P a v o n e R i s o r s e

 

Pronuncia del CNPI

sulle problematiche interculturali.

di Aluisi Tosolini da Pavone Risorse del 12/3/2006

 

Il 19 dicembre 2005 il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione ha reso pubblico un importante documento contenente una pronuncia di propria iniziativa sulle problematiche interculturali nella scuola e nella società italiana.
Nel numero scorso di questa rubrica abbiamo ampiamente presentato e commentato le linee guida sull’integrazione degli alunni stranieri consegnate dal MIUR alle scuole febbraio 2006, oggi invece ci dedichiamo ad un’altrettanto approfondita analisi del documento del CNPI.

In realtà di tratta di due documenti elaborati nello stesso periodo di tempo, visto che le bozze delle Linee guida erano note fin dal novembre 2005, e che affrontano la stessa problematica giungendo tuttavia ad esiti molti diversi sia per complessità che per profondità della riflessione.

 

Il documento del CNPI

Composto da undici dense pagine, il documento del CNPI si presenta suddiviso in sei parti

1. Premessa
2. I dati e i processi in corso
3. Le nuove frontiere dell’immigrazione nella scuola
4. Una nuova fase
5. Problematiche emerse
6. Linee di intervento

 

Il punto di partenza: società globale e nuovi compiti dell’educazione

Nella Premessa il CNPI svolge un ragionamento estremamente interessante che può essere sintetizzato nella assunzione di consapevolezza che occorre passare ad una nuova fase della scuola nella società multicuturale e globale.

IL CNPI intende infatti "sollecitare una nuova riflessione di fronte ai problemi di più ampia portata che attraversano il nostro tempo e che mettono in difficoltà lo stesso modo di pensare e di organizzare la vita della scuola".
E ciò non è di per sé direttamente legato al processo migratorio: "L’educazione interculturale ci conduce a concentrarci sul compito che la scuola ha comunque, e a maggior ragione in presenza di alunni immigrati […] Nel mondo globalizzato, in cui sembrano crescere le disuguaglianza, la scuola appare sempre più il luogo in cui naturalmente si educa al rispetto reciproco e alla convivenza democratica".
Da qui, scrive il CNPI, la necessità di aprire una nuova stagione per l’educazione interculturale.
Certo, si tratta di affrontare nodi concreti ed assillanti (come salvaguardare la qualità del servizio scolastico pubblico, come rendere possibile una positiva accoglienza ed un corretto primo inserimento degli alunni stranieri; come risolvere il nodo delle scuole superiori e del necessario legame tra istruzione e formazione professionale, come favorire la formazione degli immigrati adulti, …) ma il punto vero, scrive il CNPI,
"non è come affrontare i flussi di immigrazione che portano tante presenze di paesi diversi nelle nostre classi, piuttosto in che modo ri-assumere a scuola l’incontro tra culture, una risorsa per la società che cambia, ovvero come far vivere e convivere, senza snaturarli, i processi identitari, come garantire anche attraverso l’esercizio del diritto all’istruzione, piena cittadinanza".

 

Una scuola capace di ri-assumere l’incontro tra culture

Il testo appena riportato gioca emblematicamente con il termine RI-ASSUMERE. Non si tratta infatti, dice il CNPI, di sintetizzare (omologare, integrare, ovvero riassumere nel senso di condurre ad unità le differenze culturali) quanto piuttosto di mettere di nuovo al centro del lavoro della scuola (assumere nuovamente) l’incontro tra culture. Incontro che, e qui risuona la circolare 205/1990, costituisce una risorsa sia per la crescita per l’identità delle persone che per la crescita della democrazia e della cittadinanza.

 

Non da sola: scuola ed territorio

Ed in questo la scuola non può e non deve agire da sola. Di fronte a sfide complesse (ed il documento cita le questioni sollevate dal rapporto Occidente-Islam) sono necessarie nuove analisi e nuove proposte. Una nuova progettualità che può nascere solo da una integrata riflessione su nuovi modelli di integrazione e di cittadinanza. Riflessione che la scuola non può e non deve fare da sola e che invece richiede il coinvolgimento pieno e attivo delle istituzioni locali e dei soggetti che a vario titolo sono impegnati sul territorio.
Insomma, una esplicita richiesta alle scuole a definire il proprio POF non nella solitudine autarchica che finora ha spesso caratterizzato questo fondamentale passaggio quanto piuttosto di dare pieno corso all’art. 8 del DPR 275/99 sull’autonomia che richiede proprio il coinvolgimento pieno ed attivo del territorio.
Le sfide della società globale (che sono sia culturali che antropologiche ed economiche) non possono essere affrontate e vinte dalla sola scuola. La scuola deve infatti attrezzarsi con nuovi strumenti. E qui il CNPI, sottolineando con crudezza che purtroppo la scuola italiana è impreparata alle nuove sfide, evidenzia tre sentieri di impegno immediato:

