UN ALTRO TUTOR E' POSSIBILE ...

di Norina Vitali*

 

Premessa

Quando ho "messo a fuoco" gli aspetti essenziali e caratterizzanti della riforma Moratti (legge 53) anche io, insieme a moltissimi miei colleghi (intesi come categoria), ho pensato che quella fosse una delle peggiori cose che potesse capitare alla già "provata" scuola pubblica italiana. A me che insegno da tanti anni sono apparse subito chiare le insidie e le mistificazioni, comunque un aspetto mi ha colpita e incuriosita: per la prima volta si parlava esplicitamente di "tutor".

Insegno da tanti anni a Rinascita, una scuola sperimentale (probabilmente ancora per poco proprio per effetto della sopra citata riforma) di Milano, e fra le tante sperimentazioni e innovazioni, da 12 anni abbiamo introdotto il tutor. Dalla prima metà degli anni '90 sono referente e coordinatrice di questo progetto, ci ho creduto e ci credo, l'ho visto crescere, ne ho visto insieme ai miei colleghi, ai ragazzi e ai genitori i risultati e i vantaggi, ho visto "diffondersi" questa figura in tante altre scuole medie e superiori come un reale ed efficace modo per rispondere a bisogni e problemi gravi e sentiti nella scuola.

Soprattutto alle superiori è ancora abbastanza diffusa l'idea (nonostante le finalità pedagogico-educative espresse nei POF) che "l'insegnante deve insegnare" e non occuparsi di altri aspetti legati alla relazione e alle problematiche adolescenziali. D'altro canto si tende a "patologizzare" il disagio considerandolo un problema di cui si devono occupare solo gli psicologi. Invece oggi (e forse anche ieri) il disagio è diventato la normalità e la scuola dovrebbe davvero e fino in fondo farsi carico della formazione complessiva dello studente.

La nostra opinione è che, rispetto al percorso formativo di tutti gli studenti (soprattutto preadolescenti e adolescenti), la scuola debba farsi carico tanto dell'aspetto cognitivo quanto di quello affettivo-relazionale e metacognitivo e offrire allo studente la possibilità di prendere coscienza delle proprie potenzialità guidato da una figura adulta di riferimento. In altre parole, per noi ciò che fa il tutor dovrebbe essere parte integrante della funzione docente.

Questo articolo si divide in tre parti:

- nella prima descriverò i tratti salienti del tutor nella riforma Moratti;

- nella seconda parlerò della esperienza di Rinascita e, a proposito di un progetto di rete, anche, sinteticamente, di quelle di altre scuole medie e superiori;

- infine nella terza proverò a confrontare i diversi modelli di tutor....

 

1. Il tutor nella riforma Moratti

L'istituzione della figura del tutor, legata alla personalizzazione dei piani di studio e all'introduzione del porfolio, è uno degli aspetti caratterizzanti della riforma Moratti, ma del tutor fino ad ora si dice abbastanza poco e si capisce ancora meno. Nel Decreto legislativo n. 59 del 19 febbraio 2004 concernente la definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione, si parla del tutor in due punti: per la scuola primaria nell'art. 7, commi 5 e 6, e per la scuola secondaria di I grado nell'art. 10, comma 5. Poche righe, parole praticamente uguali tranne per il fatto che per la scuola primaria, nel comma 6, viene vagamente indicata la possibile "collocazione oraria" della funzione di tutor. Riporto solo la parte riferita alla scuola primaria dato che, come ho detto, i due commi 5 sono praticamente uguali.

