#riformabuonascuola,
partenza a rilento con fermata immediata

Alessandro Giuliani, La Tecnica della Scuola 30.3.2015

Martedì 31 l’affidamento del ddl alla VII commissione della Camera; le audizioni prenderanno il via il 2, ma si prosegue solo fino a venerdì mattina. Poi il rompete le righe per le festività pasquali. La senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola Pd: le nuove audizioni "già martedì". Poi sarà corsa contro il tempo per assumere nel 2015 tutti i 100mila precari. Il premier Renzi: ora dipende dal Parlamento.

Diverse settimane per arrivare alla Camera, un paio di giorni scarsi di lavoro, poi di nuovo fermo ai box per qualche giorno per via delle imminenti festività pasquali. Come ampiamente preventivato, il disegno di legge di riforma della scuola arriverà all’esame della Camera solo martedì 31 marzo, quando verrà consegnato all’ufficio di presidenza della VII commissione Cultura di Montecitorio. Due giorni dopo, giovedì 2 aprile, prenderanno il via le audizioni richieste da sindacati e associazioni. Ma la prima fase dell’esame del testo durerà non più di un giorno e mezzo.

"Si comincia questo giovedì - ha spiegato la senatrice Francesca Puglisi, responsabile nazionale scuola del Pd, parlando a margine di un incontro a Roma - e si prosegue anche venerdì mattina". Poi, dopo la breve pausa pasquale, deputati e senatori saranno convocati per nuove audizioni "già martedì".

Poi "le audizioni congiunte di Camera e Senato", sul ddl di riforma della scuola, "riprenderanno martedì" 7 aprile, ha assicurato Puglisi.

Del ddl scuola ha parlato anche il premier, Matteo Renzi, alla Direzione al Pd. "Venti sono stati i decreti del governo Renzi, ha detto il premier, 22 quelli del governo Letta, 29 di Monti, 30 di Berlusconi e 27 di Prodi. "C'è rispetto alla centralità del Parlamento - ha concluso - che dipende però dal Parlamento, se vorrà approvare la riforma della Scuola o della Rai".

"Il filo rosso tra i vari modelli di riforma del nostro governo è che la nostra è l'epoca delle riforme basate sulla responsabilità delle persone e non sullo scaricabarile", ha tenuto a dire il presidente del Consiglio. Quello stesso modello, sottolinea, viene applicato alla riforma della scuola e si applica "al preside o dirigente scolastico". Insomma, il messaggio è chiaro: la riforma della scuola deve passare per le Camere, non basta l’input del Governo a realizzarla.

Intanto, è già pronto l’iter di approvazione: il calendario prevede per giovedì 2 aprile, come già detto, l'inizio delle audizioni dei soggetti coinvolti - una cinquantina - che vanno dai sindacati alle associazioni degli studenti, degli insegnanti e dei genitori. Entro la fine di aprile, se non ci saranno intoppi, il ddl potrebbe essere approvato dalla Camera e passerebbe al Senato che, considerando anche il ponte del Primo maggio, avrà tempi strettissimi (i lavori potrebbero cominciare il 4 o il 5 maggio). 

“È assai improbabile – scrive l’Ansa - che i senatori, non particolarmente soddisfatti del fatto che il disegno di legge sia stato assegnato alla Camera, rinuncino a proporre modifiche ed emendamenti, il che renderebbe obbligatorio un nuovo passaggio alla Camera. I trasferimenti dall'uno all'altro ramo del Parlamento potrebbero tuttavia - se c'è la volontà politica - anche essere veloci, consentendo l'approvazione definitiva a fine maggio, termine ancora sufficiente per mandare in cattedra dal prossimo settembre circa 100.000 precari. Al Ministero dell'Istruzione la macchina organizzativa si è già messa in moto per gli adempimenti. Ma la strada non è così spianata come vorrebbe il Governo. Oltre all'ostilità dei sindacati, c'è anche quella di alcune forze politiche”. 

Da vincere ci sono, però, soprattutto le avversità sulla tempistica di approvazione: considerando i due mesi canonici utili a convertire in legge dello Stato il ddl, il via libera per le immissioni si concretizzerebbe non prima di inizio luglio. Qualsiasi intoppo sarebbe fatale per vedere sfumate le 100mila immissioni in ruolo. Con il disco verde che, a quel punto, scatterebbe solo per il turn over: in pratica, non più di 50mila posti.