LA RIFORMA DELLA SCUOLA

«Chi più fa, più prende».
La nuova scuola che vuole valutare i prof

Le linee guida online domani: stabilizzazione dei precari, retribuzione in base al lavoro svolto. Ma soprattutto un patto con le famiglie sulle competenze dei ragazzi

 Il Corriere della Sera scuola 1.9.2014

Una cosa è certa. Domani finalmente si saprà se la riforma della scuola annunciata con enfasi diverse settimane fa da Renzi riuscirà davvero a «stupirci con i suoi effetti speciali» (come ancora twittava il presidente del Consiglio qualche giorno fa). Ieri, alla conferenza stampa di presentazione dei Mille giorni è uscito un altro tassello del puzzle della scuola renziano. Non più la rivoluzione annunciata per settimane dallo stesso premier («Vi stupiremo con effetti speciali», era tornato a dire solo qualche giorno fa via twitter) e nemmeno una riforma vera e propria, stando almeno alle parole odierne del premier. «Più che di riforma si parlerà di coinvolgimento sulla scuola, il programma è già pronto, è un report preparato da qualche giorno o settimana ma vogliamo riuscire a dare una visione più completa di quello che abbiamo fatto. È come se ci fosse un puzzle la cui cornice per noi è chiara e i cui pezzi saranno giorno dopo giorno inseriti», ha detto Renzi mostrando per qualche istante la copertina rossa del rapporto intitolato «La buona scuola. Facciamo crescere il Paese». Un puzzle, lo ha definito Renzi subito prima di ricevere il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini per concordare insieme gli ultimi dettagli, ma forse più un rebus, almeno a giudicare dai continui cambi di programma degli ultimi giorni.

Dalla riforma al puzzle

Inizialmente prevista per venerdì scorso insieme a quella della Giustizia e allo Sblocca Italia, la riforma della scuola targata Renzi era stata rinviata all’ultimo dal premier «per non mettere troppa carne al fuoco», suscitando il dubbio che dietro il rinvio ci fossero problemi di copertura finanziaria per il piano di stabilizzazione dei precari anticipato dal ministro Stefania Giannini al meeting di Rimini. Quindi era stato lo stesso Renzi che, per fugare ogni sospetto, aveva fissato la presentazione della sua rivoluzione scolastica al successivo Consiglio dei ministri previsto appunto per mercoledì 3 settembre. Data complicata, perché quel giorno la titolare dell’istruzione era attesa a Bruxelles per una serie di audizioni nell’ambito del semestre di presidenza italiano del Consiglio europeo. Al ministero erano subito corsi ai ripari modificando l’agenda europea di Giannini. Finché ieri c’è stato un nuovo cambio di programma: «Per un po’ basta con le conferenze stampa», ha detto Renzi al termine della presentazione dei Mille giorni». Le linee guida della scuola verranno messe online domani sul sito passodopopasso.italia.it.

Valutazione dei prof e competenze dei ragazzi

Nel dossier preparato non ci sono né decreti né disegni di legge pronti, e per quanto riguarda i finanziamenti della riforma non se ne parla prima della legge di Stabilità del prossimo autunno. Le misure poi non potrebbero entrare in vigore prima del prossimo anno scolastico. La proposta di un piano per stabilizzare circa 100 mila precari (non è chiaro se nel 2015 o in tre anni a partire dal 2015) ha messo in allarme il ministero dell’Economia: ancora non c’è stato alcun incontro sul tema tra Giannini e Padoan, non essendoci provvedimenti specifici, ma pare difficile che si possano trovare i fondi per una riforma radicale in tempi troppo brevi. Ma il cuore della riforma-non riforma di Renzi, come anticipato dal premier qualche giorno fa, non sta nella stabilizzazione dei precari ma «nell’assunzione di un patto con le famiglie per definire i contenuti educativi necessari». L’idea del presidente del Consiglio è di insistere sulla necessità di nuove competenze per i ragazzi del futuro: più inglese, più geografia (già reintrodotta lo scorso anno dal ministro Carrozza per gli istituti tecnici), più storia dell’arte e musica alle elementari, stage più lunghi per diplomandi e per chi studia al liceo. Dal lato dei prof, Renzi vuole cambiare le «regole del gioco» legando lo stipendio alla valutazione del lavoro svolto. Non solo scatti d’anzianità dunque (che verrebbero ridotti), ma anche una quota calcolata più sull’impegno che sul merito (partecipazione a progetti speciali, corsi di aggiornamento, ore a disposizione della scuola per ripetizioni) in base al principio «chi più fa, più prende». Ai presidi e alle scuole verrà data più autonomia, sia per l’offerta formativa (per ora i presidi possono stabilire il 20 per cento del programma) che nella gestione dei fondi; cambierà il metodo di reclutamento degli insegnanti. Il come è ancora tutto da scrivere, se ne parlerà nella consultazione «porta a porta» che si aprirà (online) domani.