Corte Costituzionale respinge ricorso del Governo.

La Corte Costituzionale ha respinto il ricorso con cui il Consiglio dei Ministri aveva impugnato la legge regionale n. 12/2003 dell'Emilia Romagna in materia di istruzione.

da La Tecnica della Scuola del 7/2/2005

 

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con ricorso notificato il 19 agosto 2003, aveva impugnato presso la Corte Costituzionale alcuni articoli della legge 30 giugno 2003 n. 12 della Regione Emilia Romagna ("Norme per l'uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per ognuno e per tutto l'arco della vita, attraverso il rafforzamento dell'istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione tra loro").

Secondo il Governo, con l'emanazione della suddetta legge la Regione avrebbe travalicato le sue competenze, violando gli articoli 3, 97 e 117 della Costituzione, in relazione ai principi fondamentali dettati dallo Stato in materia di istruzione. Ma la Corte Costituzionale, decidendo sul ricorso con la sentenza n. 34 del 2005, ha giudicato che nessuna delle questioni sollevate risultava fondata. Anzi, si afferma che la legge regionale in questione non solo non ha "invaso" le competenze statali in materia di norme generali sull'istruzione, ma ne dà una "coerente" applicazione.

La materia del "contenzioso" riguardava in gran parte argomenti legati all'applicazione della legge n. 53/2003. Alla luce di questo, il Coordinamento nazionale dell'Associazione Per la scuola della Repubblica, commentando la recente sentenza, fa notare che "la Regione Emilia Romagna ha 'vinto' il contenzioso giuridico, però la Moratti, nel contempo, ha potuto contare anche sulla "leale collaborazioneV della Regione Emilia Romagna per realizzare il suo disegno disgregatore dell'istruzione scolastica statale".

Corrado Maceri, che fa parte del Coordinamento nazionale dell'Associazione Per la scuola della Repubblica, sottolinea che "oggi, per effetto dell'ambigua riforma del titolo V della Costituzione, le Regioni hanno un ruolo molto delicato; difatti con la scelta della competenza legislativa "concorrente"rischiano di essere coinvolti nell'ambito delle scelte di politica scolastica nazionale e di diventare strumenti subalterni di tali politiche; di conseguenza se la politica nazionale è, come nel caso della legge della Moratti, una politica eversiva, le Regioni non possono avvallarla, ma al contrario devono contrastarla con tutti i mezzi".