Nonostante

di Sandro Mattiazzi, 4.6.2012

Nonostante dopo la prima e seconda guerra mondiale la scuola primaria (ex scuola elementare) sia stata quel cemento sociale che ha permesso di sopperire alle arretratezze dei primi decenni del novecento italiano e, successivamente, ha permesso di costituire punto di riferimento dopo le macerie della seconda guerra mondiale, del fascismo, della distruzione sistematica di uno sviluppo culturale-sociale; nonostante la scuola primaria, quindi, abbia permesso alla nazione italiana di riallinearsi con quei paesi che hanno combattuto le ideologie e le aberrazioni del “pensiero” nazista, nonostante tutto ciò la scuola primaria continua ad essere il comparto scuola più vessato, più maltrattato, più svilito della scuola pubblica italiana.

Finalmente dal 1998 è obbligatoria la laurea per insegnare nella scuola primaria, ma la laurea è abilitante mentre per scuola media di primo e secondo grado abilitante non lo è; necessita di corsi abilitanti. E così si ritorna alla differenziazione precedente quando per insegnare alle elementari era sufficiente il diploma magistrale.

Gli insegnanti della primaria lavorano sei ore in più (24) rispetto agli insegnanti delle medie (18) e percepiscono uno stipendio inferiore; ovviamente dal punto dell’inquadramento giuridico gli insegnanti della primaria sono al sesto livello e quelli delle medie al settimo: i livelli ora si chiamano in modo diverso ma si preferisce usare la vecchia terminologia perché ci sembra sia più chiara.

Persino nei trasferimenti (nelle domande di trasferimento intendiamo dire) gli insegnanti elementari sono costretti ad indicare un Circolo che comprende più plessi, talora distanti tra di loro e sarà poi il dirigente di quel Circolo a destinarlo in quale plesso debba insegnare; insomma chi per motivi familiari o di altra urgenza privata deve chiedere un trasferimento può solo sperare nella sorte o nella “magnanimità” del dirigente di turno. Gli insegnanti elementari non hanno nemmeno il diritto di scegliersi il plesso di insegnamento, l’organizzazione della scuola è molto più importante delle loro persone.

Altro punto interessante sono le modalità relazionali con le famiglie: generalmente, per le famiglie, l’insegnante della primaria è un “operatore” a servizio delle famiglie stesse le quali (quale sia il loro livello culturale) sono convinte di poter valutare e “giudicare” scelte didattiche e valutazioni scolastiche; già alle scuole medie cambia il rapporto famiglie-scuola per cambiare radicalmente alle superiori dove voti e bocciature sono “fatti reali” che incidono sulla vita di studenti e familiari.

Per parlare anche di piccoli elementi (ma significativi) è da segnalare che spesso gli insegnanti della primaria non hanno l’aula insegnanti o, se c’è, è usata per tutt’altro; non hanno armadietti dove riporre i propri cappotti giacche ecc. i  quali rimangono esposti agli “assalti” dei bambini.

Nei collegi docenti o altre assemblee collegiali i “docenti” della primaria devono sedersi su sedie per bambini; nemmeno una sedia adeguata è per loro prevista.

Per funzione docente poi, alla scuola primaria, non si sa esattamente cosa si voglia intendere: oltre alle funzioni classiche (correzione compiti per es. e tutte le altre incombenze didattico-valutative) nella scuola primaria si comprendono traslochi tra una aula all’altra (che spesso comprendono trasporto di armadi vari e scatoloni stracolmi) o altre mansioni simili.

E’ utile poi parlare della scuola primaria come terreno di caccia di corsi su qualsiasi argomento; dal teatro alla psicomotricità dal disegno creativo alla danza etnica: migliaia di esperti si propongono poiché, in realtà, gli insegnanti della primaria di nulla sono esperti e per lo Stato Italiano e per l’opinione pubblica. Di fondo, oggi, la scuola primaria serve per collocare i figli fino alla adolescenza in modo che abbiano quelle attenzioni che (generalmente) le famiglie non sono più in grado di dar loro; se poi la scuola primaria è scuola a Tempo Pieno ecco risolto anche il problema del pasto e di metà pomeriggio: poiché questo è da dire: non c’è più il Tempo Pieno (per altro oramai svuotato di senso per i tagli pressoché totali alle compresenze) quel T. P. nato, vogliamo significare, per dare risposte a questioni sociali e culturali di ampio respiro. L’attuale funzione del T. P. è appunto quella di traghettare alla adolescenza gli alunni/bambini/figli delegando agli insegnanti il compito delle quotidianità compreso il momento della mensa (dogma fondativo del Tempo Pieno) nel quale (ma a nessuno interessa) gli insegnanti della primaria sono i soli lavoratori  a svolgere una attività sindacalmente incompatibile; quella di lavorare e contemporaneamente mangiare: situazione di pasto che normalmente avviene anche all’interno delle famiglie ma in quel momento i genitori non stanno certo lavorando e poi sono i genitori e noi invece non lo siamo!

Questi sono solo alcuni neumi a proposito della situazione nella scuola primaria; il fatto è che sarebbe necessario rivoluzionare l’intero impianto. In primis si dovrebbe parificare il comparto agli altri comparti scuola e come orario di lavoro e come retribuzione, ma per ottenere questo dovrebbero essere gli stessi insegnanti della primaria a cambiar mentalità, logica e visione del lavoro.

Dovrebbero, in definitiva, riconsiderare il loro/nostro lavoro che spessissimo è una sorta di ibrida situazione tra attività lavorativa e volontariato. Sarebbe opportuno altresì porre rimedio all’assoluta femminilizzazione della scuola primaria: ci vorrebbe quasi (per assurdo) una obbligatoria quota viola per l’inserimento di insegnanti maschi e questo perché un settore così delicato come quello dell’infanzia ha bisogno di un equilibrato maschile/femminile per insegnare/educare senza esasperazioni e monotematicità.

Bisognerebbe ancora fuggire da facili e pericolosi “sentimentalismi, tenendo sì presenti gli alunni e il loro  sviluppo psico/fisico ma avendo ben chiaro che si sta lavorando e in particolare che si sta lavorando in una attività per la quale vengono richieste agli insegnanti sempre maggiori competenze e disponibilità a fronte di sempre minor riconoscimento e sociale ed economico.

 

Va detto che tutto ciò che è stato scritto attorno allo svilimento della scuola primaria vale (e vale ancor di più) per la scuola dell’infanzia vergognosamente relegata al ruolo di ultima della classe

 

Mestre 4 giugno 2012                                per la GILDA di Venezia

                                                               Ins. Sandro Mattiazzi