Liceo ridotto a 4 anni?
Dubbi del ministro Stefania Giannini

di Lucio Ficara, La Tecnica della Scuola 20.5.2014

Dopo le dichiarazioni di qualche mese fa sui licei a 4 anni, il ministro Giannini si esprime con maggiori cautele e lascia intendere che si potrebbe anche parlare di obbligo scolastico a 5 anni.


In un articolo del Corriere della Sera, dove si riportano alcune dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, in occasione di una visita alla scuola paritaria Leone XIII di Milano, si colgono tutti i suoi dubbi sul percorso abbreviato di un anno delle scuole secondarie di secondo grado. 

Eloquenti le affermazioni del responsabile del Miur, che afferma:  «Allora meglio iniziare prima le elementari».

In queste dichiarazioni riportate dalla giornalista  Alessandra Dal Monte del Corriere, il ministro Giannini esprime un concetto chiarissimo: “Il liceo quadriennale? È una possibilità, ma deve essere pensato all’interno di un riordino complessivo delle scuole superiori. Perché se l’obiettivo è solo quello di far iscrivere i ragazzi all’università un anno prima, allora perché non mandarli alle elementari a 5 anni?".

Il ministro Giannini ha poi aggiunto che le sperimentazioni di liceo quadriennale già attive in Italia continueranno il loro percorso, in modo da monitorare ed approfondire la questione, anche per capire se si tratta di una riforma realmente attuabile. Il ministro vuole scongiurare l’idea di tagliare un anno per fare del risparmio economico. Infatti  il rischio sarebbe quello di tagliare un anno scolastico al fine di risparmiare un miliardo di euro, perdendo alcune delle competenze che attualmente gli studenti acquisiscono  in 5 anni di liceo.

"Bisogna ragionarci bene" sostiene cautamente il ministro Stefania Giannini. In buona sostanza il responsabile del Miur  non esclude la riduzione di un anno del percorso delle scuole secondarie di secondo grado, ma apre ad una seria riflessione al riguardo pensando a percorsi alternativi come quello di iniziare la scuola un anno prima per favorire l’ingresso a 18 anni all’università. Un’altra riflessione fatta dal ministro è la seguente: "C’è sicuramente una crisi della dimensione culturale ed etica della scuola, che non è più un fattore di mobilità sociale, è fragile dal punto di vista della formazione umana ed è debole nell’opera di integrazione ed inclusione. La scuola italiana non rende tutti uguali, basti pensare che i problemi di apprendimento sono sempre concentrati tra i gruppi di alunni stranieri. Ma al di là di queste fragilità, dal punto di vista tecnico, la scuola italiana sta dimostrando di saper fornire nuove competenze senza rinunciare a trasmettere la conoscenza. Quindi ai ragazzi italiani dico di andare pure all’estero durante le superiori e l’università, perché la mobilità è importante, ma di completare la formazione in Italia perché l’istruzione nazionale è molto valida".

Parole sagge quelle del ministro dell’Istruzione, parole condivisibili, ma anche parole che precedono un voto che la vede protagonista.