Inglesismi… lessico della Buona Scuola
(con traduzione a fronte, per i NON nativi digitali)

di Giancarlo Cerini, Educazione & Scuola 20.9.2014

Sfogliando le 136 pagine del documento del Governo intitolato alla “Buona Scuola” balza (quasi) subito agli occhi del lettore un uso ripetuto di terminologie desunte dalla lingua inglese, non solo nel settore delle tecnologie digitali (cosa abbastanza ovvia), ma anche in relazione agli ambiti delle scienze sociali, della politica, dell’educazione. Abbiamo riletto il testo prestando attenzione a questi termini, ricavandone una piccola rubrica esplicativa, come si faceva (e si fa ancora oggi) in certe classi della scuola elementare, quando diligenti maestre non lasciavano soli i piccoli allievi di fronte alle nuove parole incontrate sui libri o nei discorsi. Abbiamo fatto altrettanto, un po’ per gioco un po’ per necessità con la “Buona scuola” e affidiamo il risultato ai lettori: a volte anche un divertissement (pardon!) può conciliare una buona lettura….

 

#lemmadopolemma

 

Comfort zone: area di sicurezza, vissuta sulla difensiva. Una scuola che non ama mettersi in discussione perché pensa che non ci sia nessuna speranza di cambiamento, dopo i (troppi) tentativi di riforma degli ultimi anni. Sarà anche un problema “generazionale”? Visto che l’età media dei docenti italiani è di 51 anni… (la classe d’età al top è quella dei 59enni…).

 

Made in Italy: in senso stretto sono le vocazioni produttive e manifatturiere italiane, viste come eccellenza: l’agroalimentare, l’alta moda, le tecnologie di precisione ecc. In senso lato è il valore aggiunto del “sistema Italia”, con la sua storia, i suoi beni culturali, l’arte, la musica, le sue vocazioni artigianali. Sono suggestioni che possono rimbalzare nei curricoli scolastici, ma di cui oggi ci sono scarse tracce.

 

Online e offline: sono le modalità di comunicazione e di relazione, che possono essere realizzate attraverso forme virtuali, a distanza, sul web oppure attraverso contatti diretti, in presenza. Nel caso della consultazione sul documento, ci si riferisce al format telematico con il quale è possibile partecipare al dibattito ed inoltrare proposte. La domanda è: l’on line amplia o impoverisce le forme della democrazia? Vantaggi e svantaggi…

 

Turnover: ci si riferisce al ricambio generazionale dei lavoratori, con l’arrivo di nuove leve. Nella proposta i 148.000 precari storici da assumere assicurano il ricambio di chi esce dal sistema (circa 25.000 docenti all’anno), ma anche la gestione di supplenze lunghe e brevi nonché la costituzione di un organico funzionale (dell’autonomia) per arricchire l’offerta formativa.

 

Matching: incrociare i dati. Ad esempio, come far sì che i 148.000 neoassunti dal settembre 2015 (e sarà una fatica di Sisifo convincere il Tesoro…) corrispondano alle effettive esigenze del sistema educativo italiano: dal Sud salgono al Nord? Da cattedre obsolete o eccedenti si spostano su cattedre necessarie? Dalla primaria si spostano alla secondaria? Dal “curricolare” si spostano al “sostegno”? Non sarà un match facile…

 

Problem solving: nel testo il termine viene associato allo sviluppo negli allievi di una attitudine ad affrontare e risolvere problemi, attraverso l’uso di appropriate strategie di pensiero. Ci sono molte esperienze didattiche (non solo riferite all’insegnamento logico-matematico) che hanno approfondito questa metodologia ed il MIUR se ne è fatto sostenitore in alcuni progetti di ricerca-formazione nazonali.

 

Decision-making: il processo che porta a prendere decisioni, attraverso la scelta tra alternative, la conoscenza del contesto, la previsione delle conseguenze… 

Design challenge: una gara “aperta” per trovare le migliori soluzioni ad un problema. Nel documento si fa riferimento alla presentazione pubblica di dati e informazioni di ogni scuola. E’ ovvio che non si tratta solo di un problema di editing, ma di soppesare con attenzione gli effetti (positivi e negativi) della pubblicità dei dati relativi al funzionamento di una scuola (in particolare dei livelli di apprendimento degli allievi). 

Rethinking Education: ripensare a fondo l’educazione. Ci si riferisce al documento della Commissione Europea del 2012, che delinea le prospettive della scuola del futuro, con un forte investimento sulla qualità degli insegnanti. 

