L'intervento

Tecnologia in aula

 Pasquale Almirante La Sicilia, 8.1.2012

Ci sono dei processi culturali irreversibili che si possono solo procrastinare nel tempo ma mai impedire che si diffondano e questo sta accadendo con le nuove tecnologie multimediali che, se per un verso stanno lentamente invadendo le nostre abitudini più comuni e la nostra interazione col mondo, dall’altro stentano invece a coinvolgere l’universo della scuola. Cosa che apparentemente è una insanabile contraddizione proprio perché le conoscenze che hanno cambiato la storia, come la scrittura, sono partite dalla scuola, come pure i primi contatti coi libri e con l’altro da sé. Quando infatti si parla con rimpianto dell’antico prestigio di cui godeva il maestro, si dimentica spesso di sottolineare che lui era il titolare quasi unico della cultura e della conoscenza, era fra i pochi a leggere il giornale o ad avere dimestichezza con la matematica e comunque con tutto ciò che con la sapienza aveva a che fare. Spia di quanto diciamo è un famoso libro che riporta le lettere dal fronte della prima guerra mondiale, le quali erano lette e scritte non già dal titolare della missiva ma dai pochi commilitoni che sapevano di lettere.

Una sapienza quasi stregonesca in mano a pochi e mediante la quale costoro si accattivavano la riconoscenza e il rispetto della grande massa analfabeta. Nel terzo millennio assistiamo invece a un quasi capovolgimento di questo antico prestigio, proprio perché l’uso dei mezzi di conoscenza e di sapere, senza neanche accorgercene, è passato, riferendoci all’ambito scolastico, dai vecchi tenutari assoluti della cultura, gli insegnanti, agli alunni che spesso fanno docenza ai docenti delle nuove tecnologie. A parte la conclamata critica sulla età dei nostri professori, che sono i più vecchi d’Europa, e che quindi stentano ad adeguarsi con le astruserie tecnologiche, sembra sia arrivato il tempo che la scuola prenda ufficialmente atto che la didattica, così come finora è stata impostata, debba prendere altre vie e soprattutto deve fare i conti con gli strumenti tecnologici che la scienza ha messo sul mercato. Superato il vecchio Pc, ma in moltissime realtà queste macchine sono ancora insufficienti per tutti, in alcune scuole si stanno sperimentando gli iPad e gli eReader e pare con sensibile successo dovuto, non solo alla curiosità che ispirano, ma anche al totale stravolgimento del modo di insegnare. Tre sembrano i punti principali di forza: i ragazzi sono fortemente motivati perché sono chiamati a sviluppare nuove competenze coi loro abituali mezzi di comunicazione; si sentono docenti perché hanno molto da insegnare ai loro prof.; gli insegnanti sono costretti a nuove avventure e a nuovi modelli valutativi. Va da sé che anche il vecchio dramma della schiena curva sotto il peso dei libri nello zaino cede il posto a un tablet di soli 400 grammi dove tutto l’universo creato e pure quello futuribile è straordinariamente a portata di mano.