Scuola superiore, le novità della riforma. Due ore a settimana nel triennio.
Polemiche per il taglio di alcune materie .

Istituti tecnici, arriva la filosofia.

No da sindacati e industriali. Formazione professionale alle regioni

Ridotto l´orario scolastico, tagliate le materie specifiche dei vari indirizzi

Polo e centrosinistra si ritrovano uniti nella "fronda" contro il decreto.

di Mario Reggio da la Repubblica del 14/1/2005

 

ROMA - Arriva la filosofia negli ex istituti tecnici: due ore a settimana negli ultimi tre anni. Calano le ore d´insegnamento delle materie "professionalizzanti". Diminuisce l´orario settimanale. La formazione professionale passa interamente alle Regioni, che dovranno provvedere con i loro fondi al finanziamento dei corsi. Primi vagiti della riforma della scuola secondaria superiore targata Moratti.

Ma è una partenza tutta in salita. Contrari i sindacati della scuola, le Regioni, la Confindustria. Ma anche nella maggioranza di governo lo scontro si è aperto senza esclusione di colpi. Esordisce il presidente dei deputati dell´Udc Luca Volontè: «Non verrebbe rispettato lo spirito della riforma, che prevede la costruzione di un sistema binario in cui i due percorsi di istruzione e formazione abbiano pari dignità e validità educativa. Non condividiamo la licealizzazione dell´istruzione tecnica e la banalizzazione della formazione professionale. Su questi principi saremo irremovibili».
Ma anche dentro Forza Italia i malumori sono diffusi. «Occorre una verifica attenta e puntuale tra i partiti di maggioranza prima di arrivare alla presentazione del decreto in Consiglio dei ministri», afferma un parlamentare azzurro.

E non è andata meglio nell´incontro tra il ministro Moratti e gli assessori regionali alla Scuola e alla Formazione professionale. La "fronda" vede schierati, fianco a fianco, Regioni del Polo e del centrosinistra. Il ministro dell´Istruzione ha offerto ai governatori la gestione autonoma e assoluta della formazione professionale, con l´aggiunta di alcuni spezzoni dei tecnici, come l´agrario e gli istituti per il commercio. Ma la risposta è stata un secco no. Perché? Nelle Regioni "industrializzate", Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia - Romagna, Toscana ed altre, i quadri intermedi delle aziende vengono dagli istituti tecnici e la diminuzione delle ore di insegnamento delle materie "tecniche e professionalizzanti" viene respinto dai governatori. Una posizione che trova d´accordo anche Confindustria.

Le critiche piovono anche dai sindacati della scuola, che ieri hanno ricevuto la bozza del decreto. «Confermiamo il nostro giudizio negativo su un impianto di riforma che spacca la scuola tra istruzione liceale, propedeutica all´università, e istruzione professionale finalizzata al lavoro - commenta Enrico Panini, segretario della Cgil - un progetto che finirà per aumentare il gap che ci separa dall´Europa proprio nella fascia d´età che va dai 14 ai 19 anni».

Disco rosso anche dalla Cisl che giudica l´incontro di ieri con il ministro Moratti, come "interlocutorio". «È fondamentale che ci sia il più largo coinvolgimento delle parti sociali e della scuola reale per una condivisa definizione dei contenuti del decreto - afferma il segretario nazionale Francesco Scrima - per scongiurare il pericolo della perdita del connotato unitario e nazionale del sistema scolastico». E la Moratti? Ha promesso a Regioni e sindacati per lunedì prossimo un testo articolato del progetto di riforma, come base di lavoro di un confronto che non si annuncia né facile né breve.