Somari al Sud? No, parola di prof. del nord

Primi risultati dei test Invalsi. Per un docente settentrionale
le differenze dipendono dal contesto economico

di Carmelo Caruso Panorama, 23.7.2012

Quindi, bravissimi al Nord e somari al Sud? "No, le differenze dipendono da mille ragioni prima di tutto la collocazione geografica". Una differenza che non rispecchia le realtà scolastiche, per altri la prova che le regioni del Nord sono al di sopra della media nazionale. Sono i primi risultati dei test Invalsi di matematica e italiano che consegnano la palma di bravissimi agli studenti del nord e vedono arrancare quelli del Sud. «Ma facciamo un ragionamento…». A farlo è Giuseppe Coari, professore di Lettere, presso la scuola media “Gambusera” di San Felice in provincia di Milano.

Innanzitutto, professore, sono validi i risultati dei test Invalsi?

Il problema a monte dei test è che non tengono conto delle diverse collocazioni geografiche e delle singole realtà scolastiche. Sono calcolate su un range medio, ma poi le differenze nascono da molte variabili. Prime tra tutte le competenze.

Ovverossia?

Ci sono direttive del ministero che ci obbligano a lavorare sulle competenze, ma quanti istituti lavorano cosi? Molti continuano a lavorare e programmano a secondo delle discipline. Alla fine gli Invalsi tengono conto delle competenze e non dei programmi.

Ciò non toglie che le differenze esistano. Era un test nazionale…

Le differenze possono dipendere da mille ragioni. Dalle risorse e dal sostegno da parte degli enti, i comuni ad esempio. E’ difficile dare un giudizio. A livello nazionale significa soltanto che queste scuole del nord godono di una maggiore stabilità, a partire dai professori».

Vuole dire che dipende dalla precarietà dei professori, se gli studenti hanno raccolto cattivi risultati?

Gli Invalsi misurano competenze che vengono sviluppate a partire dal primo anno di elementare. Ecco, ci sono molte realtà al nord che si basano su curriculum verticali. Un percorso unitario. E’ evidente che se gli studenti possono avere professori che iniziano un percorso e lo continuano con stabilità alla fine saranno avvantaggiati. La continuità è fondamentale.

Gli Invalsi misurano anche il lavoro di un insegnante?

Vede, bisogna uscire da alcune categorie. Tra i professori c’è chi è dell’opinione che questi test siano un metro del proprio lavoro. Altri che invece ne fanno una sorta di boicottaggio morbido, di fatto suggerendo nel corso della prova le risposte. I test invece sono un monitoraggio che dovrebbero permettere ai professori d’intervenire.

Forse quelli del Nord sono quelli che più boicottano, si spiegherebbero così i risultati?

Dipende dai professori…

Sarà uno stereotipo quello dei somari al Sud?

C’è una parte innegabile di pregiudizio e di chiacchiera. Spesso tra le scuole c’è chi ne fa dell’Invalsi una sorta di carta di presentazione. Ma il problema è un altro. Se esiste una differenza è anche vero che esistono al sud eccellenze e una differenza socioeconomica da cui non si può prescindere.

Il Nord più ricco studia di più?

Nel Nord le famiglie sono più disposte a investire sui figli, anche perché possono permetterselo. A partire dal sostegno extrascolastico alle ripetizioni. E poi dalle amministrazioni comunali. E’ risaputo che i comuni del Nord riescono a investire più denaro nelle scuole fornendo gli strumenti, che so, dalle lavagne luminose fino al sostegno dei servizio sociali a tutti quei casi di disagio di apprendimento.

Non dovrebbe essere uguale in tutte le scuole d’Italia?

Il reclutamento dei professori dipende dal ministero, ma poi, per quanto riguarda le strutture , gli edifici e le mense, ebbene, tutto ciò dipende dal comune di appartenenza.

Insomma professore, arrivederci all’anno prossimo…

Gli Invalsi, non devono essere vissuti come un esame che spiega tutto. Ogni classe è una composizione chimica che prescinde dall’insegnante. Servono per calibrare gli elementi…