La legge in discussione in Parlamento
riduce gli insegnanti del 2 per cento in Campania

Duemila cattedre in meno

per i tagli della Finanziaria

I sindacati: "Un colpo all´istruzione". Se la manovra economica passa
senza modifiche cancellati anche 620 posti di bidelli e impiegati della segreteria.

di Bianca De Fazio da la Repubblica Ed. di Napoli del 19/11/2004

 

La scure del governo sta per abbattersi su 2.000 insegnanti della Campania e su 600 tra bidelli ed impiegati. Una purga imposta per far quadrare i conti. In nome di una Finanziaria che vuol tagliare il 2 per cento sugli organici della scuola. Un provvedimento che se in parlamento passerà così come è stato concepito taglierà la testa a 240 maestre delle materne, ad oltre 600 delle elementari, a 485 insegnanti delle scuole medie ed a quasi 600 professori di istituti superiori. Per non parlare delle 620 unità in meno di bidelli e addetti di segreteria. Duemila cattedre sacrificate, ovviamente a danno dei precari. Ed a dispetto del seppur lieve incremento della popolazione scolastica. La cifra si ricava dagli stessi dati forniti dal ministero sul personale scolastico.

La Finanziaria sceglie la scuola, come territorio da potare. Ignorando il fatto che ogni insegnante in meno equivale, qui da noi, a ragazzini che evadono, a progetti che non decollano, a situazioni a rischio che si esacerbano, a qualità didattiche che sfumano. Un giro di vite in due tappe: la prima nel prossimo anno scolastico, la seconda in quello successivo. Con tagli, ogni volta, dell'1 per cento rispetto agli organici attuali, quelli dell´anno scolastico in corso.

«Fare scuola diventa una missione impossibile e ci troveremo dinanzi alunni part-time» commenta Franco Buccino, segretario regionale della Cgil scuola. Che aggiunge: «Già così stiamo inguaiati», e ricorda i 1343 posti in meno già subiti nel 2004. La mannaia del dicastero Moratti non risparmia la Campania, nonostante i continui appelli alla scuola anche per far fronte alle perenni emergenze sociali. «Anche le cosiddette scuole a rischio, sulle quali è riaperta la trattativa, avranno meno risorse umane e ci sono istituti che, anche vista la progressiva eliminazione di personale Ata, saranno costrette a chiudere».

Duemila cattedre in meno non sono una passeggiata. A maggior ragione in tempi di riforma, quando le scuole avrebbero bisogno di maggiori risorse, piuttosto che di continui ridimensionamenti e di insegnanti perennemente in bilico. Non che rischino il posto quelli già in ruolo, ma i precari si vedranno cedere il terreno sotto i piedi. In parte accade già, da quando, ad esempio, le cattedre sono state portate tutte o quasi a 18 ore. Sacrificando le ore cosiddette a disposizione, quelle che gli insegnanti utilizzavano per progetti puntati sulla qualità o per sostituire colleghi assenti. La norma dice che il completamento d´orario a 18 ore si può fare, solo laddove non si creino docenti sovrannumerari, in quella scuola. Ma laddove il docente tal dei tali va in pensione, diventa possibile non rimpiazzarlo (senza che ci siano colleghi sovrannumerari) e, contestualmente, i completamenti orari impediscono che ci siano cattedre - o spezzoni di esse - disponibili per i precari. Tagli, dunque, già ce ne sono in agguato di anno in anno, senza che li si consideri tali. Ma quel 2 per cento in meno scritto in Finanziaria sarebbe la mazzata finale. E non solo dal punto di vista dei precari in attesa di lavoro. Ma anche per gli studenti e per le famiglie. Persino una delle i che dovevano caratterizzare la scuola dell´epoca berlusconiana finisce sotto la scure della Finanziaria, che nega l´assunzione di nuovi docenti per l´insegnamento (diventato obbligatorio) dell´inglese alle elementari, e prevede che la lingua straniera sia di competenza delle maestre che, senza titolo specifico, dovranno seguire corsi per specializzarsi.