"Comma 5. L'organizzazione delle attività educative e didattiche rientra nell'autonomia e nella responsabilità delle istituzioni scolastiche, fermo restando che il perseguimento delle finalità di cui all'articolo 5, assicurato dalla personalizzazione dei piani di studio, è affidato ai docenti responsabili delle attività educative e didattiche, previste dai medesimi piani di studio. A tale fine concorre prioritariamente, fatta salva la contitolarità didattica dei docenti, per l'intera durata del corso, il docente in possesso di specifica formazione che, in costante rapporto con le famiglie e con il territorio, svolge funzioni di orientamento in ordine alla scelta delle attività di cui al comma 2, di tutorato degli allievi, di coordinamento delle attività educative e didattiche, di cura delle relazioni con le famiglie e di cura della documentazione del percorso formativo compiuto dall'allievo, con l'apporto degli altri docenti.
Comma 6. Il docente, al quale sono affidati i compiti previsti dal comma 5, assicura, nei primi tre anni della scuola primaria, un'attività di insegnamento agli alunni non inferiore alle 18 ore settimanali". (questo comma per le medie non c'è e quindi in questo caso non viene data nessuna indicazione sui "tempi" nei quali il tutor dovrebbe svolgere i propri compiti).

Sempre da fonti ministeriali, in un documento esplicativo nel quale il decreto sopra citato viene corredato da note di commento, a proposito del comma 5 e del tutor viene detto:

"In questo comma vengono affermati quattro principi:

* L'istituzione scolastica è ambiente e agente dell'attuazione dei piani personalizzati che si realizzano in autonomia organizzativa e didattica; ....

* la funzione tutoriale, di coordinamento, di orientamento, di relazione, di rapporto e di cura della documentazione, affidata a docenti espressamente formati, rappresenta uno dei perni dell'innovazione educativa e didattica;...".

Nel sito www.indire.it (in riforma) a proposito del tutor troviamo 3 documenti. In quello di Dino Cristanini, "Tutor e collegialità", tra l'altro leggiamo:

"Si possono delineare tre principali direzioni di impegno professionale:

- le relazioni d'aiuto e di consulenza rivolte agli studenti;

- il coordinamento della progettazione didattica;

- la facilitazione delle comunicazioni nel gruppo docente, nell'organizzazione scolastica, tra la scuola e le famiglie, tra la scuola e il territorio."

Comunque sembra che si siano accorti della "difficoltà" di istituire dall'oggi al domani (as 2004/2005) una figura che ha compiti molteplici e gravosi con indicazioni così vaghe e generiche e, proprio nel documento appena citato, si dice tra l'altro che nella C M n. 29 del 5 marzo 2004:

- si prende atto che ci sono delle questioni ancora aperte come la definizione degli aspetti riservati alla negoziazione sindacale (e anche alla formazione, aggiungiamo noi);

- le modalità di svolgimento della funzione tutoriale costituiranno oggetto di appositi approfondimenti e confronti nelle "sedi competenti" e che in base agli esiti di tali confronti verranno impartite ulteriori indicazioni e precisazioni;

- per l'as 2004 2005, si stabilisce che le scuole provvedano al conferimento dell'incarico di tutor nell'ambito della propria autonomia e sulla base di criteri di flessibilità individuati dal collegio dei docenti e dal consiglio di circolo o d'istituto.

Infine, rispetto al dibattito che si è sviluppato al di fuori dalla scuola, mi sembra utile citare ciò che si dice a proposito del tutor in un inserto sulla riforma de "Il sole 24 ore":

" Questa funzione ... consiste in:

* assistenza tutoriale a ciascun alunno (accoglienza, ascolto, orientamento, accompagnamento esplorazione delle potenzialità e delle capacità di apprendimento individuali);

* rapporti con le famiglie;

* orientamento per la scelta delle attività opzionali e costruzione dei piani di studio personalizzati;

* coordinamento per le attività didattiche ed educative;

* cura della documentazione del percorso formativo (compilazione e aggiornamento del portfolio)."

Questo è quanto e non è certo cosa da poco. Ogni insegnante, di qualsiasi ordine di scuola, può avere un'idea della gravosità di questi compiti (naturalmente se si vogliono realizzare davvero e non solo sulla carta) e questo vale ancora di più per coloro che già hanno provato a realizzarli anche solo in parte.

