Arlekin

 


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Bartleby


“I would prefer not to”. E’ la frase preferita di Bartleby, scrivano. Il personaggio di Melville (meno noto della famosa balena) la ripete ogni volta che l’avvocato di Wall Street, suo datore di lavoro, gli chiede di fare qualcosa (che pure non esuli dal mansionario d’un copista). “Avrei preferenza di no”, secondo la fine traduzione di Celati, che rileva come Bartleby non agisca in base a intenzioni e assunti, ma (inesorabilmente) a preferenze. A dispetto dell’assenza d’opzioni. Il suo refrain rivendica una scelta. Sempre.

Lo scrivano delle patrie lettere (v./cfr. “Cuore”) è piccolo, fiorentino. Copia indirizzi di notte al posto del padre, senza che questi lo sappia. Sacrifica il riposo, il profitto a scuola, la salute. Non ha preferenze (non sarebbero edificanti). Ha solo un destino già scritto. Di mite bontà.

Tra i propositi per il nuovo anno (di fronte agli espletamenti burocratico-assistenziali sempre più cogenti), cosa vorranno mettere, gli insegnanti? La mite bontà del piccolo scrivano (il suo destino già scritto), o le preferenze? Sapranno dire con garbata fermezza ai Dirigenti, al Ministro, nel caso (ma Bartleby l’avrebbe detto in ogni caso): “I would prefer not to”?
 

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