Istruzione

Gelmini non fa scuola

Il ministro dell'Istruzione da Fazio tra bugie e mezze verità.

di Fabio Chiusi Lettera 43, 14.3.2011

Insegnanti sottopagati perché in sovrannumero. Niente tagli, ma «risparmi», dopo dieci anni di spese in aumento. Nessuna discriminazione nei confronti dei disabili. E bonus per i più meritevoli. Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha approfittato del salotto televisivo di Che tempo che fa (leggi l'articolo) per difendere il proprio progetto di scuola pubblica.

BUGIE E MEZZE VERITÀ. Ma non tutte le sue argomentazioni sono solide. Alcune, al contrario, sono semplici bugie. Altre sono posizioni vivacemente contestate da sindacati e opposizione. Il quadro che ne esce è, in ogni caso, profondamente diverso da quello dipinto dal ministro.

La condanna c'è, e anche il ricorso

Tra le bugie spicca quella, clamorosa, sulla condanna subìta dal ministero per discriminazione a seguito della denuncia di 17 genitori ai cui figli disabili erano state ridotte le ore di sostegno fino al 50%. «Il ministero non è stato condannato», ha affermato Gelmini, sollecitata dal conduttore della trasmissione, Fabio Fazio.

«CONDOTTA DISCRIMINATORIA». Eppure un'ordinanza emessa dalla sezione civile del tribunale di Milano il 4 gennaio 2011 a firma del giudice Patrizio Gattari dice il contrario. Più precisamente, il tribunale ha stabilito «la cessazione della condotta discriminatoria mediante il ripristino delle ore di sostegno a ciascun alunno disabile nel precedente anno scolastico». E condannato il ministero a un risarcimento di 2.150 euro per le spese legali sostenute dalle famiglie.

LA MOSSA DEL MINISTERO. A confermarlo l'avvocato Gaetano De Luca, che ha assistito il ricorso per la Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha). De Luca precisa che il ministero ha perfino appellato la decisione del tribunale civile, sede scelta dai genitori per tutelare i propri interessi in luogo del più consueto Tar. L'udienza si è svolta due settimane or sono, e attualmente la Ledha è in attesa della decisione del giudice. «Strano che il ministro neghi la condanna», aggiunge il presidente dell'associazione, Fulvio Santagostini, «visto che ha fatto ricorso. Questa è la prova inconfutabile che in realtà quella sentenza c'è stata, ed è stata molto importante». Ciononostante, «tende a far finta che nulla sia successo».

PRECARI REGOLARIZZATI. E i 3.500 insegnanti di sostegno di ruolo in più sbandierati dal ministro? Si tratta, in realtà, per una buona parte di personale già all'interno scolastico. Di precari regolarizzati, insomma. E in ottemperanza a una legge stabilita addirittura dal governo di Romano Prodi. Una iniezione di organico parziale, dunque, e «ampiamente al di sotto del fabbisogno», conclude Santagostini.

La sperimentazione non decolla

Anche sul bonus di 7 mila euro da assegnare ai docenti più meritevoli non mancano i dubbi. Gelmini in tivù ha parlato di «due sperimentazioni» mirate a debellare la cultura del «sei politico» retaggio, a suo dire, dal 68, e «restituire il prestigio agli insegnanti». Di cui non sarà premiata più soltanto l'anzianità, ma anche la performance.

POCHE ADESIONI. Ma il progetto stenta a decollare. L'adesione volontaria si è registrata infatti in solamente 35 scuole. Che, tra l'altro, sono sparpagliate in tutto il territorio nazionale e non solo «nelle province sperimentali», come afferma a Lettera43.it il segretario della Cgil scuola, Mimmo Pantaleo. «Anche il campione, a questo modo, non ha nessuna affidabilità».

«SI DIMETTA». Anche più duro il giudizio di Marco Campione, responsabile scuola per il Pd lombardo, che non si limita a parlare di «meccanismi molto vaghi» per la sperimentazione: «Per sua stessa ammissione il ministro non usa i soldi per il merito, ma li distribuisce a pioggia per gli scatti di anzianità». E dunque Gelmini «ha fallito nella sua missione per sua stessa ammissione. E in un paese normale, dopo tre anni al governo, si sarebbe già dimessa».

Coi salari il numero di insegnanti non c'entra

Gelmini ha anche affermato che in Italia il numero di insegnanti è superiore rispetto al resto d'Europa. «Siamo perfettamente in media», replica Pantaleo, che precisa come nel computo rientrino, per il nostro Paese, «anche i docenti di sostegno che, per esempio, in Germania sono a carico del sistema sanitario». E gli insegnanti di religione. Ma a prescindere dai numeri, il sindacalista contesta aspramente l'idea che gli stipendi siano in Italia inferiori rispetto alla media dei Paesi industrializzati a causa della quantità di insegnanti.

CONTRATTI BLOCCATI. Del resto, il progetto di diminuirli nel triennio 2009-2011 di 130 mila unità è già in corso. Riduzione a cui si aggiunge quella di 45 mila collaboratori. Ma allora perché gli stipendi non sono già saliti? «Perché il numero non c'entra nulla», argomenta Pantaleo, «gli stipendi non sono saliti perché sono stati bloccati per tre anni i contratti di tutto il pubblico impiego». Senza contare che «per l'ultimo biennio contrattuale, 2008-2009, gli insegnanti hanno percepito metà dell'inflazione reale». Quindi semmai c'è stata «un'ulteriore decurtazione dei salari».

POLEMICA SULLA SPESA STATALE. Da ultimo, servono dei distinguo anche sull'affermazione del ministro che la spesa per la scuola sia aumentata del 30% negli ultimi dieci anni. «Se si considera la spesa complessiva, fatta di trasferimenti statali, interventi delle regioni e degli enti locali allora è vero, un aumento c'è stato», replica Pantaleo, «ma la sola spesa statale è diminuita radicalmente. E ovviamente la capacità di integrarla varia da regione a regione. Alcune del Centro-Sud non sono in grado di farlo».

Secondo i più recenti dati dell'Ocse (settembre 2010), la spesa pubblica italiana per la scuola è pari al 9% di quella complessiva, contro una media del 13% nei Paesi industrializzati. Anche rispetto al Pil, il dato italiano è fermo al 4,5% contro il 5,7%.