Torna il bonus maturità,
chi lo ha può iscriversi all’Università
anche in ritardo

Reintegrato solo per chi ha partecipato alla tornata di test d’ingresso dello scorso settembre. Dà la possibilità di immatricolarsi in sovrannumero a coloro che sono rimasti fuori dalla graduatoria. Tra gli studenti resta il malcontento

 La Stampa 25.10.2013

Nulla di nuovo sotto il sole; già i latini dicevano “mens sana in corpore sano” e anche se non volevano dare a quel motto il significato odierno, l’ideale è diventato saggezza popolare. Adesso l’arcaico slogan è raccolto e riproposto dalla scienza che chiude un ciclo (riciclo persino) da brivido. L’università scozzese di Strathclyde and Dundee ha infatti pubblicato uno studio che dimostra come i ragazzi che fanno esercizio fisico vanno meglio agli esami.

La ricerca, condotta su 5 mila giovani britannici, stabilisce un legame tra la ginnastica e il risultato agli esami, specialmente in quelle materie in cui il cervello deve funzionare al massimo, come matematica e scienze. Le ragazze in particolare hanno bisogno di meno esercizio rispetto ai ragazzi: 12 minuti contro 17. I benefici si vedono a tutte le età prese in considerazione: 11,13 e 16. L’ideale stabilito dalla ricerca scozzese sarebbe di fare esercizio almeno un’ora giorno, una soglia decisamente più altra della media britannica, e, si immagina, ancora più alta rispetto a quella italiana.

Dice uno degli autori dello studio, Josie Booth: “L’attività fisica non è soltanto importante per la salute fisica. Ci sono altri benefici che genitori, politici ed educatori dovrebbero tenere in considerazione”.

Gli autori dello studio, pubblicato sul British Journal of Sports Medicine sono convinti che ulteriori approfondimenti potranno avere un impatto maggiore sulle politiche della Sanità e dell’Educazione.

Come si diceva, pare tuttavia che Giovenale con le parole “mens sana in corpore sano” non intendesse dire che una mente sana sia il risultato di un corpo sano. Come ha osservato Romano Amerio nel suo libro deliziosamente anti-moderno “Iota Unum”, il poeta dice in realtà che “Bisogna pregare gli Dei perché ci diano una mente sana in un corpo sano”. Insomma, il legame causale tra i due termini ce l’avrebbero messo i secoli a venire.

 

 

Torna il bonus maturità, ma solo per chi ha partecipato alla tornata di test d’ingresso dello scorso settembre. La VII Commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento che reintegra per quest’anno il pacchetto di punti extra (da 1 a 10) da aggiungere a quelli ottenuti nei test d’ingresso alle facoltà a numero programmato, dando così la possibilità, se l’emendamento passerà anche in Aula, di immatricolarsi in sovrannumero a coloro che sono rimasti fuori dalla graduatoria (circa duemila studenti, secondo le stime che circolano in queste ore) quando lo scorso 9 settembre con il Decreto istruzione è stato abrogato il bonus. Una decisione presa dal ministro Carrozza con la speranza di mettere fine alle polemiche che hanno accompagnato questo meccanismo - passato per le mani di quattro ministri - dalla nascita fino al quasi debutto. Una speranza vana visto che l’Udu ha già detto che l’emendamento approvato oggi è solo un palliativo e sta valutando un maxi ricorso. 

 

Se tra gli studenti persiste il malcontento, in sede parlamentare si registra, invece, soddisfazione bipartisan per il reintegro del bonus. Una «battaglia vinta» che ha avuto una coda inaspettata. Il presidente della commissione Cultura, Giancarlo Galan, dopo aver parlato di «grande risultato’’ ha annunciato, via Facebook, di essersi dimesso da relatore del decreto scuola. «Non posso più accettare che le uniche coperture ai decreti vengano rinvenute con nuove tasse», ha spiegato. «Adesso potrei forzare la mano e far cadere tutti gli emendamenti che sono già stati votati ma non lo farò - ha assicurato - per rispetto al lavoro della commissione e soprattutto per rispetto ai ragazzi che aspettavano la reintroduzione di un diritto che gli avevano negato per errore, il bonus maturità». 

Intanto, prima di questa inaspettata sortita dell’ex governatore del Veneto, Simona Bonafe’, Simona Malpezzi, Irene Manzi, Caterina Pes, Fausto Raciti (Pd) avevano sottolineato l’inopportunità di cambiare le regole in corsa. «Con l’approvazione di questo emendamento è stata sanata un’ingiustizia per quanti a regole invariate si sarebbero visti negare l’accesso alle facoltà a numero chiuso pur avendone avuto diritto con il bonus». 

Positivo anche il giudizio di Elena Centemero, responsabile nazionale Scuola, Università e Ricerca del PdL, secondo cui l’approvazione dell’emendamento «è un grande successo del PdL». «Agli studenti che opteranno per l’ingresso il prossimo Anno accademico verranno riconosciuti - fa notare - i crediti acquisiti in altre facoltà. Resta, ovviamente, salva la posizione di coloro che si sono già iscritti». 

Una valutazione per niente condivisa dall’Unione degli universitari. «A essere lesi sono stati sicuramente i ragazzi a cui avevano promesso il bonus, ma - fa notare l’associazione studentesca - anche tutti gli altri che il bonus non avevano e che hanno tarato la loro prova per recuperare `punti´ subendo una decurtazione di punteggio per le domande sbagliate. La verità è che è una prova viziata e che l’emendamento non basta a riparare a tutti i danni fatti; sono migliaia, infatti, gli studenti che consci di non avere il bonus non hanno svolto il test come potevano e dovevano». Per questo l’Udu sta valutando l’opportunità di riaprire le adesioni per il maxiricorso al Tar del Lazio: «L’obiettivo sarà solo uno: la sospensione del numero chiuso per quest’anno accademico». Insomma, la partita sembra essere ancora aperta.