Burnout, psicopatie e antidoti - di Vittorio Lodolo D'Oria

Il Maestro crocifisso.

 di Vittorio Lodolo D'Oria da Proteo Fare Sapere del 20/03/2005

 

Si può mettere sulla copertina di un libro l’immagine emblematica di un crocifisso? D’impulso, ed in quanto credente, mi verrebbe da rispondere di no, ma seguendo il principio gesuitico “dell’agere contra” l’ho fatto con piena consapevolezza.

La copertina di un testo rappresenta il primo modo che questi ha di parlare all’individuo che, se attratto, si trasformerà in lettore. E quale immagine è più dirompente di un insegnante inchiodato alla croce – esattamente come lo fu il Maestro - per gridare alla comunità tutta la sofferenza psicofisica di una categoria professionale cui noi tutti sputiamo addosso o - se va bene - ignoriamo?

Contemplando il crocifisso intravedo profetiche analogie in quel binomio croce-uomo o più crudamente legno-carne. Il Maestro insegnava, nelle piazze e nelle sinagoghe, a grandi e piccini, uomini e donne, poveri e ricchi, buoni e cattivi, senza distinzione di sorta. Esattamente come sono tenuti a fare i nostri insegnanti e per di più in un mondo globalizzato. Duemila anni fa salì sulla croce ammonendo implicitamente che quel mestiere, tanto bello ma altrettanto ingrato, avrebbe richiesto un estremo sacrificio. La folla (leggasi l’utenza) sputa, impreca, maledice, mentre le istituzioni si lavano le mani o incoraggiano la massa a denigrarti e umiliarti, perché tutti – anche i discepoli più cari - ti abbandonino inducendoti a desiderare la morte di fronte a tanta solitudine. Quante pietose analogie con quei tempi andati, e quanta attualità in quella profezia. Sono bastati tre miseri anni d’insegnamento pubblico per ottenere la condanna a morte a quell’Uomo, quando nulla di tutto ciò sarebbe stato lontanamente immaginabile nei vent’anni trascorsi nella bottega di falegname a lavorare il legno con pazienza e passione. Sentimenti che il legno, più misericordioso dell’uomo, non avrebbe dimenticato, anzi avrebbe ricambiato con l’abbraccio della croce. Quel materiale inerte avrebbe sostenuto la carne non più viva dell’Uomo-Dio, consentendogli di sostenere il corpo eretto a braccia aperte proteso nell’atto estremo di accogliere ancora una volta tutti, come fa l’insegnante, senza distinzione di sorta, o meglio accomunati nello sputo e nella bestemmia.

Tre anni fa, mi venne in mente l’analogia tra la sofferenza del Maestro nell’orto degli ulivi e la situazione di disagio dei nostri insegnanti, così che decisi di chiamare “Getsemani” la mia prima ricerca sull’argomento. Pochi mesi fa ho pubblicato gli aggiornamenti dello studio sull’autorevole rivista scientifica della Medicina del Lavoro ed ho voluto battezzarlo col nome altrettanto evocativo di “Golgota”. I dati infatti erano significativamente peggiorati nell’ultimo biennio, non solo per l’aumentata prevalenza delle malattie psichiatriche diagnosticate agli insegnanti, ma anche per la maggiore incidenza di patologie tumorali rispetto alle altre categorie professionali.

Voler pubblicare l’immagine di un insegnante, inchiodato ad una croce, sulla copertina del libro “Scuola di Follia” (Armando Editore) non è dunque una provocazione estemporanea ma una scelta convinta e maturata in questi lunghi anni di studi e ricerche. Vuole certamente richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su di un tema preoccupante che tocca tutti da vicino: docenti, istituzioni, sindacati, medici e utenza ma senza scandalizzare o offendere alcuno.

Non posso evidentemente pretendere che tutti diano per buone le mie ragioni e mi dichiaro fin d’ora pronto a fare ammenda per la mia scelta. Chiederò venia a chi mi riterrà blasfemo, ma solamente se costoro continueranno a considerarmi tale dopo aver letto il libro.

Intanto rivolgo a tutti i miei migliori auguri di una Santa Pasqua che – dobbiamo ricordare – segue da vicino la crocifissione. Ricordo infine che sarò assai lieto di poter incontrare personalmente critici e sostenitori, in occasione della presentazione del libro “Scuola di Follia” alla fiera di Bologna, il 16 Aprile alle 15.30 nella sala Blu del Padiglione 33 (proprio come gli anni di vita del Maestro).

 

vittorio.lodolodoria@fastwebnet.it