c-day in piazza castello

Migliaia in piazza per la Costituzione
Qui per salvare scuola e giustizia"

Tanti Tricolori alla giornata in difesa della nostra Carta
Il messaggio di Fassino: riaffermare la legalità

Maurizio Tropeano La Stampa, 13.3.2011

Torino
«A voi la prostituzione. A noi la Costituzione». I cartelli con i bordi tricolori segnano il confine politico che colora piazza Castello battuta dalla pioggia. Il «noi» sono alcune migliaia di persone, pochi politici che cercano di mettersi in mostra e tanta gente comune, con le bandiere tricolori in mano o sulle spalle che vogliono non solo difendere la Carta ma anche la scuola pubblica e la cultura «che rischiano di scomparire sotto i tagli del governo». Il «voi» prende le forme delle sagome di gommapiuma con il volto di Berlusconi rinchiuso dentro una gabbia di cartone con la scritta «I have a dream» e l’altro accompagnato dal cartello «dimettiti».

Non ci sono bandiere e simboli di partito come richiesto dagli organizzatori. Fa eccezione il gazebo del movimento 5 Stelle. Sventolano invece i tricolori di ogni forma e dimensione, le copie della Costituzione e le fotocopie ingrandite di alcuni articoli appesi al collo. Ci sono lo striscione della resistenza viola, gli interventi della rappresentante torinese del movimento delle agende rosse, come quella di Paolo Borsellino, il magistrato antimafia ucciso a Palermo nel 1992. Ci sono le bandiere delle donne scese in piazza un mese fa e che reggono lo striscione «La Costituzione è garantista dei diritti delle donne».

È una piazza di «parte» perché parteggia per i magistrati che si oppongono alla riforma della giustizia firmata dal ministro Angelino Alfano. È una piazza di «parte» perché contesta la riforma Gelmini, anche se a prendersi la pioggia ci sono pochi rappresentanti del mondo della scuola a partire dagli studenti. E dire che alla manifestazione hanno aderito i sindacati di base e anche la Cgil. C’erano le mamme e i papà del coordinamento dei genitori di Torino preoccupati per i tagli di oltre cinquemila Ata in tutto il Piemonte.

Ci sono e si sentono gli orchestrali del Regio. Gli stessi che in questi giorni hanno animato le strade di Torino con i suoni dei loro strumenti per protestare contro i tagli del governo Berlusconi al Fondo Unico per lo spettacolo. Sono stati loro ad aprire la manifestazione suonando l’inno di Mameli e regalando anche una delle immagini di questa protesta nazionale: le lacrime della corista Laura Lanfranchi: «Piango per la mia patria perché non posso concepire che venga distrutto il patrimonio culturale del nostro paese».

Poi dal palco gli interventi dello storico Angelo D’Orsi, che invoca un nuovo risorgimento italiano, e dell’avvocato Giampaolo Zancan, che mette l’accento su una riforma della giustizia che così com’è concepita non avrebbe mai visto nascere Tangentopoli. Parole intervallate dalla canzone di Gaber sulla libertà che è «partecipazione». Pochi i politici in piazza. C’è l’ex sindaco Diego Novelli, oggi presidente provinciale dell’Anpi. Ci sono i consiglieri regionali Gianna Pentenero (Pd), Andrea Stara (Insieme per Bressi) e Monica Cerutti (Sel). Qualche consigliere comunale Ratazzi, lo stato maggiore di Prc che fa propaganda contro il nucleare.

Piero Fassino, candidato sindaco del centrosinistra, ha mandato un messaggio agli organizzatori del C-day torinese ed ha partecipato al corteo di Roma: «Riaffermare principi di legalità, di democrazia, di rispetto della dignità delle persone è oggi tanto più necessario di fronte ad una destra che non conosce limiti nel destrutturare e nel delegittimare i valori dell’antifascismo e della Costituzione e le Istituzioni della Repubblica».