Secondo ciclo:

un silenzio eloquente.


 da Tuttoscuola del 9/9/2004

 

E’ possibile, e a questo punto anche probabile, che il decreto legislativo sul secondo ciclo della scuola "Moratti style" prenda atto (come fece a suo tempo il Decreto legislativo n. 112/1998) della sostanziale appartenenza degli istituti professionali (e a maggior ragione di quelli tecnici) al sistema di istruzione.

Anche in attuazione del D.Leg.vo 112 si sarebbero dovuti trasferire alla competenza delle Regioni alcuni istituti professionali a più spiccata vocazione formativa, in qualche modo i più affini ai corsi regionali di formazione professionale. Ma quando si trattò di individuarli, si prese atto del fatto che i curricoli e la vocazione degli istituti professionali avevano ormai acquisito i caratteri del sistema di istruzione secondaria di tipo liceale-tecnico: quinquennalità dei piani di studio (sia pure nella forma 3+2 anziché 2+3), biennio iniziale - dopo la messa a regime del "Progetto ‘92", datata 1994 - largamente coincidente con quello degli altri indirizzi, conclusione con l’esame di maturità, insegnanti titolari di classi di concorso in molti casi identiche a quelle liceali-tecniche, dirigenti scolastici provenienti dalla carriera docente e così via.

Così anche i pochissimi istituti che avevano corsi soltanto triennali (arte bianca, orafi), passati in un primo momento sulla carta alle Regioni, finirono in pratica per rientrare nel sistema scolastico, a quel punto prolungando i corsi fino alla maturità.

Ora, il fatto è che non sembra possibile che un’operazione di grande respiro e rilievo come sarebbe stata la costruzione di un sistema di istruzione e formazione professionale realmente concorrenziale con quello liceale, anche in termini dimensionali, possa essere realizzata, in fine di legislatura, nell’attuale clima di scontro tra maggioranza e opposizione e di dissensi anche all’interno della maggioranza proprio sul problema del futuro dell’istruzione tecnico-professionale.

Certo questo farebbe venire meno una delle ragioni poste a fondamento della stessa legge che parla di passaggi assicurati tra licei e istituti dell’istruzione e formazione professionale. Sarebbe difficile centrare questo obiettivo già con piani di studio che distribuiscono gli insegnamenti disciplinari su quattro anni, impossibile nel caso di piani di studio articolati su uno spazio temporale ancora più compresso.