Governance: le regole del gioco, con cui si gestiscono le istituzioni o le organizzazione. Nel caso della scuola ci potremmo riferire ai rapporti tra i diversi soggetti (in particolare al ruolo del dirigente scolastico), alle competenze dei diversi organi collegiali, alle forme di partecipazione-decisione-responsabilità. Il termine governance, piuttosto che governement, rimanda ad uno stile aperto e orizzontale che privilegia la collaborazione e la condivisione, piuttosto che il rapporto gerarchico.

BYOD (Bring Your Own Device): “porta il tuo dispositivo” a scuola. Piuttosto che massicci investimenti in tecnologie pesanti (come ad es. le LIM) si può favorire l’utilizzo nella didattica di dispositivi personali (tablet, personal, smartphone, ecc.) e dare priorità alla formazione delle persone, alle esperienze innovative, alla ricerca e alla produzione, ai processi di apprendimento cooperativo… 

Living Lab e Fab Lab: il living lab (laboratorio vivente) è un approccio innovativo alle attività di ricerca, che coinvolge ricercatori e utilizzatori dei “prodotti”, nello sviluppo e nella sperimentazione, facendo crescere tutto il contesto sociale ove si agisce. Il Fab Lab (fabrication laboratory) è un piccolo centro di ricerca e produzione, ad alta valenza tecnologica, per realizzare oggetti e prodotti digitali personalizzati e trasferire conoscenze. 

Digital Divide: termine ormai di uso corrente che sottolinea il divario nelle dotazioni tecnologie (o nelle competenze digitali delle persone) tra paesi, territori, istituzioni, singoli cittadini. Nei confronti internazionali il nostro paese esibisce vistosi ritardi in tutti i parametri (fuorché per la telefonia mobile). Anche tra le scuole (e spesso tra le classi) si segnalano divari rilevanti. 

Spending review: è la revisione della spesa, in questo caso pubblica. Si tratta di economie che derivano dall’analisi dei costi, dalle sovrapposizioni di intervento, dai veri e propri sprechi, dalla arretratezza delle procedure (a volte dalla loro inutilità). Ad esempio si ipotizza nel documento che attraverso la digitalizzazione delle procedure amministrative si potrà ridurre la quantità di personale (assistenti amministrativi) impegnati nelle segreterie. 

Hackathon: (maratona degli hacker) evento pubblico o serie di eventi in cui si stimola la partecipazione creativa (e competitiva) di persone (esperti digitali, creativi, grafici) ad una impresa di utilità pubblica, in questo caso per studiare forme di utilizzo e gestione dei dati e delle informazioni a disposizione dell’amministrazione scolastica, sui tanti aspetti del funzionamento delle scuole. Si può aprire il Ministero (come una scatoletta di tonno?) ed invitare i ragazzi ad inventare app per mettere a disposizione dei cittadini visualizzazioni interattive (in forma di storie, inchieste, ecc.), imparando a maneggiare dati (è una competenza chiave).

Data school: insieme dei dati e delle informazioni che si riferiscono al macrosistema educativo, ma anche alla conoscenza delle singole scuole. Una piattaforma nazionale (Scuola in Chiaro 2.0) consentirà di agevolare il flusso dei dati (perché i dati devono essere raccontati, compresi, confrontati, contestualizzati), con una interazione che consente agli utenti di diventare anche produttori. 

Good law: provvedimenti normativi caratterizzati dalla loro chiarezza, semplicità, accessibilità, elementi che ne favoriscono la leggibilità e l’utilizzabilità. Ricordiamo che codici di stile per la redazione degli atti della Pubblica Amministrazione erano stati promossi negli scorsi anni, con risultati non sempre confortanti (a partire dalla farraginosità sibillina di certi testi legislativi). La proposta è anche quella di riscrivere un nuovo Testo Unico delle leggi della pubblica istruzione, a distanza di 20 anni dall’ultimo (TU 297/1994). 

Nudging: si tratta di una azione positiva, di spinta, di sollecitazione (non diretta e non forzata) per indurre comportamenti positivi nelle persone appartenenti ad una organizzazione. Si agisce sugli incentivi, sui processi decisionali, sulle motivazioni. Dunque si avvicina alla “moral suasion” piuttosto che al comando, vede con favore l’empowerment piuttosto che il conformismo esecutivo. 