 

2a.  Il tutor a Rinascita

L'origine. La nostra scuola, nata dai convitti della Rinascita e diventata scuola statale sperimentale nel 1974, ha sempre avuto nei suoi progetti una particolare attenzione agli aspetti affettivo-relazionali considerandoli, nel processo di apprendimento, inscindibili da quelli cognitivi. Proprio in questa ottica fin dal lontano anno scolastico 1991/92 è stata, tra l'altro, introdotta la figura del tutor che è considerata una risorsa all'interno della più complessa strategia formativa espressa nel progetto della scuola. L'esperienza ha coinvolto fin dall'inizio tutti gli alunni e tutti i docenti (tutti gli alunni hanno un tutor, tutti i docenti sono tutor) e questo si è potuto realizzare proprio per la nostra natura di scuola sperimentale che ha un organico aggiuntivo e alla quale si accede per comando in base all'adesione al progetto. L'esperienza è stata preceduta e supportata in itinere da un lavoro di formazione condotto da Duccio Demetrio prima e da Laura Formenti poi (Università Statale di Milano, ora Milano - Bicocca) con i quali la scuola ha sempre mantenuto un rapporto di collaborazione e ricerca. La modalità adottata è stata quella della ricerca-azione (non abbiamo aspettato a "formarci tutti prima", ma siamo subito partiti in una continua "interazione" pratica / riflessione / elaborazione).

L'ipotesi da cui è partita la sperimentazione del tutor è che ogni alunno debba avere nella scuola un adulto di riferimento, un suo insegnante che lo accompagni nel suo percorso formativo, che lo ascolti, che si interessi a lui, che "connetta" (verbo caro a Laura Formenti) ciò che la scuola separa (saperi, materie, relazioni, emozioni, vita dentro e fuori dalla scuola,...) e che riporti questa "visione ri-composta" al Consiglio di classe (d'ora in poi Cdc) per rendere il più efficace possibile il lavoro di équipe.

 

Gli obiettivi e i compiti. Il principale compito del tutor è quello di aiutare lo studente ad acquisire consapevolezza del suo percorso, ad individuare i suoi punti di forza e le sue difficoltà, ad affrontare i suoi problemi, a raggiungere una sua autonomia. Il tutor non deve "risolvere i problemi", ma ascoltare, aiutare a definirli e ad individuare possibili strategie per superarli.

Il tutor è il garante del percorso formativo dell'alunno e le sue funzioni sono:

* facilitare la comunicazione tra alunni, docenti, genitori;

* facilitare la relazione tra alunno e scuola come istituzione, ma anche le relazioni dell'alunno con compagni e insegnanti, individuando eventuali disagi;

* facilitare l'acquisizione di consapevolezza e l'autovalutazione;

* rendere la valutazione più efficace, individualizzata e funzionale al percorso.

In relazione alle funzioni individuate il tutor:

* raccoglie da alunno/genitori/colleghi informazioni sull'alunno attraverso i colloqui e i Cdc;

* utilizza tali informazioni, le elabora e propone al Cdc:

-  il profilo dell'alunno, la sua situazione di partenza,

- gli obiettivi individualizzati, le strategie d'intervento, le attività opzionali, il percorso individualizzato,

-  il giudizio globale di fine quadrimestre,

-  in terza, il consiglio orientativo;

*  compila e tiene aggiornato il fascicolo personale dell'alunno;

* gestisce i colloqui "istituzionali" con l'alunno e i genitori (fine ottobre, metà febbraio, giugno alla presenza di un collega) e mensili solo con l'alunno;

* fissa eventuali colloqui "straordinari" con alunno e/o genitori (anche su richiesta dell'alunno o dei genitori);

* tiene, insieme al coordinatore della classe, i rapporti con la famiglia dell'alunno;

* tiene sotto controllo il percorso di apprendimento e affettivo/relazionale dell'alunno riferendo periodicamente al Cdc.

 

L'assegnazione. Ogni insegnante è tutor di 6 o 7 propri alunni, l'assegnazione è decisa dal Cdc nella seconda metà di ottobre, dopo un periodo di osservazione, e viene quindi comunicata all'alunno e alla famiglia.

L'assegnazione è, tranne casi particolari, triennale e rispetta i seguenti criteri:

* equità rispetto al numero e alla difficoltà dei casi;

* affinità con la materia/persona, empatia;

* necessità, rispetto al caso, di figura maschile o femminile.

