Rimandare i TFA per ridefinirne i numeri

Gli ex giovani docenti abilitati Ssis, ancora in cerca di lavoro stabile

Comunicato Stampa del Comitato Precari Liguri della Scuola, 15.4.2012

In questo comunicato il Comitato Precari Liguri della scuola esplicita un problema (numeri per i Tirocini formativi attivi - Tfa non orientati all'assorbimento lavorativo dei futuri abilitati) e si avanza una ragionevole soluzione.

Nel clima di giovanilismo che comprendiamo benissimo perché la scuola ha bisogno di gente giovane che, tuttavia, è stata tagliata dalla terna Gelmini/Tremonti/Brunetta, occorre osservare se ci sia coerenza con quanto affermato essere nelle intenzioni del Governo Monti/Profumo e quanto si va a concretare. Occorre prendere atto degli errori del passato, per evitare di ricadere negli stessi ("errare umanum est, perseverare est diabolicum").

I fatti dimostrano che le Graduatorie ad esaurimento sono oggi in maggioranza occupate dai docenti abilitati Ssis (percorso formativo di 5+2=7 anni), cioè da quei giovani di 10 anni fa che dal 2000 al 2008, per nove cicli e complessivi 180.000 persone circa, hanno frequentato i corsi di specializzazione banditi dalle Università. I numeri dimostrano che ciò che le Università hanno bandito in passato non è mai stato seriamente mediato cogli Uffici scolastici territoriali o potato dal Miur e, quindi, i numeri promossi dalle Università sono stati costruiti in base a logiche interne e non in funzione delle esigenze monitorate dagli uffici scolastici.

Ci si poteva infine aspettare che i numeri dei bandi del Tfa (che implementa il modello di formazione iniziale degli insegnanti 3+2+1=6 anni) maturassero alla luce di questa esperienza e invece sembrano ancora una volta partoriti all'ombra delle esigenze delle Università, di cui questa proposta si vuole tuttavia fare carico. Non si spiegherebbero altrimenti tutti quei posti banditi per disegno tecnico, diritto, tecnologie, storia dell'arte e altre classi di concorso che non trovano spazio concreto di possibile assorbimento in alcuna provincia italiana. Si prospetta un altro decennio, questo è il tempo di reazione legislativo/ministeriale, nel quale i numeri dei bandi saranno ancora dettati dalle esigenze delle Università e non dalla reale disponibilità di posti di lavoro.

La soluzione per salvare capra e cavoli (accettabile speranza di assunzione e sostenibilità didattico/finanziaria da parte delle Università dei corsi banditi) è la seguente:

1) si bandiscano posti per le effettive esigenze dei territori, con un monitoraggio su base nazionale che analizzi le allocazioni geografiche delle Università erogatrici dei titoli in funzione delle esigenze certificate nei territori sui quali le Università medesime insistono. Evidentemente tali numeri dovranno considerare la numerosità e la tipologia degli abilitati presenti nelle Graduatorie ad esaurimento sul territorio.

2) si aggiungano, per quelle classi di concorso bandite, tanti posti "soprannumerari, quanto basta" che garantiscano la sostenibilità del corso da parte dell'Università, consentendo l'accesso a questi posti a persone già iscritte nelle Graduatore ad esaurimento.

In questo modo si otterranno i seguenti effetti:

a) le persone pluriabilitate non ingrosseranno il numero degli aspiranti insegnanti (essendo già iscritte alle Graduatorie ad esaurimento), al contrario saranno più duttili e allocabili/riallocabili secondo le esigenze degli alunni e gli indirizzi da questi richiesti.

b) le Università si garantiranno numeri adeguati alle esigenze organizzative e alla sostenibilità finanziaria dei corsi medesimi.

c) i giovani che si abiliteranno troveranno “davvero” posto di lavoro. Un'assenza di risposta motivata su questo tema e/o comportamenti coerenti conseguenti, sarà giudicata come grave carenza argomentativa e dialettica.

 

Comitato Precari Liguri della Scuola

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