Coding: per capire il digitale, sotto la superficie appariscente dei gadget, occorre saper ricostruire la trama dei processi cognitivi e tecnologici che sottendono un prodotto. Si può partire alla scuola elementare. Non si tratta di diventare precoci programmatori, ma di capire come organizzare un percorso, rappresentare una situazione, risolvere un problema (una volta, all’inizio, c’era l’informatica povera…). 

Gamification: si tratta del trasferimento di strategie ludiche (con il corredo di sfida, fidelizzazione, ricompense, successo) ad azioni quotidiane e quindi anche in campo educativo. Avremo un apprendimento “virale”? 

Digital Maker: fa riferimento all’idea che un utente di prodotti digitali diventi un vero e proprio produttore attivo (utilizzare dati, creare storie, gestire i social, tecniche 3D), che aiuti a diventare consapevoli delle risorse digitali, anche in termini creativi.

NEET: (Not in Education, Employement or Training) si riferisce a soggetti non impegnati in percorsi educativi, né in formazione professionale né inseriti nel mondo del lavoro. In Italia si trova una altissima percentuale di NEET nei giovani tra i 15 ed i 29 anni, 

Crowdfunding: si tratta di un sistema di raccolta di finanziamenti, svolta prevalentemente in rete, attraverso la presentazione di progetti e di iniziative che sappiano suscitare interesse, partecipazione, coinvolgimento (anche finanziario) di attori privati e pubblici. 

School Bonus e School Guarantee: sono incentivi, in forma di bonus fiscale sugli investimenti, che soggetti privati o imprese possono attivare verso la scuola (potenziamento di strutture, acquisto di tecnologie, apertura di servizi ecc.). La “guarantee” premia con ulteriori incentivi la creazione di occupazione giovanile, verificandone il successo. Già oggi esiste una normativa che consente di detrarre fiscalmente una quota di fondi devoluti alle istituzioni scolastiche. Il Governo metterà dei fondi per incentivare questa propensione. 

Social Impact Bonds: obbligazioni ad impatto sociale, che mostrano i lati di una “finanza buona”, che sa cogliere la “redditività” di un investimento anche dal punto di vista della responsabilità sociale e delle prospettive future. 

Co-design jams, barcamp o world cafè: con questi termini si designano situazioni informali (non-conferenze collaborative) di discussione, partecipazione, elaborazione di proposte innovative, ad alto tasso di coinvolgimento emotivo e cognitivo. Il brainstorming di collaudata memoria si trasforma, ai tempi della “Leopolda” (discussioni politiche in piccoli gruppi attorno a tavolini) in un fantasmagorico (speriamo) world cafè. Tutto molto “orizzontale”. 

Il giovanilismo (che ti aspetti)

Siamo così giunti al termine di questa veloce carrellata di termini inglesi (li abbiamo presentati nell’ordine con cui si incontrano nel testo “la Buona Scuola”) e forse quel senso di straniamento che ci coglie al primo impatto, si è via via stemperato nel ritrovare comunque terminologie e pratiche ormai diffuse nella nostra società (che R.Simone definisce “mediasfera”), anche se a molti dispiacerà questo continuo ricorso al globish (l’inglese della globalizzazione).

Tant’è. Forse siamo più affezionati al nostro lessico buro-scolastico su cui abbiamo finito con l’adagiarci in questi anni? E di cui c’è traccia anche nel documento “La Buona Scuola”. Infatti abbiamo ritrovato qua e là: spezzoni, organico di fatto, supplenze brevi, cattedre scoperte, congelati SISS, precari storici, nonché un lungo corollario di acronimi: GAE, MOF, POF, BES, LIM, PON, POR, FSE, FESR, GLH, TARSU, NoiPA, CLIL, STEM, ITS, ATA, LSU, FAS… Déjà Vu…

Ma ci sono anche metafore e neologismi di nuovo conio:

innovatori silenziosi, schierare la squadra, cruscotto, scatti di competenza, crediti didattici, mentor, timoniere (il dirigente), sentinella (il dsga), incubatori, granularità (dei dati), efficientamento, analfabetismo finanziario, coalizioni di investimento…

La speranza è che al di là del lessico utilizzato (con tracce di giurassico, di moderno, di post-moderno) il documento sappia suscitare nei lettori interesse, motivazioni, energie positive, voglia di rimettersi in gioco attorno al valore della nostra scuola. Se sarà così, anche noi, della generazione delle “vestali degli alfabeti” (quelli lineari, sistematici, affidabili, codificati), ci saremo (nudging permettendo).