Dalla stabilizzazione dei precari
alla carriera dei prof, fino all’alternanza:
ecco la riforma

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci, Il Sole 24 Ore 23.2.2015

Un maxi-assunzione di precari che svuoterà (ma non del tutto) le graduatorie a esaurimento e attingerà anche a quelle d’istituto. L’introduzione di una vera e propria carriera degli insegnanti che lascerà alle scuole l’ultima parola sui docenti da premiare. Il potenziamento di musica, inglese ed educazione fisica alle primarie e di storia dell’arte alle superiori (ma non in tutti gli indirizzi). Il rafforzamento dell’alternanza scuola-lavoro. Di ora in ora (e di bozza in bozza) il pacchetto «Buona Scuola» assume un contorno sempre più definito. Dopo la convention del Pd sul primo anno di vita del governo che si è tenuta ieri a Roma e che ha visto il premier Matteo Renzi rilanciare la riforma come «la base dell’Italia che vogliamo per i prossimi 30 anni», i riflettori sono puntati sul Consiglio dei ministri di venerdì 27 che dovrebbe varare un decreto con le misure urgenti e un disegno di legge delega con la riforma di più ampio respiro.

Stabilizzazione precari 
La novità più attesa (quanto meno dal corpo docente) è il piano di assunzioni a cui stanno lavorando gomito a gomito i tecnici del Miur, del Mef e di palazzo Chigi. La sua finalità è quella ribadita da Renzi e dal ministro Giannini ieri: tirare una linea sul passato e far sì che in futuro nella scuola si entri solo per concorso. Passando ai dettagli del provvedimento d’urgenza, il numero di precari che beneficeranno della stabilizzazione non è ancora stato definito. Ma dovrebbe aggirarsi tra i 120 e i 130mila docenti. Un totale leggermente inferiore ai 148.100 indicati nelle linee guida presentate a settembre. Di questi circa 100-110mila arriveranno dalle famose “Gae”. Con un’avvertenza: le graduatorie a esaurimento non saranno svuotate del tutto ma secondo necessità. Incrociando due variabili: il fabbisogno delle scuole e le risorse stanziate dalla stabilità (1 miliardo nel 2015 e 3 miliardi a partire dal 2016).

Concorso 
Nelle classi di concorso (si pensi a matematica e fisica) in cui le Gae non basteranno si attingerà agli iscritti in seconda fascia, cioè alle graduatorie di istituto. Si partirà da coloro che hanno 36mesi di contratti a termine negli ultimi cinque anni, così da andare incontro alla sentenza Ue del 26 novembre scorso, e si proseguirà via via con tutti gli altri. Per un contingente che al momento è stimato tra le 20-30mila unità. Solo una minima parte di questo contingente verrà assunto il 1° settembre. I supplenti, quindi, non spariranno: visto che gli altri docenti delle graduatorie di istituto potranno ottenere un incarico a tempo determinato fino al termine delle lezioni che, da quanto si apprende, costituirà un titolo preferenziale ai fini del concorso che verrà bandito l’anno prossimo e che dovrebbe mettere a disposizione, nell’arco di un triennio, dai 40-50mila posti (molto dipenderà anche dal turn-over atteso). Così da portare a 170-180mila se non di più la portata dell’intera operazione precari.

Organico funzionale
Nel calcolare il fabbisogno complessivo delle scuole (e dunque il contingente di prof da assumere) si terrà conto dell’organico funzionale che partirà l’anno prossimo e che verrà gestito dai singoli dirigenti scolastici in collaborazione con il Collegio dei docenti. Tradotto in pratica dovrebbe sostanziarsi in 5-6 insegnanti in più nelle singole scuole primarie e in un paio alle secondarie. Che serviranno sia a rafforzare, non per forza in termini di ore in più, alcuni insegnamenti - musica, inglese ed educazione fisica alle elementari e storia dell’arte in tutti i licei e in alcuni indirizzi degli istituti tecnici – sia a fronteggiare con più efficacia gli abbandoni scolastici.

Carriera degli insegnanti 
A cambiare sarà anche la carriera degli insegnanti. Il progetto, annunciato dal sottosegretario Davide Faraone (Pd) al Sole 24Ore qualche settimana fa, di voler sostituire i “vecchi” scatti di anzianità con un meccanismo premiale a scadenza triennale fondato in minima parte sugli anni di servizio e in una quota più ampia sulle funzioni aggiuntive (da mentor o da quadro intermedio) ricoperte dai docenti sarebbe confermato. Con una particolarità non di poco conto: i fondi verrebbero girati alle scuole e sarebbero poi i dirigenti scolastici, d’intesa con i nuclei di valutazione, a decidere gli insegnanti da premiare e in che misura. Dirigenti scolastici che -l’ha confermato Renzi ieri - saranno valutati insieme alle scuole nel loro complesso e ai prof.

Il possibile indennizzo
A completare il quadro delle novità per i professori o aspiranti tali c’è poi l’ipotesi un maxi-indennizzo per coloro che hanno lavorato più di 36 mesi e che preferiscono non aderire al piano di stabilizzazioni perché magari già hanno un altro contratto a tempo indeterminato. In un numero di mensilità massime che va ancora individuato e che consentirebbe di chiudere i conti con i ricorsi che sono seguiti alla sentenza Ue del 26 novembre scorso.

Scuola-lavoro 
Per un pacchetto di norme che necessitano ancora di un’ultima messa a punto ce n’è un altro che sembra più stabilizzato. E che riguarda l’aumento dei poteri derogatori in tema di edilizia scolastica, con la possibilità del governo di esercitare poteri commissariali sugli enti che non intervengono nei tempi, il rafforzamento del digitale nelle aule e il raddoppio da 100 a 200 delle ore di alternanza scuola-lavoro negli istituti tecnici e professionali.

Il disegno di legge
Un tema, quello del rapporto tra imprese e istruzione, che dovrebbe trovare spazio anche nel Ddl delega. Da un lato, con la riforma dell’istruzione professionale e, dall’altro, con il potenziamento (con annesso aumento dei controlli sui bilanci) degli Its. Delega che dovrebbe anche innovare nel profondo tanto le classi di concorso quanto l’abilitazione degli insegnanti nell’ottica di trasferire dalle università alle scuole il ruolo di “palestra formativa” dei docenti.