 

Gli strumenti, i supporti. Nello svolgimento della propria funzione il tutor utilizza strumenti, materiale e indicazioni elaborati in questi anni per facilitare il suo lavoro (schede di raccolta delle informazioni e per la verbalizzazione, tracce per la stesura del contratto formativo e dei giudizi, indicazioni per la conduzione dei colloqui, ecc.).
Per i nuovi colleghi è stato istituito un "corso di corsa sul tutor" che serve principalmente ad informare sugli aspetti organizzativi.

Il progetto tutor è monitorato da una commissione composta dalla referente e da un docente per ogni corso (la commissione è aperta anche ai rappresentanti dell'Assemblea dei genitori).

Da due anni è attivo uno sportello di supporto psicologico per i tutor tenuto dalla dott.ssa Laura Turuani, psicologa della ASL (Progetto di psicologia scolastica ASL Città di Milano). L'accesso allo sportello da parte dei tutor viene deciso nell'ambito dei corsi.

 

La verifica. Per quanto riguarda la verifica del progetto vengono utilizzate varie modalità:

* monitoraggio della commissione;

* bilanci a fine anno;

* seminari;

* questionari ad alunni, docenti e genitori.

Nel corso di questi anni alunni, docenti e genitori hanno sempre dato un giudizio positivo dell'esperienza confermato praticamente all'unanimità dai questionari.

 

Brevi osservazioni. Nella nostra esperienza essere tutor influisce sul modo di essere insegnanti nel senso che ha una "ricaduta" anche sul modo di relazionarsi con la classe, accresce e "affina" le competenze relazionali e comunicative dell'insegnante, diventa una sorta di "formazione in servizio" in cui lo stimolo della formazione (oseremmo dire l'artefice stesso della formazione) è l'alunno. Inoltre il fatto che tutti gli insegnanti del Cdc sono tutor è un modo efficace per aiutare a superare l'annosa differenza tra le materie di "serie A" e quelle di "serie B".

Naturalmente ci sono dei problemi, delle difficoltà, dei limiti dovuti appunto al fatto che il progetto è in atto da tanti anni e il lavoro di verifica, confronto, riconvenzionamento e formazione non può essere fatto ogni anno. Il problema più rilevante è quello della "disomogeneità" nell'essere tutor. Questa disomogeneità si manifesta soprattutto nella gestione dei colloqui, ma anche nella relazione con i tutorati e con le famiglie (in alcuni casi eccessivamente "stretta" in altri eccessivamente "formale"): una naturale differenza legata alle diverse personalità è ovvia, ma vanno continuamente riconvenzionati dei parametri comuni cui tutti dovrebbero attenersi.

Per quanto riguarda la formazione occorre dire che non basta che sia fatta solo all'inizio, ma deve essere continuativa o comunque "ripresa" periodicamente e che può efficacemente alternarsi con l'autoformazione.

 

2b. Il tutor e l'esperienza dei progetti di rete

Visto il grande interesse per questa figura e l'esigenza di scambio e confronto di esperienze, dal 1998 ad oggi la nostra scuola è stata promotrice di una serie di progetti di rete sul tutor che hanno coinvolto scuole medie e superiori di Milano e provincia in attività di ricerca-azione, formazione e autoformazione. Il progetto di rete è continuato anche quest'anno, ma l'anno prossimo non potrà proseguire per mancanza di fondi (tagli Moratti).

