Dopo la minaccia di dimissioni continua lo scontro.

Il ministro dell’Istruzione: non ci sarà il blocco del turn-over.

Scuola, tagli su autonomia e supplenze.

Le nuove ipotesi del Tesoro. La Moratti: «Evitata la riduzione delle cattedre» .

di Anna Maria Sersale da Il Messaggero del 29/11/2004

 

ROMA - Il governo rinuncia al taglio degli organici della scuola, ma sposta l’attenzione su altri capitoli di spesa. Nonostante sia rientrata la decisione di ridurre le cattedre, si profilano altre, non meno dolorose, sforbiciate. Nel mirino «l’autonomia delle scuole», «l’inglese» e «le supplenze brevi». Da ambienti vicini a Palazzo Chigi si sa che sono questi i punti su cui i tecnici del Tesoro stanno lavorando: 1) in programma il «calo degli stanziamenti destinati al funzionamento degli istituti», riduzione dei fondi a sostegno dell’autonomia giuridica e didattica (sancita dalla legge costituzionale 440, varata dopo anni di lotte dei presidi e dei docenti); 2) «meno insegnanti per l’inglese, riducendo quelli di madre lingua o comunque esterni alla scuola»; 3) stretta per le supplenze con il «divieto di sostituire le brevi assenze», il che equivale per i prof di ruolo all’obbligo di fare il “tappa-buchi” nelle classi scoperte.

Dopo avere fatto e rifatto i conti anche con la Ragioneria generale dello Stato, gli uomini di Siniscalco in queste ore stanno cercando una soluzione al seguente dilemma: in che modo reperire 500 milioni di euro che mancano all’appello rinunciando al taglio degli organici della scuola. Per ora l’ipotesi di lavoro è quella enunciata. Gli organici, dunque, sarebbero salvi? Solo per poco. Sempre secondo ambienti vicini alla Presidenza del Consiglio «il taglio sarebbe solo rinviato al 2006».

E Letizia Moratti? Resta ferma sulle sue posizioni. Venerdì sera a Palazzo Chigi nel colloquio di un’ora con Berlusconi ha posto la questione in termini utimativi: «Non posso fare altro che dimettermi se i tagli alla scuola rimangono questi». L’altolà del ministro dell’Istruzione, che insieme al collega della Difesa Antonio Martino ha criticato le scelte della Finanziaria, ha rimesso tutto in gioco. Per l’Università, per esempio, un risultato (sia pure parziale) è stato ottenuto: ai 130 milioni di euro approvati con la manovra finanziaria per il 2005, se ne aggiungono 300 dei 600 richiesti, così per il 2006 e 2007. I rettori per il momento si dichiarano «moderatamente soddisfatti» anche se «la somma è la metà di quella concordata» tra la Moratti e la Crui.

Ma come reagirà il ministro alla nuova ipotesi di tagli sulla scuola? Continuerà il braccio di ferro? Gli osservatori più attenti dicono che la Moratti «sarà costretta ad arrendersi». La minaccia delle dimissioni aveva già avuto un effetto dirompente all’interno della compagine governativa. Comunque, la Moratti continua a battersi: «Abbiamo ottenuto fatti, non parole - ha detto ieri sera - sono fatti, non parole. L’impegno del governo dovrà proseguire per rafforzarsi ulteriormente perché dall’istruzione dipende il futuro del Paese». Poi ha elencato i risultati ottenuti: «Non c’è il blocco del turn-over nella scuola, ne' la riduzione degli organici. E’ stato anche tolto il blocco delle assunzioni nelle università ed stato aumentato di 300 milioni di euro l’anno (per tre anni) il fondo di finanziamento ordinario degli atenei, in aggiunta ai 130 milioni di euro previsti in Finanziaria. Infine, è stato istituito un fondo rotativo di 6 miliardi di euro per la ricerca e l’innovazione».

Domani ci sarà il secondo round. E’ atteso il nuovo emendamento del governo, che dovrà essere presentato in Senato entro le 18. Non sarà facile trovare una via di compromesso. Anche l’Udc non vuole sentire parlare di tagli: «E’ inaccettabile colpire ancora l’istruzione». I sindacati, intanto, affilano le armi. Per Enrico Panini, segretario nazionale della Cgil di categoria, questa «finanziaria equivale ad una dichiarazione di guerra». «Anche se - continua Panini - salta il taglio del 2% nel prossimo biennio la sforbiciata sugli organici c’è lo stesso. Il blocco del turn-over obbliga a non superare il tetto dello scorso anno e a non fare nuove assunzioni. Ci dovremo aspettare un calo del tempo pieno, del tempo prolungato e classi più numerose».

Pessimisti anche Alessandro Ameli, coordinatore della Gilda e Massimo Di Menna, segretario della Uil. Dice il leader della Gilda: «Non sarà la scuola a pagare il calo delle tasse. Il governo dovrà ripensare l’intera politica sull’istruzione, perché non abbiamo alcuna intenzione di accettare scelte punitive». Stessi toni da Massimo Di Menna: «Discutiamo di tagli, mentre dovremmo discutere di stanziamenti».