I FIGLI DI IMMIGRATI SENZA CITTADINANZA ITALIANA SONO IL 10% DEL TOTALE

Stranieri in classe: lezioni di italiano e insegnanti ad hoc per l’integrazione

Il ministro Giannini annuncia una nuova classe di concorso: «Saranno assunti docenti per insegnare la nostra lingua ai bambini immigrati». L’Arci: «Un bluff»

di Antonella De Gregorio, Il Corriere della Sera scuola 22.10.2014

Legare la cittadinanza all’istruzione è un passaggio essenziale. Ne è convinta il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. E non da oggi. La titolare del dicastero di viale Trastevere ha affrontato la questione - tornata alla ribalta dopo che il premier Renzi, nei giorni scorsi, ha espresso l’intenzione di introdurre in Italia uno «ius soli temperato», ovvero un diritto cittadinanza che «arriva prima dei 18 anni a condizione che si sia frequentato un ciclo scolastico» - in occasione degli Stati Generali della Lingua Italiana a Firenze. Iniziativa, quest’ultima voluta dal ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con i ministeri dell’Istruzione e dei Beni culturali. «Ho parlato diversi anni fa di ius soli et culturae. È dunque un tema che non solo condivido ma che ritengo fondamentale per poter far sì che un giovane straniero nato in Italia o arrivato in tenera età, se compie un percorso di approfondimento, di conoscenza vera dell’identità culturale del Paese sia ritenuto, come è, un italiano a tutti gli effetti».

Fine ciclo
Un riconoscimento che riguarderebbe, in primo luogo, i 21.233 ragazzi con cittadinanza non italiana ma nati nel nostro paese che completeranno il I ciclo scolastico con l’esame di terza media a giugno del 2015. Poi i 25.940 che lo termineranno nel giugno del 2016. Il ministro ha infatti sposato le intenzioni del governo di associare la cittadinanza dei bambini e ragazzi stranieri con l’assolvimento del ciclo scolastico, almeno sino alla licenza media per chi è nato in Italia e il diploma di maturità per chi è giunto nella Penisola già adolescente.

«Bluff»
Una proposta che Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale dell’Arci, definisce un «autentico bluff», che di fatto abbasserebbe solamente di due anni l’età di accesso alla cittadinanza. «Attualmente infatti chi nasce in Italia può presentare richiesta di cittadinanza al compimento della maggiore età» (ma deve dimostrare di essere stato in Italia “continuativamente”, mentre chi arriva dopo la nascita deve attendere dieci anni, per fare richiesta, ndr). Di fatto, quindi, «dalla nascita ai 16 anni i figli di immigrati continuerebbero a essere considerati stranieri nel Paese dove sono nati e cresciuti». Il vicepresidente dell’Arci ricorda inoltre che in parlamento giace da anni una proposta di legge di iniziativa popolare di riforma della cittadinanza che ha raccolto ben 200 mila firme grazie alla campagna «L’Italia sono anch’io». Una proposta di legge per cui lo ius soli è condizionato soltanto alla residenza di uno dei genitori da almeno un anno.

Il 10%
In un’anticipazione del rapporto sulla presenza di alunni figli di migranti nelle nostre classi - i dati definitivi verranno resi noti nel mese di marzo - pubblicata sul sito del ministero, si legge che sono 442.348 e 182.519, rispettivamente, gli iscritti al I e II ciclo. Allargando lo sguardo a tutta la popolazione scolastica non italiana, inclusi i bambini che frequentano le scuole dell’infanzia, il numero complessivo sale a 850mila circa: quasi il 10% del totale.

La lingua italiana per l’integrazione
Per tutti loro, «l’italiano deve diventare strumento di inclusione e integrazione». Come, lo si vedrà presto. Il ministro, intanto, ha annunciato - dopo un incontro con i componenti dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura, che è tornato a riunirsi dopo sette anni al Miur venerdì scorso - che nel progetto di riforma La Buona Scuola verrà inserito un capitolo ad hoc, il numero 13 dell’indice: un paragrafo che disciplinerà il tema dell’integrazione scolastica degli alunni con cittadinanza non italiana e che sarà dettato dall’Osservatorio. Nel frattempo, Giannini ha dichiarato che «verrà predisposta una classe di concorso specifica», per insegnanti di Italiano e che «nella riforma del sistema scolastico saranno trovate risorse per la formazione di docenti qualificati a insegnare la lingua italiana come lingua seconda» perché «non basta essere italofoni per fare al meglio questo mestiere, bisogna avere una preparazione ad hoc». E ha aggiunto: «Da parte degli insegnanti c’è una richiesta di attenzione a un tema su cui secondo me si gioca anche la credibilità di questa proposta, cioè la formazione obbligatoria, continuativa, permanente che dia la possibilità non solo di un miglioramento qualitativo della propria preparazione, ma anche di un miglioramento complessivamente qualitativo dell’offerta didattica. Da parte degli studenti - ha continuato - ci sono richieste mirate che riguardano gli spazi, la partecipazione. Mi sembra una richiesta più che inseribile».

I concorsi
Sollecitato dall’associazione anche in merito alla questione del reclutamento degli insegnanti e del personale amministrativo delle scuole italiane, la titolare dell’Istruzione ha dichiarato che in ottemperanza alla Legge europea del 2013 (la legge n.97 del 6 agosto 2013 in merito a «Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea»), il Miur non chiederà più il criterio della cittadinanza italiana nei bandi di concorso.

L’Osservatorio
Quanto all’integrazione della Buona Scuola, l’Osservatorio elaborerà le proprie proposte «in tempi brevissimi», fa sapere Vinicio Ongini, esperto di multiculturalità del Miur. E sempre a giorni verrà convocato un seminario nazionale al quale parteciperanno anche i dirigenti delle scuole più multiculturali d’Italia.