 

La ricerca-azione. E' stato fatto un lavoro di condivisione e di analisi comparata dei progetti delle scuole coinvolte, un confronto sulle caratteristiche di questa figura che è stato molto produttivo e che ha permesso tra l'altro:

- alle scuole che già avevano la figura del tutor di arricchire i loro progetti fornendo elementi di riflessione e spunti per eventuali modifiche, integrazioni e miglioramenti anche per quanto riguarda gli strumenti usati;

- alle scuole che non avevano un progetto tutor di ipotizzare la sperimentazione di questa figura e di acquisire elementi e indicazioni utili alla stesura di un loro progetto.
Dal confronto e dalla discussione sui temi legati alla funzione del tutor, si sono messi a fuoco gli aspetti di problematicità, si sono individuate somiglianze e differenze (ad esempio tra il tutor alle medie e alle superiori), si sono fatte riflessioni significative rispetto alle caratteristiche e alla particolarità della relazione educativa e alle modalità di conduzione dei colloqui, ma in ogni caso è sempre stata confermata la validità di questa figura. Molto utile è stato inoltre il confronto e lo scambio dei materiali e degli strumenti.

Il lavoro di ricerca-azione con un supervisore ha inoltre permesso l'approfondimento di alcuni aspetti propri della funzione del tutor quali la relazione educativa e la facilitazione metacognitiva.

I risultati di tutto questo lavoro sono stati presentati in un seminario, "Il tutor nella scuola", che si è tenuto a Rinascita nel settembre del 2003.

 

Aspetti significativi dei progetti tutor. Questo ricco ed articolato lavoro di confronto, scambio e ricerca non si può certo comunicare in poche righe (comunque è documentato e chiunque può richiedere la documentazione alla nostra scuola), tuttavia si possono individuare alcuni aspetti significativi e/o problematiche che cercherò di sintetizzare.

* Il tutor si occupa prima di tutto del percorso scolastico dello studente, delle sue problematiche scolastiche, ma spesso "dietro" a queste ce ne sono altre che si riferiscono alla sfera affettivo-relazionale. La relazione tutor-tutorato si differenzia da quella insegnante-alunno soprattutto per essere una relazione a due e quindi, a maggior ragione, in questo caso gli aspetti emotivi, cognitivi e comunicativi sono strettamente interrelati. Le caratteristiche di questa relazione sono una maggiore libertà, una corresponsabilità, il fatto che può avvenire un reale scambio, comunque l'adulto deve assumere un posizionamento consapevole, un'intenzionalità educativa. Bisogna inoltre stare molto attenti a non cadere nell'errore di diventare uno "psicologo improvvisato". Le funzioni del tutor vengono esplicate in genere attraverso il dispositivo del colloquio. Possiamo distinguere, per comodità, due aree funzionali molto ampie:

- l'area della facilitazione relazionale, che considera la persona nelle sue relazioni con i compagni, con gli insegnanti e la scuola, con la famiglia e consiste in una serie di interventi di mediazione e di sostegno volti a favorire l'integrazione dello studente nella classe, un ripensamento della sua presenza a scuola, un coinvolgimento degli adulti significativi per individuare modi di comunicazione più funzionali;

- l'area della facilitazione cognitiva, che investe più propriamente gli obiettivi scolastici, la relazione con il sapere e le modalità di apprendimento dello studente, sia nei loro esiti che nei processi.

Per quanto riguarda la conduzione dei colloqui si rileva che una delle maggiori difficoltà per i tutor (che sono anche e soprattutto insegnanti) è che in questo tipo di relazione non si devono dare risposte, non si deve sempre dire "la cosa giusta" e risolvere il problema, anzi, molto spesso non esistono risposte da dare, l'importante è far esplicitare ai ragazzi problemi, dubbi, domande e cercare di aiutarli a trovare le loro risposte (che a volte non sono quelle che noi abbiamo in mente).

* Proprio perché l'istituzione del tutor nasce come risposta a problemi reali delle scuole, tale risposta deve tenere conto delle specificità di ogni scuola, delle caratteristiche, dei vincoli e delle risorse e quindi non esiste "il progetto tutor", ma tanti progetti tutor, non c'è un unico modo di "fare il tutor". E' comunque indispensabile che il progetto venga riconosciuto e "assunto" da tutto il collegio e quindi deve coinvolgere il maggior numero possibile di docenti. Va infine rilevato che molto spesso, vista la positività dell'esperienza, a poco a poco aumentano i colleghi disposti ad assumere questa funzione.

 

Analogie e differenze dei progetti tutor. Dal confronto dei progetti si sono evidenziate delle differenze.

