Diritto-dovere e alternanza

 da Tuttoscuola di domenica 24 ottobre 2004

 

il Miur va avanti senza intesa

Con la conclusione in Conferenza unificata, il 14 ottobre scorso, dell'esame dei due schemi di decreti, attuativi della legge 53/03, relativi all’alternanza scuola-lavoro e al diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, non sono state accolte le richieste delle autonomie territoriali, ed in particolare dei Comuni, che avevano chiesto di differire l’esame di merito dei due decreti a dopo la discussione sul piano finanziario, la cui adozione era prevista dalla legge n.53/2003 entro 90 giorni dall'entrata in vigore della stessa. Regioni, Province e Comuni si sono allora espressi unitariamente contro i due schemi di decreti facendo così registrare la "mancata intesa".

Quali risvolti ha questa posizione? Su ambedue i decreti la legge 53 non prevede la semplice acquisizione del "parere" obbligatorio ma non vincolante delle autonomie territoriali, come è stato ad esempio sul decreto 59/04, ma dispone che il decreto legislativo sia definito d’intesa con la Conferenza unificata e sentite le associazioni maggiormente rappresentative. Il vincolo più stringente trova giustificazione nel fatto che l’attuazione del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione e dell’alternanza scuola-lavoro si realizzano anche nel sistema di istruzione e formazione professionale, attribuiti alla competenza in parte concorrente e in parte esclusiva delle regioni.

Molti degli interventi previsti nei due schemi di decreto prevedono il coinvolgimento diretto degli enti territoriali e la mancata convergenza sul testo proposto lascia presagire un ampliamento del livello di non condivisione dei contenuti della riforma.

Il Governo sembra aver preferito "mostrare i muscoli" non perseguendo obiettivi di consenso, ma presunti obiettivi di operatività immediata. Bisognerà vedere se questa politica pagherà quando dalla fase di formalizzazione si passerà a quella attuativa.

I due decreti saranno ora trasmessi alle commissioni parlamentari competenti. La mancata intesa in Conferenza unificata certamente condizionerà i tempi e le modalità del dibattito e come è gia avvenuto per il decreto di riordino dell’Invalsi (non ancora esaminato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri) non possono essere esclusi accordi su alcuni punti del decreto tra maggioranza ed opposizione. Se si dovesse verificare tale convergenza il risultato potrebbe tradursi in un parere condizionato dall’accoglimento di proposte emendative.

 

le critiche dell’Anci

Come avvenuto spesso negli ultimi anni, la prima associazione a prendere netta posizione è stata l'associazione dei comuni (Anci). "Forte della sicura approvazione in Parlamento dei due decreti per effetto dell’ampia maggioranza numerica, la sottosegretaria Aprea non ha voluto riaprire la discussione chiesta da Anci, Upi e Uncem sugli aspetti finanziari, nonostante il già espresso parere negativo delle Regioni, che non hanno rilevato le condizioni per l’intesa e il preannunciato parere negativo di Province e Comuni".

Eppure, continua l’Anci, la riapertura del tavolo sul piano finanziario era condizione indispensabile in quanto, senza chiarezza sulle risorse, "i provvedimenti del MIUR sono evanescenti", oppure possono solo produrre maggiori disagi.

Il comunicato Anci del 15 ottobre richiamando la questione dell'estensione dell'obbligo (ora diritto-dovere) è tranciante: "... delle due l’una: o i nuovi studenti non troveranno nella scuola le provvidenze di cui usufruiscono gli altri, mense, trasporti, libri, aule, arredamenti, materiale didattico, assistenza ai disabili, o tutti avranno meno provvidenze, cioè meno diritto allo studio, perché il MIUR considera allargamento della spesa pubblica solo i nuovi oneri dello Stato, mentre i nuovi oneri degli enti locali non costituiscono un problema neppure degno di discussione".