il ministro dell'Istruzione per Palazzo Marino.

Berlusconi: Milano, voglio la Moratti sindaco.

«Leadership del Polo, credo al no di Casini.

Tra i nomi ci sono lui e Fini. Ma pure io: non mi tiro indietro».

di Maria Latella, da Il Corriere della Sera del 7 maggio 2005

 

DAL NOSTRO INVIATO
CATANIA - Circondato da una ventina di signore, che prima gli hanno cantato in coro l’inno di Forza Italia, Silvio Berlusconi si dedica all’elettorato femminile. Scambi di consigli sull’alimentazione e di suggerimenti da amministratore ad amministratore. «Come la capisco - gli dice una di loro - sono sindaco di un piccolo paese». È a questo punto che Silvio Berlusconi rivela, soltanto a loro, la buona novella in grado di galvanizzare le elettrici forziste: «L’abbiamo deciso stasera: Letizia Moratti sarà sindaco di Milano». Il palazzo Biscari è stracolmo di gente. «Ne aspettavamo cinquecento ne sono venuti ottocento», dice l’avvocato Trantino, di Alleanza nazionale. La giornata era cominciata parlando di partito unico davanti al Palazzo della Provincia: «Non ne facciamo soltanto una questione di nomi. Io nel partito unico ci credo, ci credo molto». I suoi l’hanno ribattezzata così: «È la sua "mission"».

È il lessico delle multinazionali, c’è la "mission" e c’è la "vision". Per Berlusconi, adesso, il partito unico è l’uno e l’altro: «Ma prima si fa la casa comune e poi si pensa alla leadership». I nomi, però, continuano a fioccare e son sempre quelli. Chi vedrebbe leader: Fini, Casini, chi? «Ma ce ne sono tanti, Fini, Casini, e anche altri. E poi ci sono anch’io, eh. Non mi tiro indietro».

Non si tira indietro, si capisce. Prima di arrivare a Catania, in ritardo per un guasto all’aereo, Silvio Berlusconi aveva già risposto alla stessa domanda e spiegato che: «Nessuno è indispensabile, i cimiteri sono pieni di gente che si credeva indispensabile». Ora è di fronte al palazzo della Provincia, prima tappa della sua due giorni catanese a sostegno del candidato sindaco Umberto Scapagnini, mentre il cielo si fa fosco di nubi, la temperatura scende e una pioggia veloce scende in picchiata. «Viva il sole della Sicilia» si lamenta un po’, sorridendo. «È la sinistra che sta facendo piovere», spiega poi, ribaltando sull’opposizione responsabilità che da sempre venivano attribuite ai governi ladri. I cronisti cercano di capire due cose: che cosa intenda veramente dire quando assicura di essere disposto al passo indietro una volta che si sarà fatto il partito unico e che cosa pensi delle meditazioni che «Libero» ha attribuito al presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini.

Secondo un retroscena riferito dal quotidiano, Casini avrebbe confidato di poter accettare una candidatura nel 2006 soltanto se gli venisse offerta «con squilli di tromba», insomma coralmente e con insistenza. Allora, Berlusconi è pronto o no a lasciare la leadership della Cdl e a non candidarsi nel 2006? «Ma chi l’ha detto? Chi l’ha detto? - e la mano si chiude nel senso di rafforzare il concetto - È chiaro che quando fai un partito unico devi metterlo a disposizione di tutti. È un fatto di democrazia, poi si vede chi saranno i protagonisti che occuperanno le varie cariche. Sarebbe impossibile fare un ragionamento diverso. Altrimenti ti accusano di voler fare il monarca il che, naturalmente, è inammissibile».

Il passo indietro, insomma, come atto dovuto nel momento in cui si rimescolano le carte e si decide la formazione di un nuovo partito, ma senza che questo comporti decisioni definitive: il discorso resta del tutto aperto.

Da Budapest, invece, Pier Ferdinando Casini sembra volerlo chiudere, questo discorso sulla leadership del centrodestra: «Per quanto mi riguarda non esiste né come possibilità né come disponibilità» dichiara il presidente della Camera. Silvio Berlusconi si fa attento mentre i cronisti gli riferiscono la novità ungherese. Si fa attento e poi centellina la risposta: «Da sempre Casini è molto preciso nel sostenere che gli piace fare il presidente della Camera e che ha intenzione di continuare a farlo». Pausa, sicché ciascuno può interpretare come crede e proiettare in uno scenario futuro a piacere quel sibillino «ha intenzione di continuare a farlo». Poi il Cavaliere aggiunge un’altra frasetta: «Non ho ragione di dubitare di affermazioni così limpide». Casini, del resto, sempre da Budapest ha fatto sapere che la vittoria di Blair conferma: «Non è detto che chi governa debba poi perdere le elezioni».

Per il partito unico, comunque, non è questione di nomi, «c’è Fini, c’è Casini, ci sono altri» dice Berlusconi, e aggiunge «altri» per far capire che in corsa ci sono anche i papabili di Forza Italia. Prima però bisogna farla, la casa comune. Anche con la Lega che proprio oggi ha ribadito il suo no? «Anche. Sono convinto che si troverà un modo per portarla dentro». Il Sud però l’avete perso proprio per la devolution. Berlusconi scuote la testa: «Ho voluto parlarne io per primo, qui a Catania, proprio per far capire come stanno le cose. I siciliani, del resto, conoscono il federalismo». È stata «la congiuntura sfavorevole» ad opacizzare gli sforzi suoi e del suo governo, ma ora Berlusconi promette: «Presenteremo un sogno e un progetto ambizioso», tanto più che, rileva, «la sinistra un progetto non ce l’ha e Prodi e Visco hanno la grave colpa di non aver saputo contrattare il cambio dell’euro».

Chi poteva prevedere che proprio a Catania, città di seduttori e di pistacchi, di spazi languidi e grandi romanzieri, ora popolata da cantautrici struggenti, cantautori ermetici e gialli che diventano best seller come «Chi è Lou Sciortino?», chi poteva prevedere che proprio a Catania, insomma, toccasse in sorte di diventare la città test di questa incerta fase del berlusconismo. Il Cavaliere chiama tutti alle armi: «Convincete tutti a votare: parenti, amici e perché no anche le amanti: in nome della libertà». Qui tra una decina di giorni si capirà se a Silvio Berlusconi è riuscito il semi-miracolo di fermare un trend da quattro anni costante, ogni elezione una sconfitta. Se invece Enzo Bianco tornerà a fare il sindaco di Catania, se batterà quello uscente, l’Umberto Scapagnini amico, medico e berlusconiano della prima ora («è grazie alla sua cura che riesco a lavorare un numero infinito di ore al giorno», insiste), il trend verrà spietatamente confermato e per la sua "mission", il partito unico, Berlusconi avrà un elemento in più di riflessione.