Cisl, Gilda e Uil sull’OCSE:
gli scatti vanno difesi..

 Tuttoscuola, 9.9.2014

Sui dati dell’annuale rapporto OCSE Education at a Glance prendono posizione i sindacati. Il segretario della Cisl Scuola, Francesco Scrima, fa notare “a chi guarda le cose dall'esterno che si segnala una tendenza al miglioramento nel livello di preparazione dei nostri studenti, nonostante siano nel frattempo peggiorate le condizioni in cui lavorano gli insegnanti, visto che aumenta il numero di alunni da seguire mentre stagnano le retribuzioni”.

Il sindacalista osserva che se la spesa per retribuzioni, come dice il rapporto OCSE, cala in termini complessivi (evidentemente a causa del taglio degli organici), “un po’ di rimedio è dato dagli scatti di anzianità”, che sono oggi “l’unico fattore che permette agli stipendi del comparto scuola di raggiungere un livello di minima decenza”, come conferma anche l’Ocse: “ci riflettano quanti ne teorizzano con troppa disinvoltura la cancellazione”, conclude il sindacalista, con trasparente riferimento alla posizione assunta in merito dal ministro Giannini. 

Anche Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, insiste sul dato relativo al calo della spesa per le retribuzioni, e manda a sua volta un segnale al governo: “Il governo Renzi, invece di invertire questa tendenza che si sta pericolosamente consolidando anno dopo anno, fa giochi di prestigio abbassando ulteriormente le retribuzioni dei docenti italiani ai quali toglie gli scatti di anzianità per destinare risorse a un merito da assegnare senza alcun sistema scientifico in grado davvero di individuare le eccellenze”.

Sulla progressiva riduzione della retribuzione degli insegnanti, osserva  sua volta il segretario della Uil Scuola, Massimo Di Menna, “le decisioni del governo di non prevedere nessun incremento  retributivo fino al 2018, né per il rinnovo del contratto, né per gli aumenti di anzianità, né per gli aumenti di merito, porterà inevitabilmente ad abbassare ulteriormente questa voce”.

Dunque, continua Di Menna, “se non si inseriscono investimenti già nella legge di Stabilità e si confermano le previsioni del Def (con un livello invariato di spesa per l’istruzione in rapporto al totale della spesa pubblica) il penultimo posto in Europa, dopo di noi solo la Romania,  è assicurato per i prossimi anni. Salvo diventare l’ultimo”.

Per favorire occupazione e lavoro “occorre una vera scossa”, conclude il segretario della Uil Scuola, “lavorando a  investimenti straordinari e a un drastico intervento di riduzione di quella parte di spesa pubblica davvero eccessiva e non compatibile con le esigenze del paese ancora finalizzata a sprechi, privilegi, incrostazioni burocratiche”.

 

 

 

La caduta degli stipendi dei prof e l’aumento del rapporto tra studenti e docenti sono solo un aspetto della riduzione di spesa che l’Italia ha operato negli ultimi anni nell’istruzione: tra il 1995 e il 2011 in Italia la spesa per studente nella scuola primaria, secondaria e post secondaria non terziaria è diminuita del 4%. Se non fosse intervenuto il privato, le risorse a disposizione sarebbero ulteriormente diminuite.

Tra i 34 paesi Ocse presi a esame, l'Italia è l'unico che registra una diminuzione della spesa pubblica per le istituzioni scolastiche tra il 2000 e il 2011 (-3%, mentre la media Ocse registra +38%) ed è il Paese con la riduzione più marcata di investimenti (-5% 2000/2011).

Risalendo indietro negli anni, la spesa pubblica e privata per la scuola è aumentata dell'8% tra il 1995 e il 2008 e poi è diminuita del 12% tra il 2008 e il 2011. In parte ciò è dovuto a un ribilanciamento della spesa verso l'università, che dal 2005 al 2011 è aumentata del 17% (10% media Ocse).

In generale, nel 2008 la spesa per la scuole rappresentava il 9,4% del totale della spesa pubblica, nel 2011 l'8,6%. La percentuale del finanziamento privato per scuole e università è invece quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2011: nel 2000 il finanziamento pubblico era pari al 94%, nel 2011 all'89%. Ad esempio, un terzo (33,5%) delle risorse per le università viene da privati: le tasse di iscrizione sono una fonte significativa di finanziamento per gli atenei.  

L'Italia, conclude l'Ocse, mostra un profilo tra i più "piatti" nella spesa: quello che si spende per la scuola primaria e pre-primaria non è molto inferiore rispetto a quello che si spende per l'istruzione terziaria. Nel 2012 si spendeva per la primaria in media con l'Ocse (8.448 dollari per studente contro 8.296), ma per la secondaria il divario era di -7% (8.585 dollari contro 9.280). Nel ciclo superiore la spesa, rispetto alla media Ocse, registra addirittura una differenza di -28% (9.990 contro 13.958).