LA PRESENTAZIONE

Buona scuola, in arrivo il decreto
Renzi contestato all’anniversario

«Nel ddl delega e nel decreto mettiamo il tentativo di affrontare tutti i temi», spiega il premier, contestato da alcuni precari. «Ascoltiamo tutti, ma poi si decide»

di Valentina Santarpia, Il Corriere della Sera scuola 22.2.2015

ROMA — Chi sperava di sapere nei dettagli come sarà la Buona Scuola di Renzi, che prenderà forma in un decreto di legge e un disegno di legge delega da portare in Consiglio dei ministri venerdì prossimo è rimasto deluso. L’evento organizzato all’Auditorium di via Palermo per festeggiare l’anniversario del governo Renzi e presentare la scuola che verrà, mettendo fine alla «schizofrenia normativa» degli ultimi anni, è stato soprattutto riassuntivo e celebrativo: una sorta di mini convention fatta in casa, con tanto di presentatori studenti (quelli del liceo Kennedy), caos totale nell’accesso degli accreditati (con la rissa sfiorata all’ingresso), e contestazione al premier. A cui il premier risponde fermo: «No a chi viene qui a fare le pagliacciate, ascolto tutti ma non consento la palude e la paralisi». E poi aggiugne: «Lo so che gli addetti ai lavori non ne possono più e non si fidano della politica. La frustrazione degli annunci fatti cui non è corrisposto un impegno porta gli insegnanti a non crederci e questa è una partita difficile». Ma la responsabilità «è far ripartire l’Italia dalla scuola».

Il 5 per mille
Si deve introdurre un meccanismo del 5 per mille anche «per la cultura e per la scuola». Così il premier Matteo Renzi. «Daremo autonomia alle scuole in futuro, spero dal 2016, anche dal punto di vista economico. Sarà un meccanismo serio nel quale ciascun genitore e cittadino in dichiarazione dei redditi indica la singola scuola». E’ l’unica vera novità della giornata, anche se una mezza novità: perché già l’anno scorso palazzo Chigi aveva introdotto un meccanismo per donare il 5 per mille all’edilizia scolastica. Ora lo stesso contributo potrebbe essere dirottato, almeno stando alle parole del premier, anche ai singoli istituti, ma la fonte di risorse resta la stessa.

Il nodo delle assunzioni
Molte le promesse ribadite, dal presidente del Consiglio: con la riforma della scuola «non ragioniamo semplicemente di una riorganizzazione», ricorda Renzi, perché l’obiettivo è «riportare la scuola al centro della città». La riorganizzazione passa prima di tutto attraverso l’assunzione dei precari delle graduatorie ad esaurimento. Il sottosegretario Davide Faraone ha confermato che saranno assunti 150 mila precari «entro settembre del 2015, con l'inizio del nuovo anno scolastico». Ma in realtà saranno un po’ di meno: perché, come ha spiegato Renzi, saranno esclusi quei 26 mila che negli ultimi cinque anni non hanno messo piede in un’aula, anche se le «tecnicalità saranno discusse». L’obiettivo resta quello di dare alla scuola quello che serve, e non puntare solo sull’abbattimento del precariato, che pure è una piaga che ha avuto enormi costi sociali, ma anche economici: «Nel 2014 abbiamo speso 866 milioni di euro per coprire le supplenze annuali», ha sottolineato il ministro Stefania Giannini, che ha assicurato che anche gli idonei del concorso 2012 «sono parte del piano assunzionale straordinario che il Governo sta approntando». Da viale Trastevere si è saputo che entrerebbero pure 1.793 supplenti che hanno più di 36 mesi su posto vacante (come conseguenza del recepimento della sentenza della Corte di Giustizia europea).

