Derive e passi nel vuoto

Francesco di Lorenzo,  Fuoriregistro 28.3.2015

Se non è deriva questa, poco ci manca. Il ministro del lavoro Poletti dice che tre mesi di vacanze scolastiche sono troppi e il ministro dell'istruzione Giannini, scavalcata di netto e senza ritegno, cerca di metterci una pezza rispondendo altro o comunque tergiversando non nel merito. Sulla scuola siamo a questo punto: assolutamente nessuna differenza con i peggiori governi del passato, con l'aggravante che questi hanno provato ad illudere, riuscendoci, una platea vastissima di persone. Le voci, il nervosismo, la sparizione del piano di assunzioni, in pratica lo stallo del ddl sulla 'buonascuola', sono il corollario di una vicenda che sfiora il surreale. Parole e fumo vendute e accolte sulla fiducia, hanno portato ad un nulla di fatto. Il vecchio saggio diceva che i debiti con la bocca alla fine ti si ritorcono contro, e questo, puntualmente, sta avvenendo.

Ci sono ancora margini di ripresa? Si può ancora risalire la china che si intravede o sulla quale siano già incamminati? E chi lo sa? Fatto sta che ormai sono in maggioranza quelli che criticano la riforma di Renzi. L'ultimo in ordine di tempo è l'ex ministro dell'Istruzione Tullio De Mauro ( che qualcosa ne capisce), il quale parla della 'buonascuola' come passo nel vuoto. Quindi tra derive e passi nel vuoto, la solita speranza fa fatica a trovarsi un varco.
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Il dato di fatto, secondo il Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, è che per informarsi su quello che ci accade intorno, il 71,5 % dei giovani italiani usa Facebook. L'informazione quindi passa per il più grande social network del mondo. Che non è più solo lo strumento per deridere, 'cazzeggiare' e disinformare. Al secondo posto dopo FB, per avere informazioni, i giovani usano Google (68,7%), i telegiornali (68,5%), YouTube (53,6%), la radio (48,8%) e solamente il 27,5 % legge i giornali stampati.

Che ci piaccia o no, i giovani si informano - sanno le cose che accadono - o dai coetanei con cui sono in contatto, oppure direttamente dalle pagine che hanno scelto di seguire. Le informazioni sono le più disparate e sono servite in quantità industriale: tra l'altro vengono proposte senza che chi legge si dia la pena di cercarle, te le trovi semplicemente spiattellate e pronte davanti agli occhi. Addirittura agli editori americani Facebook ha proposto di inserire le notizie direttamente sul social network senza nessuna mediazione. Praticamente, se la cosa venisse accolta, ci troveremmo di fronte alla più grande agenzia di informazione del mondo, con buona pace della pluralità delle scelte e della diversità delle fonti. Naturalmente verrebbero veicolate e presentate meglio e in quantità maggiore le notizie più commentate e condivise, e le altre? Una ipotesi è che I giornali potrebbero, sempre su FB, affittare delle bacheche a pagamento e presentare così le proprie notizie. Un cercare di stare a galla, insomma. Evidentemente, dopo si aprirebbe la corsa a comprare spazi su FB, pena l'estinzione e la scomparsa. In pratica una lotta senza quartiere per la sopravvivenza.

Senza voler essere catastrofisti, ma c'è da dire che da questo punto di vista le prospettive non sono rosee. Se ci spaventa l'ipotesi di un editore unico in Italia, dovremo essere iper-spaventati da quello che potrebbe accadere con l'informazione attraverso la sola fonte di FB.

Viene in mente allora un antidoto che potrebbe essere una scuola solida che metta in guardia i giovani dalle dipendenze, da tutte le dipendenze, anche da quelle legate ai social. Una scuola che insegni a scegliere le notizie e a non accoglierle e basta.

E la 'bruttascuola' prospettata da Renzi, con le sue derive e suoi passi nel vuoto, non ha proprio queste caratteristiche.