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Governance
 

C’è chi non dispera, e cercando ancora un po’ di brace sotto le ceneri dell’ultima fiammata sindacale (era il 30 ottobre dello scorso anno), lancia appelli allo “spirito unitario” (Gilda, comunicato del 18/2/09). Nel frattempo, il pronostico per l’anno venturo è all’ingrosso di 42mila docenti a spasso. Ma dobbiamo stare al passo col nuovo che avanza. La nuova frontiera della scuola si chiama oggi governance. Il ddl dell’on. Aprea prospetta appunto “una nuova governance sulla scuola che veda i genitori reali protagonisti, effettivamente corresponsabili nella scuola.” (ilsussidiario.net, 17/2/09). Mantenere, istruire ed educare i figli (Costituzione, art. 30), questo diritto/dovere dei genitori va garantito col nuovo potere delle famiglie d’eleggere un Consiglio d’Amministrazione Scolastico – che adotterà uno statuto, sceglierà gli insegnanti, gestirà i fondi d’una scuola finalmente autonoma comme il faut.

Una definizione condivisa circa il concetto di governance difetta. La parola ruba il posto ad altri termini, senza però dar conto della specificità analitica e significativa del concetto stesso (v./cfr. Vedelago 2002). Che ci sia (da costruire, nella scuola) una governance ciascun lo dice, quale sia (nella scuola) nessun lo sa. Al contrario, non difettiamo del praticato (e praticissimo) familismo amorale (s’esprime ad es. nella nota formula: “Tengo famiglia!”).

Le braci ultime dello Stato (ottocentesco, superabile, specie se liberale) saranno spente dall’inedita governance, dal solido, tradizionale familismo (insuperabile, specie nello Stivale), oppure da tutt’e due assieme (in bella sinergia, mentre praticamente ci si sfiata per ravvivare le flebili braci della dispersa Unità Sindacale, sotto le ceneri d’uno Zeitgeist appunto incenerito)?
 

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