Dlg.vo 59/2004

Revisione delle classi di abilitazione.

dal Coordinatore Nazionale della Gilda Alessandro Ameli, 8/2/2005

 

Il Ministero dell’Istruzione con due note, una del 25 gennaio ed una del 2 febbraio ha chiesto al CNPI il prescritto parere su una ipotesi di variazione delle classi di abilitazione della scuola media.

Le note ministeriali pongono una serie di questioni particolarmente rilevanti e gravi, tanto da indurre ad una valutazione fortemente negativa e critica sia nel metodo sia nel merito.

La Gilda degli Insegnanti ritiene che il susseguirsi dei decreti di attuazione faccia emergere con chiarezza pesanti contraddizioni, frutto di strategie di approssimazione nelle modalità di attuazione della riforma.

Così nel provvedimento relativo alla revisione delle classi di abilitazione nella scuola media è confermato un intento riformatore incapace di puntare all’innalzamento dei livelli di qualità dell’istruzione ed ad avviare un processo autentico di valorizzazione del ruolo professionale dei docenti.

L’impianto ministeriale delle classi di concorso non persegue gli obiettivi della qualità del sistema e contemporaneamente disperde un grande patrimonio di professionalità docente, costruendo artificiose aggregazioni disciplinari, senza per altro essere capace di suffragare le scelte effettuate con giustificazioni culturali, professionali e didattiche.

Il progetto, neanche mascherato, che sta dietro la riorganizzazione delle classi di concorso della scuola media mira a costruire insegnanti tuttologi e polivalenti pensati per una gestione flessibile dei previsti tagli agli organici.

Ciò che più sconcerta del provvedimento ministeriale è l’assenza di un progetto di gestione della fase transitoria.

Seppure la previsione sposti i tempi di attuazione al 2009-2010 ed oltre, pure una politica attenta del personale imporrebbe fin da ora forme di garanzia e tutela delle abilitazioni possedute tramite il riconoscimento dell' equipollenza e dei titoli posseduti con meccanismi e formule di salvaguardia già adottati in passato.

E’ assolutamente inaccettabile che il patrimonio di competenze professionali acquisite in decenni di esperienza venga distrutto senza che si avvii da subito un progetto capace di valorizzare il capitale umano e professionale di cui la scuola si è avvalsa fin ora.

La Gilda degli Insegnanti ritiene che il modello culturale ed organizzativo definito dalle Indicazioni nazionali sulla base del quale sono state revisionate le classi di abilitazione mortifichi pesantemente la professionalità docente. Non si rintracciano infatti elementi tali da rispondere né alle esigenze formative degli studenti né alle attese alte della categoria rispetto al proprio ruolo nella scuola dell’autonomia.

Nel metodo riteniamo che la questione della revisione delle classi di abilitazione avrebbe dovuto trovare più completa e forte certezza normativa in un Regolamento da emanare ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. 275/99 e dell'art. 7 della L. 53/2003.

Ciò che risulta del tutto inaccettabile è la scelta di scombinare e ricombinare in modo eterogeneo e senza giustificazioni culturali e professionali alcune classi dl concorso, basti vedere la separazione tra scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali, e la ridefinizione della classe di concorso 33/A (ex educazione tecnica nella scuola media) con pesanti ricadute sugli insegnamenti e sugli apprendimenti.

Del tutto sottovalutata una tradizione didattica consolidata ed efficace che ha trovato nella scuola media un percorso "laboratoriale" per le scienze sperimentali e la tecnologia, tradizione completamente tradita dalle Indicazioni nazionali.

La Gilda ritiene prioritario che ogni progetto di cambiamento, non ultimo quello relativo alla revisione delle classi di abilitazione, debba puntare su processi di qualificazione autentica della scuola e debbano servire a costruire certezze normative al lavoro docente ed evitare disorientamento e confusione, ma soprattutto capaci di ridare fondamenti motivazionali e spinta innovativa.

La riformulazione delle classi di abilitazione se attuata secondo la proposta ministeriale avrebbe effetti devastanti sui meccanismi di formazione degli organici, e sulla mobilità del personale docente. Scelte che evidentemente non possiamo avallare.

 

Roma, 8 febbraio 2005

Il Coordinatore nazionale

 Alessandro Ameli