150 mila neoassunti.
Dovranno seguire corsi di aggiornamento specifici.
C'è chi li vuole più licenziabili

di Paolo Damanti, Orizzonte scuola 5.1.2015

Novità in vista per le 150 mila assunzioni e l'anno di formazione. Nel frattempo si anima il dibattito intorno alle modifiche legate all'assunzione dei nuovi docenti, c'è chi li vuole ulteriormente formare.

Ormai scontata l'assunzione dei 150mila nuovi docenti tra graduatorie ad esaurimento e concorso 2012. La Legge di Stabilità ha definitivamente stanziato i fondi, adesso è soltato questione di tempo. Probabilmente sarà febbraio il mese decisivo, come anticipatovi sabato. Quindi si cambierà sistema di reclutamento, con l'accesso riservato soltanto a chi supera il concorso a cattedra.

Possono i 150 mila futuri, nuovi docenti tirare un sospiro di sollievo? Pare di no. Attorno alle assunzioni sono, infatti, aperti due importanti dibattiti, entrambi seguiti in questi mesi dalla nostra redazione.

Anno di prova

Ricordiamo, innanzitutto che i futuri assunti, per la maggior parte, sono docenti che lavorano a scuola già da anni, che hanno una o più abilitazioni, che hanno svariati titoli, che hanno superato prove di selezione e concorsi.

Già da mesi si consuma un dibattito sulla formazione (o ulteriore formazione) di questi docenti. Per legge, è bene chiarirlo, è previsto un anno di prova durante il quale al docente neoassunto viene assegnato un tutor. A fine anno, inoltre, il docente viene giudicato da una commissione di pari interna all'istituto.

Pare, però, che la politica abbia deciso che tutto ciò non basta. Le avvisaglie sono arrivate già qualche mese fa con svariate proposte informali, interventi parlamentari che sono culminati, durante l'approvazione della Legge di Stabilità, nell'emendamento Santerini che chiedeva ai neoassunti di "certificare" le proprie competenze informatiche e linguistiche. Emendamento inglobato successivamente ad uno di riformulazione dell'articolo specifico sui finanziamenti della riforma a firma Coscia e che, nella sua versione definitiva, stanzia parte dei fondi per la formazione dei docenti.

Conferme in questa direzione giungono anche dal Sottosegretario Davide Faraone che annuncia, relativamente ai 150mila assunti: "finalmente faranno l’anno di prova che diventerà una cosa seria".

Anno di prova che servirà a capire, specifica Faraone, quali sono le carenze di questi insegnanti neoassunti ai quali, eventualmente, saranno affiancati docenti più esperti o che dovranno seguire percorsi di aggiornamento a loro specificatamente dedicati.

Con molta probabilità, le competenze che dovranno dimostrare riguardano l'informatica e l'inglese, ma questa è soltanto una nostra ipotesi. Staremo a vedere cosa salterà fuori.

Licenziabilità

Altro aspetto che in questi giorni è al centro delle polemiche politiche riguarda la questione della licenziabilità dei dipendenti della pubblica amministrazione.

La polemica prende le mosse dal Job Act nel quale è stato inserito il contratto a tutele crescenti, legato ad una modifica dei criteri per la licenziabilità dei dipendenti. Un provvedimento che abbassa la discrezionalità dei giudici in caso di contenzioso legato ai licenziamenti, ma che, ha chiarito lo stesso Renzi, riguarda il settore privato.

Precisazione che ha fatto andare su tutte le furie quella fronda della maggioranza che voleva una applicazione anche al settore pubblico.

Tra i componenti di spicco della fronda, il senatore Ichino, l'On Tinagli (Sempre di Scelta civica), l'On Anna Ascani (del Partito Democratico). Queste ultime, in particolare, hanno apertamente affrontato la questione delle 150mila assunzioni e l'applicazione delle soluzione del Job Act anche ai contratti pubblici.

Il Primo Ministro ha tenuto a precisare che della Pubblica amministrazione si parlerà nel Decreto Madia, attualmente in discussione al Senato, cogliendo l'occasione del caso dei vigili urbani della capitale che hanno presentato certificati di malattia di massa in occasione della notte di Sal Silvestro per annunciare riforme incisive sui contratti della pubblica amministrazione.

Insomma, si vuol rivedere la Legge Brunetta ed andare oltre lo stesso Brunetta, dato che, ad oggi, scarsi risultati hanno ottenuto le restrizioni sulle malattie e la maggiore facilità nel licenziamento dei dipendenti.

Il tutto è rimandato, dunque, al Senato e c'è chi già annuncia una riapertura dei termini per la presentazione degli emendamenti al Decreto Madia, sempre che non ci sia un ripensamento.