a) porre l’educazione interculturale al centro dei curricoli. Cosa che non è avvenuta con i curricoli della riforma che al contrario si segnalano "per la limitatezza della proposta culturale contenuta nelle Indicazioni nazionali che non fanno alcun cenno alla problematica"

b) intervenire a sostengo della formazione iniziale e in servizio del personale della scuola (solo in questo modo sarà possibile fornire strumenti per il superamento di stereotipi e pregiudizi e per favorire la piena integrazione)

c) operare in una logica sistemica con i diversi soggetti attivi sul territorio (enti locali, istituzioni scolastiche autonome, volontariato sociale…).

Insomma, tutta un’altra impostazione rispetto alle Linee Guida sull’integrazione del MIUR. E non tanto per le proposte concrete (si veda dopo) quanto per l’orizzonte, il contesto, lo scenario in cui è collocata l’educazione interculturale intesa come dimensione "normale" dell’educazione nelle società globali/multiculturale.

 

Le nuove frontiere della società multiculturale

Nella seconda e terza parte il documento del CNPI analizza dapprima i dati del processo migratorio complessivo, così come risultano dai Rapporti della Caritas e di Migrantes), e successivamente i dati riferiti agli alunni non italiani indagati a partire dai Rapporti del MIUR. E particolare attenzione viene offerta al successo formativo degli studenti stranieri rilevando proprio nell’alto tasso di bocciature uno dei limiti più significativi dell’attuale impegno del sistema formativo.

Il passaggio rende anche possibile al CNPI esprimersi con chiarezza a riguardo di un approccio che spesso pare intriso di eccessivo "buonismo": "Va superata una retorica dell’integrazione, soprattutto a livello politico istituzionale , che andrebbe contrastata come uno degli stereotipi da superare, per guardare in faccia la durezza dei processi da gestire e i limiti che permangono". Parole che riecheggiano uno degli studi più utili ed interessanti degli ultimi anni a riguardo degli equivoci del multiculturalismo che proprio in alcune retoriche intravedeva il luogo da cui germinavano nuovi stereotipi. Si tratta, come ben sanno i lettori Pavonerisorse, dello studio curato nel 2002 da Davide Zoletto e Giovanni Leghissa per Aut Aut e ampiamente presentato anche in questa rubrica.

 

Una nuova fase

Il paragrafo intitolato "Una nuova fase" affronta con lucidità i mutamenti avvenuti nelle società globali dopo l’11 settembre, gli attentati di Madrid, l’omicidio di Theo Van Gogh, le rivolte nelle banlieu francesi…
Eventi che hanno segnato una forte discontinuità con la fase precedente e che richiedono una nuova "riflessione sul modello di società multiculturale".
Riflessione che è urgente anche per l’Italia, come segnalano i fatti legati alla scuola di Via Quaranta a Milano.
L’Europa è attraversata, scrive il CNPI riecheggiando gli studi di Zygmunt Bauman e Ulrich Beck, da un vento di insicurezza, paura, diffidenza. Se a ciò si aggiunge il perdurare di una significativa crisi economica che ha determinato, anche in Italia, una sensibile riduzione di risorse per le spese sociali possiamo concludere che
"a una maggiore insicurezza è corrisposta una riduzione delle risorse disponibili, con l’inevitabile conseguenza di un’acutizzazione dei problemi e delle tensioni sociali ad essi connessi".
Il CNPI non intende giungere a frettolose conclusioni ma solo
"affermare la necessità di aprire una riflessione profonda sulla nuova fase. Occorre prendere consapevolezza dei problemi inediti che si pongono alla società italiana e alla scuola del nostro paese e trovare le soluzioni possibili, nel rispetto delle leggi vigenti".
Si tratta di confronti duri, di conflitti inevitabili, che vanno gestiti per tutti nel pieno rispetto delle regole e dei principi democratici. E ciò costituisce di per se stesso
"una prima risposta ai muri invisibili eretti dal terrorismo". Risposta che, ancora una volta, non può essere fornita dalla sola scuola ma chiede obbligatoriamente una "programmazione territoriale dell’integrazione" quale frutto di una politica comunemente elaborata da enti locali, terzo settore, scuola..

