Statali, 85mila esuberi in tre anni.
Pensioni, donne al lavoro un anno in più

di Andrea Bassi, Il Messaggero, 18.3.2014

La cura che il commissario per i tagli alla spesa Carlo Cottarelli ha preparato per Matteo Renzi, e che il premier ha intenzione di utilizzare per finanziare la riduzione delle tasse, sarà lacrime e sangue. Soprattutto per i dipendenti pubblici. La macchina statale dovrà dimagrire e questo comporterà un consistente numero di esuberi nel pubblico impiego.

Di quante persone si tratta Cottarelli lo indica alla sessantaquattresima delle settantadue slides che compongono il suo piano. Cottarelli spiega che «gli esuberi dipendono da piani specifici di riforma» ma il commissario non nasconde che una «stima preliminare» è di «almeno 85 mila unità al 2016» per un costo complessivo di tre miliardi di euro. Il tema è delicato. Tanto che nel documento la questione viene indicata tra le «criticità» del piano di spending review. L’ex direttore del Fondo Monetario non nasconde nemmeno che il «problema è da studiare ulteriormente», ma mette comunque sul tappeto alcune proposte per affrontarlo.

A partire dai «prepensionamenti» con l’eliminazione delle posizioni. Il problema è che i risparmi con questo meccanismo sarebbero limitati. Altra soluzione potrebbe essere rispolverare gli «esoneri dal servizio», un istituto indtrodotto nel 2008 ma eliminato nel 2011 e che in pratica prevedeva di lasciare a casa i lavoratori con metà stipendio ma garantendogli una contribuzione piena ai fini pensionistici. Terza soluzione proposta da Cottarelli è quella del «collocamento in disponibilità» del personale in esubero con un taglio della retribuzione. Infine ci sono altre due strade indicate dal commissario: gli incentivi all’uscita dal settore pubblico con finanziamenti una tantum e il rafforzamento della mobilità obbligatoria.

GLI ALTRI TAGLI
Gli 85 mila esuberi nel pubblico impiego non saranno l’unica cura dimagrante chiesta al settore. Anche i dirigenti dovranno fare la loro parte. I loro stipendi saranno ridotti, soprattutto quelli per le funzioni apicali e per la prima fascia. Il risparmio atteso da questa voce è di almeno 500 milioni di euro annui con l’obiettivo di riportare la retribuzione media in Italia a livello di quella degli altri Paesi europei. Questo comporterà, spiegano le slides di Cottarelli, «un calo della retribuzione media dell’8-12 per cento (a seconda della base coperta, per esempio includendo o meno i magistrati)». Fuori dai tagli resterebbe invece il personale della scuola. Ulteriori risparmi, aggiunge il commissario, «si potrebbero ottenere da una riduzione del numero dei dirigenti pubblici e dalla relativa normativa». Nuove regole, spiega infine il documento, «potrebbero includere il superamento della distinzione in fasce della dirigenza, il ruolo unico della dirigenza e l’abolizione degli incarichi». Quella sul pubblico impiego non è l’unica stretta «dolorosa» indicata da Cottarelli. Un capitolo importante è dedicato alle pensioni.

LA PREVIDENZA
Renzi ha spiegato che il contributo temporaneo di solidarietà per gli assegni superiori ai 2.500 euro lordi indicato dal commissario alla spending review non sarà nel menù dei tagli. Questo, stando ai conti di Cottarelli, farà venir meno 1,4 miliardi di euro di risparmi nel 2014. Ma sul tema previdenza ci sono anche altre misure in cantiere. Come per esempio l’innalzamento da 41 a 42 anni dell’età contributiva per le donne per maturare i requisiti per la pensione, in modo da parificarla a quella degli uomini.

Il risparmio atteso da questa misura è di 200 milioni di euro quest’anno e di un miliardo a regime. Altra stretta in arrivo è quella per le pensioni di accompagnamento. La proposta è di introdurre un tetto massimo al reddito per poterne usufruire. Questo tetto è individuato da Cottarelli in 30 mila euro individuali e 45 mila euro in caso di reddito familiare. Le altre misure sulle pensioni riguardano una stretta sulle pensioni di guerra (ancora si spendono 1,5 miliardi di euro per questa voce) e sulle pensioni di reversibilità, per le quali dovrebbero essere introdotte delle fasce di reddito. Infine il piano Cottarelli prevede anche una maggiore stretta a partire dal 2015 sulla deindicizzazione delle pensioni, quella appena «reindicizzate» dal governo Letta (totalmente fino a 3 volte il minimo e poi in misura decrescente).