Il merito
Il merito è l’altro vero punto contestato della riforma in arrivo. Il presidente del Consiglio ribadisce che è fondamentale restituire dignità al ruolo dell’insegnante, che non è «l’ultima ruota del carro ma il motore fondante della società». «Prima se dicevi: ‘Lo ha detto la maestra’, era come se avesse deciso la Cassazione. Adesso abbiamo insegnanti che sono costretti a barcamenarsi su spezzatini di cattedre: non va bene». Ma «su decine di insegnanti ci sono esempi di bellezza fulgida e altri che non sono degni del compito che gli è stato assegnato». E la differenza tra di loro va fatta. Come si valuta il meglio e il peggio della scuola? Con gli scatti di merito, che saranno affiancati a quelli di anzianità. «Penso che gli scatti di merito siano giusti», conferma Renzi . «La valutazione degli insegnanti è un’occasione di riflessione e di miglioramento. Tutti sono chiamati a mettersi in gioco», sottolinea l’on. Francesca Puglisi. Mentre il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone sottolinea: «Gli insegnanti avranno la possibilità di fare carriera. E i dirigenti scolastici, che saranno chiamati a valutare i docenti, saranno a loro volta valutati, spiega Renzi, perché la «grandezza della scuola non è l’egualitarismo, ma l’occasione di migliorare, per tutti». Perché «a scuola è quella cosa per cui anche il figlio di povera gente, non solo il figlio di papà, ha una opportunità di riscatto sociale».

Integrazione linguistica e geografica
«L'integrazione linguistica e culturale degli studenti figli di migranti sarà uno dei punti cardine» ha annunciato il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini. E ha aggiunto: «Non vogliamo che l'italiano diventi la prima lingua straniera parlata in Italia». Poi ha fatto riferimento al caso del bambino autistico lasciato solo in aula a Valmontone, vicino Roma: «Le stanzette del silenzio degli innocenti nella Buona Scuola non ci saranno, non avranno spazio».Ma l’integrazione della scuola che verrà è anche geografica: «Non ci può essere un’Italia del nord bloccata dal patto di stabilità e un’Italia del sud bloccata dai ricatti», ha spiegato il premier Renzi. «Un ragazzo di Crotone e uno di Como hanno lo stesso diritto di stare in scuole sicure» aggiunge, ipotizzando anche «interventi commissariali».

La riforma della Rai e il suo ruolo educativo
«A marzo si parte, la Rai rappresenta un pezzo dell'identità culturale ed educativa del paese e non può essere disciplinata da una legge che si chiama Gasparri. La riforma della scuola da sola non basta, è solo l'inizio del percorso: senza la riforma della Rai, che non vuol dire cambiare palinsesti o il vice capo redattore, come straordinario motore identitario del Paese, noi non siamo nelle condizioni di fare alcun investimento sull'aspetto educativo».

Le critiche dei sindacati
Le prime reazioni dei sindacati sono negative: «Ogni giorno che passa appare sempre più chiaro che la proposta del governo sulla scuola è una colossale presa in giro- dice Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola- Nessuna soluzione vera per i precari: un premier illusionista vuol far credere che li assumerà tutti, in realtà decine di migliaia rischiano di perdere il lavoro che svolgono, precariamente, da anni. Per loro sarà proprio vero che se la scuola cambia, cambierà la loro vita: sicuramente non in meglio». Critico anche l’Usb, che fa sapere che un nutrito gruppo di insegnanti di ruolo e precari che si erano dati appuntamento per contestare Renzi sono stati identificati dalla polizia: «Sono ormai quotidiane le iniziative repressive - afferma il sindacato - nei confronti di chiunque osi contestare Renzi e le sue iniziative di smantellamento di tutto ciò che è pubblico, scuola in testa. La USB chiama tutti alla massima mobilitazione per rompere con questo clima repressivo e respingere i provvedimenti del governo come il Jobs Act, la riforma della scuola e quella della pubblica amministrazione». Per l’Anief la presentazione è stata «deludente»: «Le parti che tutto il personale e gli studenti attendevano non sono state, infatti, affrontate, lasciando intatte perplessità e limiti». Per la Cgil la presentazione di domenica è stata la «solita retorica e nessun impegno concreto», mentre la Uil sentenzia: «Titoli e buone intenzioni con un grande buco nero, neanche un euro per riconoscere impegno e professionalità degli insegnanti e del personale. Ancora una volta la gratificazione sociale non è altro che una pacca sulle spalle».