* Ci sono scuole che scelgono di garantire questa opportunità a tutti gli alunni (almeno di alcune classi, ad esempio le "fasce" delle prime, il biennio), altre che, per problemi di scarsa disponibilità di insegnanti/fondi, "limitano" il tutor solo ad alcuni studenti (i casi problematici indicati dal Cdc e i ragazzi che lo richiedono spontaneamente). La prima modalità è più diffusa alle medie, la seconda alle superiori.
* In alcuni casi ci sono più tutor in ogni classe, in altri c'è un solo tutor per tutta la classe. La differenza naturalmente è determinata anche in questo caso dalla disponibilità degli insegnanti e dei fondi.

* Alle superiori in alcuni casi il tutor è "esterno" (non fa parte del Cdc) in altri il tutor è "interno" (un insegnante del Cdc). Alle medie il tutor è sempre "interno".

* Alle superiori il tutor indirizza i ragazzi in difficoltà ai vari "sportelli" e servizi che la scuola offre e questo "lavoro in tandem" funziona perché si è riscontrato che i ragazzi difficilmente lo fanno da soli, ma vanno guidati.

* Molte scuole in questi ultimi anni hanno dovuto ridurre i progetti tutor, alcune anche rinunciarvi, perché sono stati tagliati i fondi per i progetti e/o i distacchi (i coordinatori di questi progetti avevano spesso distacchi totali o parziali).

A proposito di alcune differenze sono stati però rilevati e ripetutamente sottolineati due aspetti:

- Sia alle medie che alle superiori si dovrebbe cercare di evitare di assegnare il tutor solo ad alcuni ragazzi (ai "casi problematici" e ai ragazzi che lo chiedono) invece che a tutti. Il primo caso è negativo proprio perché è come "dare la patente di caso difficile" (la profezia che si autoavvera ...) e spesso viene rifiutato, il secondo caso perché si "tagliano fuori" proprio i ragazzi più "bisognosi", infatti i ragazzi che autonomamente si rivolgono al tutor hanno già un alto grado di consapevolezza. Riporto a questo proposito le parole di un'insegnante di scuola superiore: "Rimangono fuori dal progetto tutti quei ragazzi "che non evidenziano problemi", la cosiddetta "fascia grigia" che ancora dopo la metà anno non evidenzia particolari difficoltà. Ma è proprio fra questi che ci sono stati molti bocciati perché, scarsamente consapevoli dei propri problemi, verso la fine dell'anno si trovano ad affrontare da soli, senza guida, grosse difficoltà, non chiedono aiuto e non riescono a superarle, si sentono impotenti e "mollano". E' a questi che deve arrivare il progetto tutor, si deve cioè estendere a tutti i ragazzi di prima la possibilità di avere almeno un colloquio con il tutor in modo che possano conoscere direttamente questa opportunità e utilizzarla ... "

- Un tutor solo per un'intera classe non riesce realisticamente a svolgere in modo efficace i propri compiti (riprendiamo più avanti questo discorso).

 

3. Confronto tra i progetti in atto e il tutor nella riforma Moratti

Nell'ambito del progetto di rete si è svolto recentemente un incontro proprio sul confronto tra il tutor proposto nella riforma Moratti e i nostri progetti. In questa occasione si sono evidenziate differenze organizzative, ma anche, e soprattutto, di impostazione pedagogico-educativa.

* La differenza più rilevante sta nella concezione del tutor che non può e non deve per noi essere una sorta di factotum, un insegnante che si assume la delega della gestione dei problemi da parte del Cdc, bensì un mediatore, un facilitatore che deve facilitare l'attuazione dei compiti individuati e la gestione degli aspetti problematici attraverso un lavoro di équipe del Cdc. Questa concezione del tutor è stata molto ben espressa da Laura Formenti: "Mi piace definire il tutoring come "un tipo di azione educativa", usando un verbo, quindi rappresentandolo come un'azione, una funzione, e non una figura, tanto meno un ruolo. Oggi si parla tanto di tutor, spesso a sproposito. Il tutor è visto come un insegnante che viene incaricato di occuparsi dell'allievo, attraverso una delega (del dirigente, dei colleghi, della famiglia…). E' rischiosissimo definirlo in questo modo, perché l'insegnante si trova a gestire un sistema complesso (di informazioni, di relazioni, di eventi…), con altri che non si ritengono parte in causa, co-responsabili della tutorship, e con una quantità di tutorati che travalica ogni possibilità di azione efficace." (intervento all'incontro "12 anni di esperienza di tutor a Rinascita: i modelli possibili" che si è svolto a Rinascita il 10/6/04).