 

Accoglienza, integrazione linguistica e sociale

Il quinto paragrafo della Pronuncia del CNPI (Problematiche emerse) affronta il tema dell’integrazione degli alunni non italiani a scuola. Si tratta, in sostanza, degli stessi punti approfonditi dalla Linee Guida del Miur: le norme e gli strumenti per l’accoglienza, la formazione delle classi, l’integrazione linguistica, la figura dei mediatori, i supporti didattici, la definizione del POF, ….
Indicazioni che non si discostano da quelle elaborate dal Miur, se non per una elemento essenziale che le Linee Guida tralasciano:
"risultano ancora insufficienti le risorse umane e finanziarie garantite alla scuola, pur essendo aumentata, e di molto, la loro responsabilità".

 

Linee di intervento

Il documento del CNPI si conclude con sette sollecitazioni al Ministero dell’Istruzione ed all’amministrazione scolastica. Quasi un programma di lavoro:

1. assumere i problemi dell’educazione interculturale in una visione sistemica che coinvolga tutte le istituzioni in una condivisa programmazione e progettazione territoriale dell’integrazione

2. Sostenere l’autonomia delle scuole ed in particolare il rapporto tra reti di scuole ed altre autonomie (comuni, province, regioni, uffici scolastici regionali)

3. creare laboratori territoriali di documentazione, sedi di ricerca-azione che costituiscono per le scuole e per le autonomie locali un luogo di reale incontro ove possano convergere le azioni riferite a POF, protocolli di accoglienza, problematiche relazionali, rapporti con le comunità di origine e coinvolgimento delle stesse nelle scelte, ecc..

4. inserire nei piani di studio della formazione iniziale degli insegnanti nuovi approcci e nuovi contenuti che, pur evitando inutili specialismi, permettano ai nuovi docenti di entrare in possesso delle competenze necessarie a formare nuovi cittadini nella società globale.

5. garantire, questa nuova fase, nuove straordinare risorse umane e finanziare alle scuole.

6. prevedere la presenza di mediatori culturali e di figure professionali in grado di accompagnare il processo di integrazione sia per quanto concerne gli alunni che le famiglie ed il territorio.

7. da ultimo "occorrono scelte culturali nazionali in grado di orientare la progettazione e l’azione curricolare delle scuole e dei singoli docenti. Al riguardo è particolarmente importante rinforzare la didattica laboratoriale, lo spazio di utilizzo delle TIC e un forte investimento di spazi, tempi e attività di carattere linguistico"

 

Per concludere…

…… insomma…. che dire a conclusione della lettura del documento del CNPI?

Per quanto mi riguarda, richiamando le precisazioni con cui chiudevo il commento alle Linee Guida del Miur, non posso che dire … FINALMENTE un documento che prende sul serio la sfida della formazione entro le società globali della conoscenza ove la dimensione interculturale è chiamata a divenire la "normalità dell’educazione".

In particolare mi preme sottolineare alcuni elementi:

a) l’educazione interculturale viene riconosciuta come elemento chiave del processo formativo nelle società globali e multicuturali
b) l’educazione interculturale avvalora il significato della democrazia delle nostre società e comporta una rilettura del significato di cittadinanza e di accesso alla cittadinanza
c) è necessaria una scelta culturale a livello nazionale, ovvero la discussione e la definizione precisa del modello di società "interculturale" verso cui vogliamo tendere. Modello che non può che essere elaborato assieme da tutta la società italiana e non solo da alcuni sui ambiti.
d) l’educazione interculturale richiede una programmazione territoriale frutto dell’interazione tra diverse autonomie. Ed è qui che si colloca la vera autonomia delle istituzioni scolastiche intese come "intellettuali sociali"capaci di leggere i bisogni formativi del territorio e di rispondervi con competenza
e) il nuovo contesto globale e multiculturale richiede una radicale revisione dei curricoli
f) occorrono nuove risorse, sia finanziarie che umane.
g)….

Chiunque segua questa rubrica su PavoneRisorse sa molto bene che la posizione di chi scrive è da anni collocata sulla linea delle riflessioni proposte dal CNPI.
Riflessioni che hanno il merito di dar nuovo vigore e nuovo spazio a posizioni e proposte che negli ultimi anni sono sostanzialmente sparite dall’orizzonte del MIUR e che invece devono tornare ad essere al centro della progettualità della scuola.
"In conclusione – ed è l’ultima frase della pronuncia - il CNPI ritiene che, pur essendo stato fatto molto, ancora molto resta da fare sulle problematiche interculturali. Indirizzare le azioni formative nella direzione di una società più equa e solidale, capace di garantire l’estensione dei diritti, è compito di tutti. La scuola non può e non vuole rinunciare a svolgere questo compito fondamentale".

Aluisi Tosolini