Immissioni in ruolo,

nessun blocco dalla finanziaria.

Determinante, a questo punto, che la Camera approvi il testo del Senato. Approvata la legge finanziaria si aspetterà poi il consenso del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Ministro dell'economia e delle finanze.

 

di Alessandro Giuliani da La Tecnica della Scuola del 22/12/2004

 

La legge finanziaria non prevede blocchi per le immissioni in ruolo del personale della scuola. Lo si apprende dal disegno di legge, reso noto in questi giorni e su cui il Senato si è già espresso favorevolmente votando la fiducia la scorsa settimana e trasmettendolo alla Camera per l'approvazione definitiva. Il testo del ddl non prevede quindi blocchi del turn over per il personale docente e Ata (amministrativi, tecnici ed ausiliari): l'unica condizione posta è che l'organico complessivo non superi quello attuale, anche nel caso dovesse aumentare quello degli studenti.

Per l'approvazione delle immissioni in ruolo, che solo del personale docente riguardano quasi 100mila cattedre vacanti, diventa a questo punto determinante la posizione della presidenza del consiglio dei ministri: la legge 143 del luglio scorso, infatti, vincolava il piano triennale delle immissioni in ruolo proprio al consiglio dei ministri, sentito il parere del ministro dell'economia e delle finanze; a loro spetterà verificare se le immissioni in ruolo siano compatibili con gli obiettivi nazionali di riduzione del numero dei dipendenti pubblici.

Confermate, inoltre, le indiscrezione sul disegno di legge finanziaria: si riduce la spesa per le supplenze brevi (che non potrà superare l'importo di 766 milioni di euro per l'anno 2005 e di 565 milioni di euro per il 2006); tutto da rifare per quel che riguarda i fondi per Espero, la previdenza integrativa, per i quali i ddl non prevede alcuno stanziamento; stretta anche alle elementari, dove dall'anno scolastico 2006/2007 ben 14.200 docenti di inglese torneranno all'insegnamento su posto comune; si prevede scarso, infine, anche lo stanziamento dei fondi per la formazione, che verranno investiti non più per le iniziative a livello locale di Csa e singolo istituto, ma solo per le attività formative organizzate dal Miur.