* Per quanto riguarda l'aspetto organizzativo, si osserva che nella legge il tutor ha un numero veramente notevole di compiti se riferito a tutti gli alunni di una classe. Solo a Rinascita i compiti del tutor sono simili (a parte il portfolio che nel nostro caso può essere assimilato al fascicolo personale), ma nel nostro caso ogni tutor non segue più di 8 alunni e siamo in una scuola sperimentale. In tutte le altre scuole i compiti sono ridotti, eppure il lavoro non è certo poco. Quindi, per la nostra esperienza, il tutor della riforma Moratti è praticamente irrealizzabile da una persona sola. Dal confronto in questo gruppo di lavoro è emerso ancora una volta (e proprio da quelle scuole che, per motivi di scarsa disponibilità, hanno un solo tutor di classe) che per poter svolgere anche solo una parte dei compiti individuati (peraltro essenziali nella scuola) non basta una sola figura, ci vogliono più tutor in ogni classe. Il lavoro va distribuito e questo non solo per evitare un eccessivo carico, ma anche per evitare un dannoso atteggiamento di delega da parte del Cdc. In molti dei nostri progetti si è presentato questo rischio, ma in questo modo il rischio si "istituzionalizza" perché il tutor è per legge un'unica figura.

* Più specificamente, per quanto riguarda i compiti del tutor, si sottolinea soprattutto l'importanza della facilitazione relazionale (ascolto, accompagnamento, "cura"), ma si manifestano perplessità rispetto alla costruzione di "percorsi personalizzati" e alla documentazione del percorso formativo (portfolio), non perché sono considerate inutili e non importanti, anzi, quanto perché, nell'esperienza di chi almeno in parte le pratica, richiedono davvero molto tempo.

* Infine si valuta positivamente il fatto che nella legge ci sia il riconoscimento della funzione del tutor e che si consideri l'idea di "istituzionalizzarla", ma con queste modalità si corre il rischio di "bruciarla" perché in questi termini non è realizzabile e già molte scuole, dalle elementari alle medie, stanno giustamente contestandola e rifiutandola.

Per concludere, nel sito sopra indicato Giuseppe Bertagna nella premessa al suo documento "Tutorati e tutor nella riforma" scrive: "La funzione tutorale compete a tutti i docenti... E' inimmaginabile che un sistema educativo di istruzione e formazione non la eserciti. Non potrebbe essere definito educativo".

Su questo punto mi trovo d'accordo con Bertagna, ma mi sembra palese la contraddizione tra questa affermazione e la realizzazione e cioè il fatto che nella legge il tutor sia un solo insegnante della classe in ogni ordine di scuola, dalle elementari alle superiori.

Ribadisco quindi che i compiti del tutor nella legge Moratti sono assolutamente necessari nella scuola e che fanno peraltro parte della funzione docente. Ma questo tipo di "azione educativa" deve essere il prodotto di un lavoro di équipe che verrebbe invece ostacolato, se non precluso, dal fatto che una persona sola si faccia carico di tutti quei compiti. Nella nostra esperienza abbiamo riscontrato che un efficace lavoro di équipe, una reale condivisione, si realizzano effettivamente quando la funzione di tutor è estesa, distribuita. Ma questo non si può certo realizzare a "costo zero", bisogna dare più risorse alla scuola pubblica: più docenti, più fondi. Uno degli indicatori più significativi della civiltà di un paese.

 

* docente presso l'Istituto Sperimentale Rinascita - A. Livi di Milano e formatrice